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Author: Juana
• giovedì, gennaio 08th, 2009

Dopo settimane di temperatura sotto lo zero, svegliarsi una mattina con cinque gradi regala la sensazione di trovarsi ai tropici. La sciarpa, fino a ventiquattro ore prima insufficiente, diventa all’improvviso una stufa avviluppata intorno al collo e i guanti, di per se’ un impiccio, superflui.
Sulle strade e sulle auto il ghiaccio scompare minuto dopo minuto. Alle dieci cio’ che resta dello scenario apocalittico da inversione della Corrente del Golfo e’ un po’ d’umidita’ sull’asfalto e qualche pozza d’acqua qui e la’.
Nelle metro, dove la temperatura e’ sempre molto piu’ alta, il clima e’ malsano. Basta scendere poche rampe di scale per avere la sensazione di aver fatto il proprio ingresso in una sauna su binari. Esattamente come il clima esterno, anche la Tube risponde prontamente al repentino cambio di temperatura.

Trovarsi in strada con sei gradi centigradi dopo essere vissuti per giorni con una temperatura quotidiana di -2 e’ ritemprante. Nonostante da bocca e naso continuino ad uscire corpose nuvole di vapore, ci si sente meravigliosamente bene, come se fosse primavera. L’aria, frizzante, viene percepita dalla pelle alla stregua di un tiepido venticello di aprile.
Un simile stato di benessere – accompagnato da un sole che si fa largo a spallate tra nuvole e foschia – induce a tentare delle pazzie. Portatile in borsa, batteria carica, Oyster in mano, fermata Lancaster Gate: Hyde Park. In caso di pioggia o di estremo freddo la soluzione alternativa piu’ immediata sarebbe uno dei due bar all’interno di Waterstone’s in Piccadilly, ma non oggi.
Nelle Fountains, solo qualche turista di passaggio e una manciata di pennuti infreddoliti intenti a rompere il ghiaccio, ora sottile, presente all’interno delle fontane. Le panchine sono tutte vuote, a disposizione di chiunque: uno studio perfetto, per una che a casa e’ costretta a lavorare seduta a terra.
Il rumore delle fontane copre il caos del traffico in Bayswater e concilia l’attenzione e l’immersione in cio’ che c’e’ da fare. Aiuto non indifferente arriva dall’ambiente circostante: non capita tutti i giorni di lavorare su qualcosa proprio nel luogo in cui e’ ambientato.
Il lusso di poter lavorare con il portatile stando seduta sembra troppo grande per essere vero. La presenza delle toilette pubbliche a qualche decina di metri sembra addirittura un premio insperato. Uno studio all’aria aperta illuminato dai raggi obliqui di un sole invernale e animato di tanto in tanto dallo starnazzare indispettito di qualche anatra.
Solo due fattori interromperanno il diligente lavoro dell’Hyde Park office: batteria in esaurimento e avanzare del pomeriggio, con conseguente abbassamento di luce e temperatura.
Finche’ ci sono carica e sole, pero’, voglio andare avanti.