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Author: Juana
• lunedì, dicembre 08th, 2008

L’importante e’ tentare. Questa e’ la mia filosofia, ultimamente.
Lasciato il lavoro a Islington, mi sono subito messa in moto per trovarne un altro piu’ remunerativo – non e’ che ci voglia poi molto – e gratificante. Grazie ai validi suggerimenti della mia mitica compagna di casa mi sono diretta a Knightsbridge, al Café Montpeliano. Manager italiani, camerieri italiani o che parlano italiano, a due passi da Harrod’s: in teoria, il luogo ideale per riprendersi dal posto per le masse nel quale ero stata fino a ieri sera.

Stamattina alle 8.45 ero li’, con quindici minuti di anticipo. Non avevo proprio la divisa perfetta da loro richiesta – pantaloni neri, scarpe nere, camicia bianca a maniche lunghe e cravatta nera – ma avrei dovuto solo fare una prova di un paio d’ore e la mia camicia rose’ non sarebbe stata un problema. O, almeno, questo era quello che pensavo. Per essere finalmente in linea con l’abbigliamento richiesto dal locale – anche se, insisto, ero solo in prova e avrebbero potuto anche decidere di non prendermi – ho impiegato due ore e mezzo e due viaggi alla volta di Primark, in Oxford Street.
L’inizio non e’ stato difficile anche se, trattandosi di un bar, ha richiesto l’apprendimento di molte nozioni a me del tutto sconosciute – come la preparazione dei tavoli per il breakfast o delle cruditées per il lunch. Lo spazio ristretto nel quale erano stipati i venti tavolini tondi rendeva difficile l’apparecchiarli senza far volare forchette e coltelli fuori dal piattino – perche’ non si puo’ tenerli in mano ne’ dentro un tovagliolo – ma sono riuscita ad eseguire le richieste senza fare alcun danno. Poi e’ arrivata l’una. Una fila di persone si e’ riversata all’interno del locale, i venti tavolini si sono riempiti e il bancone dei panini e’ stato preso d’assalto da una folla ansiosa di ordinare il proprio take-away. In poco tempo quella che gia’ prima era stata una sala stretta si e’ trasformata in una trappola per inesperti – io, in questo caso.
Con quattro colleghi piu’ il manager a gestire ordini e piatti da portare ai tavoli e con la mia confusione alla vista di quella ressa e di mansioni a me sconosciute, mi sono ritrovata presto a scansarmi da una parte all’altra per non essere d’intralcio ne’ agli altri camerieri, ne’ ai clienti. Con tre sole ore di sonno sulle spalle – dovute, proprio come le notti precedenti, ad un tardo rientro a casa per via dell’altro lavoro – e una corsa incredibile di due ore per andare a comprare la divisa, quel caos ha fatto presto a trasformare la mia confusione in capogiri. Inoltre, la mia completa inesperienza in fatto di vassoi colmi di teiere e bevande da bar ha messo seriamente in pericolo i vestiti di quelli ai quali di volta in volta portavo da bere. Insomma, poco prima delle due ho ringraziato il manager per la disponibilita’ e la gentilezza e gli ho detto che rifiutavo quel posto. Ho preferito essere sincera e non arrischiarmi ad imparare un lavoro a me decisamente congeniale – continuare a portare quei vassoi cosi’ pesanti a rischio e pericolo dei clienti non sarebbe stato il massimo – solo per la paga. Fino a ieri portavo piatti con le pizze e stamattina mi sono ritrovata a cercare di non rovesciare bevande bollenti in testa a qualcuno: il manager mi ha capita e mi ha lasciata andare.

Ora dovro’ proseguire nel mio giro, la lista di locali in mio possesso e’ lunga. Possibilmente cerchero’ un locale che non richieda papillon e gilet e in cui non ci sia anche il bar.

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