Author: Juana
• lunedì, novembre 17th, 2008

L’albergo e’ il Chelsea Guest House, a Lambeth. Squallido a vedersi, ma a suo modo soddisfacente. Ha l’aria di una vecchietta malmessa rintanata sotto la sua copertina patchwork: cadente, ma affettuosa.
La stanza e’ piccola, microscopica e minimale, ma pulita. Per una sola notte in singola e’ piu’ che sufficiente.
Pernotto obbligato, il mio. A meno di non volermi ritrovare alle nove di sera con un mazzo di chiavi, due asini morti appresso – le valigie – e una vaga indicazione sull’indirizzo al quale recarmi. Che bell’esordio di convivenza che sarebbe stato… mi sarei presentata di fronte ai miei futuri coinquilini alle undici di sera: etichettata come rompicoglioni ancor prima di dire il mio nome.
Il rumore continuo degli aerei sopra la mia testa mi fa sentire un po’ a Stansted o al Marconi, e la visuale che ho dalla finestra, ovvero la vetrata del McDonald, mi rende partecipe della vita in strada, sul marciapiede a due passi da me.

C’e’ chi dice che i 15 chili previsti dalla Ryaniar per i bagagli in stiva siano pochi. Al contrario, io trovo tale limite stimolante per l’ingegno: la mia matematica, dopo la preparazione delle due valigie, non era piu’ la stessa. Armata di bilancia pesapersone e – addirittura! – di bilancino elettronico, ho scambiato oggetti, sostituito maglie e inserito roba stando attenda al grammo.
Risultato: 15.3 kg per la valigia da stiva, 11.2 per il bagaglio a mano. In entrambi i casi ero fuori, e nel secondo ero fuori di un chilo abbondante. Come rimediare al sicuro annullamento del borsone e al fatto che restavano da infilare ancora un bel po’ di cose indispensabili?
La necessita’ aguzza l’ingegno, si dice. E l’italiano, che dell’aguzzare l’ingegno ha fatto virtu’, non si lascia fermare da certe quisquilie. Io sono italiana, e non mi sono fatta bloccare. Sette canotte, due cinture, maglia, cappotto, sciarpa, cappello e guanti, ecco come sono uscita di casa. Fuori c’erano quindici gradi. Devo essere apparsa come un Babbo Natale d’agosto: fuori luogo. Nelle tasche del cappotto, un intero kit da bagarino napoletano: due caricatori, macchinetta fotografica, due cellulari, fazzoletti di carta e iPod.
Quindici chili di tetto sono pochi, ma ingegnandosi si riesce a farseli bastare – anche se a condizioni discutibili. Con i miei sette strati di nylon, un cappotto dalle tasche tanto piene da sembrare un cosplay di Virginia Woolf, imbacuccata come un eschimese e con due valigie fuori peso, mi sono presentata al check-in. Privata del portatile – 4.7 chili di peso – perfino quella del bagaglio a mano e’ passata senza problemi. E’ bastato reinfilare il portatile un attimo prima del controllo di sicurezza – e del congedo dai miei due custodi del bagaglio in eccesso.

Stansted e’ un po’ un piccolo Gatwick, e anche se non ci sono mai stata scommetto che Heathrow e’, per contro, un grande Gatwick. Gli aeroporti londinesi sembrano fatti con lo stampino e presentano anche il medesimo livello di organizzazione. Impossibile perdersi una volta scesi dall’aereo – a piedi, come una diaspora di turisti confusi, nel bel mezzo della pista – perche’ le indicazioni fioccano.
Previsto per le 15.10, il volo della Ryanair Bologna-Stansted ha salutato l’aeroporto felsineo alle 16. Prima del decollo, un’interminabile ora di coda: attesa per il controllo del biglietto, attesa per l’arrivo dell’aereo, attesa per la discesa dei precedenti viaggiatori dall’aereo, attesa per sistemarsi in aereo. Una volta seduti, la classica procedura di safety teaching – uscite di sicurezza, cinture, giubbotto di salvataggio – di quelle che suscitano reazioni che possono andare dall’annoiato (da parte di chi le vede troppo spesso) allo scaramantico (da parte di chi, incurante della numerosa compagnia, fa scattare le mani verso i gioielli di famiglia).
Il vero punto di forza di Ryanair sono i suoi voli sicuri a costi ridotti a scapito di qualche piccolo taglio come il pasto a bordo, lo scarso peso delle valigie, l’assenza di posti assegnati, i sedili da gnomo, l’assenza di navetta verso l’aereo, la poliedricita’ degli assistenti di volo, che un attimo prima sono li’ a staccare biglietti e l’attimo dopo, ad aereo svuotato, si armano di spolverino e lo ripuliscono.
Anche la restituzione obbligatoria di riviste e menu’ dati ai viaggiatori fa parte di questa politica del taglio dei costi. Tuttavia, mentre mi ritrovavo a coprire a piedi il chilometro e mezzo dalla stazione di Stockwell all’hotel, trascinandomi dietro quei sempre piu’ pesanti dieci chili di sacca a spalla, mi sono seriamente chiesta quanto non convenga usare la British Airways in viaggi che vanno oltre i classici tre giorni di villeggiatura. I 45 euro inizialmente richiesti da Ryanair per il biglietto si sono trasformati, a transazione ultimata, in 65.50: solo 24 euro in meno della compagnia britannica.
Questa cifra mi e’ costata una schiena a pezzi, una milza distrutta, una spalla spezzata, mani arrossate, piedi doloranti e l’aver dovuto lasciare a casa oggetti che saro’ costretta a ricomprare, spendendo ben oltre quei miseri 24 euro. Ma, come si suol dire, serve per provare. Ho provato e ho capito che, a meno di grosse differenze, il prossimo viaggio lo faro’ comodamente seduta al posto che ho prenotato da casa mediante check-in online, gustandomi il mio panino alla pancetta marcato BA sprofondata su un sedile migliore della sdraio imbottita firmata Ryanair.

L’organizzazione dei trasporti britannici a volte sa essere maniacale, e il bus che da Stansted deposita i viaggiatori alla Victoria Coach Station non e’ da meno. Economico (solo 9£ per l’andata, 14£ andata e ritorno), comodo, nuovo e puntuale come un orologio svizzero: alle 18 avviava i motori e alle 19.17 arrivava alla stazione londinese, con due soli minuti di ritardo rispetto all’orario previsto.
Un viaggio piacevole, benche’ dal paesaggio celato a causa del buio. Intorno, lungo la M25, le migliaia e migliaia di macchine in coda in uscita dalla capitale.
Non in pochi in quel momento devono aver ringraziato di stare viaggiando su un autobus diretto proprio nel posto da cui tutti gli altri se ne stavano andando.

Category: Valigie&Affini
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