A volte si e’ talmente abituati a criticare l’Italia e le sue complicazioni che non ci si sofferma affatto a pensare all’ipotesi che fuori potrebbe essere peggio.
12 dicembre 2008, telefonata per richiedere l’attivazione di una linea adsl. Assicurati cinque giorni lavorativi per la ricezione della lettera, la spedizione del router adsl e l’attivazione della connessione.
20 dicembre 2008: arrivano router e lettera. Nella lettera, la data a partire dalla quale la linea adsl sara’ attiva: 5 gennaio 2009. Due intere settimane per mettere in funzione un servizio richiesto all’inizio del mese… wow.
A volte la presunzione dei madrelingua inglesi mette a dura prova la pazienza dei non autoctoni. Una conversazione telefonica e’ quanto di piu’ complesso possa esistere nel campo della comprensione orale, specie se la qualita’ dell’audio non e’ eccelsa e porta ritardi o rumori di fondo. Ne consegue una difficoltosa interazione, punteggiata da diversi “sorry?”, infiniti “excuse-me, “could you please repeat it again?” e “may I ask you to speak slowly?”. Non sempre la gentile richiesta viene accolta. Dall’altra parte la risposta arriva sotto forma di raffiche verbali ancora piu’ incomprensibili delle precedenti. Altre volte la controparte sceglie di trattarti come un cerebroleso e inizia a parlare scandendo le parole una ad una . In quest’ultimo caso non puoi fare a meno di sentirti un deficiente, ma almeno capisci cosa ti viene detto dalla prima all’ultima parola. La conversazione si chiude inevitabilmente con uno scambio di ringraziamenti che, misteriosamente, dall’altra parte suonano tanto di presa in giro.
Si parte dal presupposto che tutti capiscano perfettamente l’inglese. Presupposto un po’ presuntuoso, in una citta’ con milioni di stranieri. Alla prima richiesta di ripetere di solito sorridono, assentiscono e dicono di nuovo la frase. Dalla seconda in poi la pazienza inizia a vacillare. Viene da chiedersi se si rendano conto, a volte, di parlare come un radiocronista sportivo.

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