Archive for ◊ dicembre, 2008 ◊

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• lunedì, dicembre 15th, 2008

Il Natale bolognese e’ caratterizzato dalle classiche torri illuminate, da via Rizzoli e Ugo Bassi in festa, da vetrine che vomitano rosso da ogni angolo e da gente affannata che corre da un centro commerciale all’altro nel terrore di non riuscire a trovare cio’ di cui ha bisogno in tempo per il 25. Una paura giustificata, questa, visto che ogni anno il momento dell’esposizione di alberelli, palle e presepi viene anticipato, anticipando anche la famosa corsa ai regali.
Lo spettacolo al quale si puo’ assistere in un qualunque ipermercato italiano a ridosso della settimana festiva e’ nauseante e divertente insieme. Gli italiani, che tengono al Natale quasi piu’ che al proprio anniversario, nascondono la loro frenesia per gli acquisti dietro la necessita’ di comprare i regali di rito. Poco importa se per acquistarli danno fondo ai risparmi di sei mesi o se quelli che dovrebbero essere nient’altro che pensieri diventano alla cassa tv lcd da migliaia d’euro o gioielli da altrettanti soldoni.
Pensavo che il cinismo al quale ho assistito negli ultimi anni sia a Bologna che altrove fosse il massimo del menefreghismo natalizio possibile. Ho dovuto trasferirmi a Londra per capire che quanto accade in Italia e’ nulla in confronto a quanto accade qui. Ci sono gli addobbi, certo, ci sono le vie illuminate a festa, vero, ma dietro questa bellissima e variopinta facciata non si percepisce nulla, non si puo’ fare a meno di sentire un vuoto. Natale qui e’ solo l’appellativo di un periodo in cui ci sono tonnellate di sterline che escono da un lato e tonnellate di sterline che entrano dall’altro. I modi per invogliare i clienti, specie in un periodo di forte crisi come questo, sono diversi. I commessi dei negozi mettono la propria dignita’ nell’armadietto sul retro per tutta la durata delle festivita’ e si lanciano in vere e proprie sfide a chi ne convince di piu’. E’ in questo spirito di competizione, in questa gara al “cattura piu’ fessi che puoi” che sbocciano divise rosse, campanelli e cappellini. Indossano cappellini col pelo bianco perfino i distributori di giornali. I loro, pero’, sono viola e gialli, i colori delle testate che danno loro da mangiare.

Le melodie natalizie che fuoriescono violente dai posti piu’ impensabili – come KFC o Foot Locker – riescono solo ad amplificare la sensazione che qualcosa stoni. Un richiamo per polli, un modo di invogliare la gente alla spesa facendo leva sull’emozione che solo questo periodo riesce a suscitare.
Tutte le decorazioni, le vetrine addobbate, la neve finta, i Babbo Natale disposti nelle posizioni piu’ assurde sembrano paccottiglia buttata fuori da magazzini e scantinati nel momento e nel posto sbagliato. Un abete natalizio issato nel mezzo di una spiaggia riminese il giorno di Ferragosto farebbe lo stesso effetto. La frenesia, gli spintoni, i gridolini eccitati alla vista di questo o quel negozio, la montagna di soldi spesi, nulla di tutto cio’ lascia intuire che sia Natale. Piu’ che altro lascia intuire di essere circondati da una manica di idioti. Con una crisi come quella in atto, venire fin qui e giocarsi la tredicesima ancora da prendere in quintali di vestiti e scarpe di seconda scelta – e avere poi seri problemi economici allo scoccare di gennaio – non puo’ essere etichettato che come stupidita’.

L’alberello di un metro dai rametti raggrinziti se ne sta in un angolo del corridoio, instabile. La quantita’ di decorazioni appese alle sue gracili braccine lo ravviva un po’, senza tuttavia abbellirlo. Per entrare in camera c’e’ bisogno di svicolarlo, stando bene attenti a non urtarlo e mettere cosi’ alla prova il suo equilibrio inesistente. Intorno alle porte, in un unico serpentone, le mini lucciole bianche si accendono e spengono ad un ritmo psichedelico, illuminando il microscopico presepe – una capannina in ceramica con la Sacra Famiglia, nient’altro – posizionato nell’unico spazio libero: accanto al telefono. Visto mai che qualcuno voglia fare gli auguri di buon compleanno a Gesu’ Bambino…
Per quattro festivita’ e’ stato questo l’assetto natalizio della mia vecchia casa. Quest’anno avrei avuto molto piu’ spazio e una sala nella quale costruire un albero finalmente degno di tale nome, ma non ci sara’ nessun abete e le lucine psichedeliche resteranno in garage, chiuse nel loro scatolone.
La tristezza di quei tetti in legno senza decorazioni, pero’, non puo’ essere paragonabile alla tristezza della casa nella quale saro’ costretta a passare il 25 dicembre. Gli universitari, a volte, mettono su un alberello spelacchiato in cucina o nelle proprie camere, come feci anche io a mio tempo. Tuttavia, il non essere piu’ studente e il sapere che a quell’alberello spelacchiato in camera non seguira’ nessun ritorno a casa e nessun cenone mi invita a non tentare neppure di far entrare qualcosa di rosso o verde in casa. Se nessun Babbo Natale ammicca dalla porta, la prossima settimana sara’ una settimana come tutte le altre, complice il pesante consumismo ravvisabile in strada.
A ogni modo, la mia decisione di non festeggiare il Natale non deve coinvolgere anche gli altri. Lascero’ al topolino che abbiamo in bagno una mini-calza rossa con qualche pezzetto di formaggio. Chissa’ se gradira’ e se, per riconoscenza, decidera’ magari di abbandonare finalmente la nostra caldaia.

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• domenica, dicembre 14th, 2008

Sono finalmente riuscita a pubblicare gli articoli dal 22 novembre ad oggi. Alcuni ancora mancano, causa loro mancata correzione, ma tutti gli altri sono ora al loro posto. Ho dovuto comprare un cd riscrivibile e infilarli in esso per riuscire a metterli online. La connessione Internet in casa, ovviamente, ancora non c’e’ e chissa’ quando arrivera’. Sono piuttosto scettica quando mi imbatto in rinvii continui come e’ accaduto per questa benedetta adsl.
Anyway, io continuero’ a scrivere post. Nella speranza, beninteso, di non dover attendere un altro mese per pubblicarli!

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• venerdì, dicembre 12th, 2008

Vista l’assidua presenza di pubblicita’ inerenti lo sbiancamento dei denti e generico dental care sui giornali, devo forse dedurre che gli inglesi hanno seri problemi con la propria bocca?