C’e’ una cosa che accomuna tutti gli italiani che vivono e lavorano all’estero: lo sguardo. Che venga posta da un cliente mentre si serve ad un tavolo, da un nuovo collega o da una persona incontrata per caso, la domanda “Sei italiano?” e’ sempre seguita da un sì accompagnato da uno sguardo misto tra languore, nostalgia e affetto. Il sorriso che si sfodera in quei casi e’ dolce, tenero. Si e’ fuggiti dall’Italia per cercare altrove cio’ che l’Italia non poteva o non voleva dare, eppure non si puo’ fare a meno di parlarne come si parlerebbe di un genitore lontano.
Meno traumatica – emotivamente parlando – e’ la domanda “da dove vieni?”. Abituata a vivere lontana dalla mia citta’ natale, non trovo difficolta’ a parlarne liberamente con chi desidera informazioni in merito. Sette anni di vita fuori casa sono stati sufficienti a formare su di me uno spesso strato di autodifesa contro attacchi di nostalgia verso San Benedetto, la sua spiaggia e le sue strade.
Quando in Italia una famiglia va al ristorante, generalmente ci va al completo. Mamma, papa’ e pargoli siedono allo stesso tavolo ed e’ insieme che consumano il loro pranzo o la loro cena. A Londra, invece, vedere mamme sole con bambini al seguito o papa’ soli con neonati appesi al collo non e’ raro. Anzi, e’ molto piu’ frequente del vedere famiglie complete: con i ritmi di vita e di lavoro richiesti da una citta’ simile, e’ quasi impossibile che moglie e marito riescano a far coincidere i propri turni.
I papa’ sono uno spettacolo impagabile. Affettuosi come non mai, vezzeggiano e coccolano i figli, visibilmente felici di quella serata intima, di quel tete-à-tete. Bevono succo di frutta, proprio come i loro figli, al massimo mezza pinta di birra. A fine pasto ordinano per la prole dolci costosi quanto l’intera cena e al momento di andarsene controllano con premura che sciarpa, cappellino e guanti siano tutti al loro posto.
Diversa e’ la situazione delle mamme. Arrivano in due, con relativi figli al seguito, ordinano litri di vino e passano la serata a parlare tra di loro senza curarsi affatto della progenie. Proprio stasera ho portato ad un tavolo con due donne e una bambina un litro di bianco, un litro di rosso, due bicchieri di spumante e due mezze pinte di birra. Anche se fosse stata semplice acqua mi sarei chiesta come potessero riuscire a bere una quantita’ tanto incredibile di liquidi. La cosa stupefacente e’ che, al momento di andarsene, si sono alzate senza battere ciglio e hanno raggiunto la porta senza barcollare.
Altre volte capita di incappare in donne palesemente intolleranti all’alcool. Ne bevono a fiumi, ma poi non riescono neppure a sgusciare fuori dalla panca. Ridendo come pazze della loro instabilita’, lanciano al figlioletto di appena dieci anni occhiate divertite, mentre con la mano protesa tastano in direzione della porta delle toilette – che si trova ad almeno cinque metri dal punto in cui sono loro.
Sono scene stomachevoli. E’ scioccante vedere come, in simili casi, i figli non battano ciglio di fronte allo stato delle loro madri. Ancora piu’ scioccante e’ scoprire, quando si alzano e tentano di raggiungere a loro volta la toilette, che sono perfino piu’ ubriachi delle loro genitrici.
Ad un rapido calcolo – e se la memoria non mi inganna – direi di aver iniziato a mangiare patatine fritte e cotolette alla milanese a cinque o sei anni d’eta’. Che sia stato per un avviso di un pediatra troppo zelante o per semplice cautela, non importa: prima della scuola elementare io non sapevo neppure cosa fosse il cibo fritto. Idem per le spezie forti come pepe e peperoncino: non mi piacevano.
Ho visto bimbi di tre anni buttare giu’ pizze al salame piccante come se fossero focacce e bebe’ quasi senza denti masticare patate fritte cosparse di un abbondante strato di ketchup. La scena non mi ha scioccata poiche’ in Italia ho visto di peggio: in un qualunque McDonald bolognese puo’ capitare di vedere un bebe’ infilato in un seggiolone al quale la mamma sta somministrando una micidiale dose di patatine strafritte e nuggets. Un comportamento del genere dovrebbe essere etichettato come reato, se non addirittura come tentato omicidio. Chissa’ se la McDonald decidera’, dopo l’Happy Meal, di sfornare qualche altro menu’ dedicato ai piu’ piccoli, magari infilando un McOmogeneizzato al posto del classico toast.

Commenti recenti