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Author: Juana
• mercoledì, dicembre 17th, 2008

In Italia superare la barriera delle casse in un supermercato e’ un po’ come sottoporsi al controllo di sicurezza dell’aeroporto: tra allarmi nella merce, sensori, cassieri attenti e vigilantes sembra quasi di trovarsi a fare la spesa ad Alcatraz. Se mettessero anche un metal detector per i clienti in ingresso sarebbe perfetto.
A Londra tutto questo non esiste. La barriera delle casse e’ solo il punto in cui fermarsi a pagare cio’ che si ha nel carrello, e non si deve superare la molteplicita’ di sensori tanto cari ai negozi italiani. Da Sainsbury’s, ad esempio, ceste colme di merce a volte anche costosa si trovano a ridosso delle porte d’uscita, oltre la barriera delle casse. Questo significa che qualunque disonesto potrebbe, uscendo, infilare qualunque prodotto nei sacchetti colmi di spesa gia’ pagata. E’ un’evenienza neppure troppo impossibile, specie in una citta’ tanto variegata come questa e sicuramente piu’ soggetta ai furti di una qualunque metropoli italiana, ma non se ne curano. Da HMV – una catena di negozi di dischi, cd, dvd e articoli musicali – si puo’ pagare il proprio acquisto al piano superiore e uscire dal pianterreno tenendolo in mano, bene in vista, mentre si attraversano scaffali con centinaia di altri cd. Nessuno ti rincorrera’ mai chiedendoti se quel disco lo hai gia’ pagato oppure no: si parte dal presupposto che tu lo abbia fatto. Se non lo hai fatto, pazienza. I sensori, che pure sovrastano tutte le uscite del negozio, sono di scarsa utilita’: all’interno delle confezioni, infatti, spesso non c’e’ alcun allarme.

All’ingresso del Natural History Museum, dello Science Museum, della National Gallery e di qualunque altro museo con un discreto afflusso di visitatori compare un cartello: per favore, sottoporsi al controllo di borse e zaini. Oltre i portoni d’ingresso, scrivanie al di la’ delle quali addetti dall’aria seria e professionale armati di torcia smistano con discrezione il contenuto del bagaglio. A volte basta aprire la propria sacca da soli e fare un elenco del contenuto per riuscire ad andarsene senza che l’addetto abbia neppure lontanamente controllato di persona che quanto dettogli corrispondesse a verita’.
Questi controlli, della durata massima di venti secondi, riescono a tranquillizzare le masse e ad essere totalmente inutili. Se sotto la felpa che io ho detto di avere nello zaino, felpa vista e osservata dal controllore, io avessi una bomba o un’arma da fuoco nessuno se ne accorgerebbe finche’ non la userei. Non ci sono metal detector al di la’ di tali tavoli, infatti. Negli zaini, sotto la zavorra, potrebbe teoricamente esserci di tutto. Anche nei musei, come nei supermercati, si parte dal presupposto che tutto andra’ bene. Se non dovesse andar bene ci penseranno i vari London Paper e Metro a diffondere la notizia.