Archive for ◊ dicembre, 2008 ◊

Author: Juana
• venerdì, dicembre 19th, 2008

Qualcuno si e’ mai interrogato sul motivo per cui nelle vie piu’ importanti i numeri civici sono praticamente assenti? Oxford Street, lunga due chilometri e farcita di migliaia di ingressi, conta a malapena un centinaio di numeri civici: troppo pochi per permettere a chi ne ha bisogno di ritrovare il posto che sta cercando. E, naturalmente, quando se ne incontra uno, dopo chilometri di marcia, si scopre di essere dalla parte opposta.

Author: Juana
• giovedì, dicembre 18th, 2008

[...]La città un film straniero senza sottotitoli
una pentola che cuoce pezzi di dialoghi
come stai quanto costa che ore sono
che succede che si dice chi ci crede
e allora ci si vede
ci si sente soli dalla parte del bersaglio
e diventi un appestato quando fai uno sbaglio
un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te
ma ti guardi intorno e invece non c’è niente
un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che
hanno ancora il coraggio di innamorarsi
e una musica che pompa sangue nelle vene
e che fa venire voglia di svegliarsi e di alzarsi
smettere di lamentarsi
che l’unico pericolo che senti veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
di non riuscire più a sentire niente
il battito di un cuore dentro al petto
la passione che fa crescere un progetto
l’appetito la sete l’evoluzione in atto
l’energia che si scatena in un contatto

io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che nn sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango

Fango, Jovanotti

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Grazie ad Alex per avermi fatto conoscere questa canzone. La prossima volta che finiro’ all’incrocio tra Regent Street e Oxford Circus cerchero’ di immortalare anch’io uno di quei cartelli con un milione di indicazioni che portano ovunque e da nessuna parte…
Ogni tanto, inoltre, canticchio anche questo ritornello:

I just got lost
Every river that I’ve tried to cross
And every door I ever tried was locked
Ooh-Oh, And I’m just waiting till the shine wears off

‘Lost!’ – Coldplay

Addendum del 9.01.09:
* Cartelli in Victoria Street

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Author: Juana
• mercoledì, dicembre 17th, 2008

In Italia superare la barriera delle casse in un supermercato e’ un po’ come sottoporsi al controllo di sicurezza dell’aeroporto: tra allarmi nella merce, sensori, cassieri attenti e vigilantes sembra quasi di trovarsi a fare la spesa ad Alcatraz. Se mettessero anche un metal detector per i clienti in ingresso sarebbe perfetto.
A Londra tutto questo non esiste. La barriera delle casse e’ solo il punto in cui fermarsi a pagare cio’ che si ha nel carrello, e non si deve superare la molteplicita’ di sensori tanto cari ai negozi italiani. Da Sainsbury’s, ad esempio, ceste colme di merce a volte anche costosa si trovano a ridosso delle porte d’uscita, oltre la barriera delle casse. Questo significa che qualunque disonesto potrebbe, uscendo, infilare qualunque prodotto nei sacchetti colmi di spesa gia’ pagata. E’ un’evenienza neppure troppo impossibile, specie in una citta’ tanto variegata come questa e sicuramente piu’ soggetta ai furti di una qualunque metropoli italiana, ma non se ne curano. Da HMV – una catena di negozi di dischi, cd, dvd e articoli musicali – si puo’ pagare il proprio acquisto al piano superiore e uscire dal pianterreno tenendolo in mano, bene in vista, mentre si attraversano scaffali con centinaia di altri cd. Nessuno ti rincorrera’ mai chiedendoti se quel disco lo hai gia’ pagato oppure no: si parte dal presupposto che tu lo abbia fatto. Se non lo hai fatto, pazienza. I sensori, che pure sovrastano tutte le uscite del negozio, sono di scarsa utilita’: all’interno delle confezioni, infatti, spesso non c’e’ alcun allarme.

All’ingresso del Natural History Museum, dello Science Museum, della National Gallery e di qualunque altro museo con un discreto afflusso di visitatori compare un cartello: per favore, sottoporsi al controllo di borse e zaini. Oltre i portoni d’ingresso, scrivanie al di la’ delle quali addetti dall’aria seria e professionale armati di torcia smistano con discrezione il contenuto del bagaglio. A volte basta aprire la propria sacca da soli e fare un elenco del contenuto per riuscire ad andarsene senza che l’addetto abbia neppure lontanamente controllato di persona che quanto dettogli corrispondesse a verita’.
Questi controlli, della durata massima di venti secondi, riescono a tranquillizzare le masse e ad essere totalmente inutili. Se sotto la felpa che io ho detto di avere nello zaino, felpa vista e osservata dal controllore, io avessi una bomba o un’arma da fuoco nessuno se ne accorgerebbe finche’ non la userei. Non ci sono metal detector al di la’ di tali tavoli, infatti. Negli zaini, sotto la zavorra, potrebbe teoricamente esserci di tutto. Anche nei musei, come nei supermercati, si parte dal presupposto che tutto andra’ bene. Se non dovesse andar bene ci penseranno i vari London Paper e Metro a diffondere la notizia.