Author: Juana
• mercoledì, gennaio 14th, 2009


Because change happenZ, recita lo slogan della Zurich.
And madnesses too!, aggiungo io.

Queste frasi mi frullano per la mente tutto il tempo mentre ripenso alla mia mattinata di oggi.
Ore 13. Dopo un infinito viaggio in metro da Walthamstow ad Elephant&Castle e un altrettanto infinito viaggio in bus da Elephant&Castle a New Cross Gate, faccio il mio ingresso nel Richard Hoggart Building: l’edificio principale della Goldsmiths University of London.
Spedita, varco la triplice porta a vetri, facendomi largo tra la fila di studenti in pausa pranzo, e sicura mi dirigo verso il corridoio di sinistra, dove c’e’ l’Admissions Office. Scopo: chiedere di persona informazioni su eventuali corsi serali per laureati stranieri.
L’aria che si respira nella zona ovest del Richard Hoggart e’ quieta e pacifica. Il corridoio nel quale mi dirigo e’ deserto, al contrario del suo gemello della zona est. L’Admissions Office, di conseguenza, e’ un’assordante oasi di silenzio dove il mio colpetto al campanello diventa un boato.
L’addetto che accorre composto al mio suonare e’ alto, dall’aria intellettuale e incredibilmente smunto. Sembra sia stato messo sottovuoto. Alla mia richiesta di informazioni mi porge una Bibbia – un opuscolo in formato A4 da almeno 200 pagine – e mi fornisce alcune indicazioni. Informazioni che si perdono nel mormorio indistinto della sua voce malinconica dalla pronuncia a stento comprensibile. Prendo il mio mattone, pardon, la mia guida ai corsi, ringrazio e me ne vado.

La mia sortita alla Goldsmiths di stamattina e’ stata dettata da pura curiosita’. Ero gia’ stata li’ un anno e mezzo fa, quando avevo voluto vedere da vicino l’equivalente del mio dipartimento di Scienze della Comunicazione, ed ero gia’ stata all’Admissions Office per chiedere informazioni sul campus e sui corsi specialistici. Nel giugno del 2007 tutto cio’ che riuscii a vedere – a causa del severo regolamento che vieta agli estranei di girare per i corridoi – fu l’Ufficio Ammissioni. La totale assenza di ragazzi dovuta alla pausa estiva non permise quello che invece stamattina ho fatto: mescolarmi tra gli studenti. E’ stata una decisione di un attimo: arrivata di fronte alla Great Hall anziche’ imboccare la porta d’uscita come avrei dovuto fare sono andata oltre.
Con un opuscolo sottobraccio, l’aria disinvolta – o faccia tosta di chi finge di non star facendo nulla di sbagliato – e un’eta’ apparente di 21/22 anni – fatto che letteralmente mi perseguita, qui – sono riuscita a confondermi alla perfezione col flusso di studenti diretto al corridoio est.
Credo di aver avuto un sorrisino beota e gli occhi accesi per tutto il tempo in cui ho percorso l’infinito tunnel d’accesso alle aule. Mi sentivo come un bimbo alla sua prima volta a Disneyland, e chi mi conosce sa perche’. Era come se capissi finalmente appieno l’esperienza di Rachel. Al di la’ dell’entusiasmo, pero’, non riuscivo proprio a capacitarmi di essere stata talmente sfrontata da aver imboccato quel corridoio e di stare ora girovagando per sale e aule come se fossi una studentessa abilitata. Il ragazzo dietro il tavolo del Media Equipment Centre, una sorta di piccolo magazzino piazzato nel mezzo del corridoio, mi ha guardata interrogativo quando ho adocchiato con curiosita’ quella stanza piena di scaffali e apparecchiature tecnologiche.
Benche’ il Richard Hoggart sia, insieme alla Warmington Tower e al Ben Pimlott Building, l’edificio piu’ grande della Goldsmiths, sapevo dove andare. Settimane di studio esclusivamente su questa universita’ mi hanno aiutata ad imprimermi la mappa del campus in mente in maniera indelebile. Non ho mai corso il rischio di perdermi, insomma.

La mia traversata del corridoio chilometrico e’ finita con l’arrivo alla porta sul lato opposto, la porta d’accesso all’esterno e al Green College. Il vasto prato, piu’ verde che mai, era deserto.
Una panchina in un angolo e’ divenuta il mio tavolo da pranzo. Il solito panino home-made e’ stato guardato con bramosia dagli studenti di ritorno dall’ultima lezione prima della pausa.
Ho assaporato tranquilla quella pace e quel panorama. Come studentessa avrei senza dubbio collegato quegli edifici ad esami e progetti, ma come esterna ho avuto il privilegio di godermi la visita senza ansie e senza pensieri.

La Goldsmiths University of London e’ una microcitta’ nella citta’. Ad edifici di ogni dimensione in cui trovano asilo aule, laboratori, sale ricreative e club si alternano schiere di graziose casette ad un piano in cui sono ospitati uffici, appartamenti degli insegnanti e degli studenti. L’impressione che si ha camminando per le sue stradine colme di auto e’ di essere in un qualunque quartiere periferico londinese. Solo i cartelli direzionali, sovrastati dall’intestazione, ricordano dove ci si trova realmente.

Il mio peregrinare per le viuzze e i corridoi della Goldsmiths si e’ concluso con il rientro nel Richard Hoggart da quella stessa porta dalla quale ero uscita quasi un’ora prima. Il corridoio, ora semideserto a causa dell’inizio dei corsi pomeridiani, appariva ancora piu’ lungo e soffocante.
Uscendo dal portone principale mi sono quasi scontrata con dei ragazzi poggiati alla colonna, assorbiti dalle loro sigarette. Un dettaglio, solo un piccolo dettaglio, che pero’ e’ andato ad aggiungersi al montone di piccole coincidenze da me notate nella passata ora.

Il viaggio di ritorno in bus e’ stato perfino piu’ lungo dell’andata. Alla fine, esasperata, sono scesa alla stazione della Tube di Oval e ho proseguito a piedi. Se fossi stata abbastanza sfrontata avrei suonato alla porta del 24 di Holland Grove e preteso l’invito per un te’, ma mi sono limitata a fare due passi per Camberwell, respirando il suo smog impressionante e notando con una punta di curiosita’ le flotte di villette georgiane tappezzate di cartelli con su scritto “To Let”.
Ancora una volta, come la passata volta, non ho potuto fare a meno di notare la netta divisione in zone tra gente bianca e gente di colore.

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3 Responses

  1. 1
    Un'Italiana a Londra. 

    Cara Juana,
    Ti scrivo di fretta perche’ e’ gia’ tardi e domani mi devo alzare presto. Ho appena letto il tuo commento sull’universita’ Goldsmiths di Londra e non mi e’ piaciuto per niente quello che hai scritto.
    Un consiglio per sviluppare la tua ‘sfrontatezza’ (che io definirei piu’ che altro arroganza ): Prima di lasciare lunghi e noiosissimi commenti su di un posto che non conosci affatto (e, secondo te, andarsene a spasso x i corridoi e’ essere sfrontati??!!!) sarebbe meglio ke tu riflettessi sul fatto che persone che ne sanno piu’ di te potrebbero leggere il tuo pensiero e offendersi molto, cosi’ come e’ successo a me.
    Sono Italiana e vivo a Londra da 10 anni. Mi sono appena laureata alla Goldsmiths university e sono stata assunta come ambasciatrice studentesca, un lavoro veramente fantastico. Allora, ti scrivo perche’ ci tengo a precisare alcune cosucce da te scritte:

    - Ti riferisci all’addetto dell’admission office come un tipo ‘dall’aria intellettuale e incredibilmente smunto’…. Io non so con che tipo di persone hai di solito a ke fare tu, ma la gente qui e’ super-simpaticissima e pronta ad aiutarti nel miglior modo possibile, cercando di risolvere ogni problema possibile… Per essere sincera con te, preferisco di gran lunga un ragazzo educato e sveglio, piuttosto ke uno dei nostri tanti gnoccoloni che si trovano nelle facolta’ Italiane… Magari furbi e belli, ma terribilmente imbranati e disorganizzati!!!!
    E poi, lasciatelo dire… Se non capisci quello che il collega Inglese ti ha detto… Non sara’ mica perche’ il tuo livello di Inglese ancora non e’ del tutto adeguato????!!!!

    - Ti riferisci alla guida dei corsi come una ‘Bibbia’ di 200 pagine… Quella, carissima, e’ una guida importante perche’ descrive ogni corso di ogni facolta’ con chiarezza e in maniera concisa. Ci sono immagini, foto, interviste e testimonianze, ci sono i link ai lavori degli studenti e le loro mostre artistiche e performance teatrali… Quindi lo ripeto: prima di giudicare il sacrificio e il duro lavoro di un team che fa del suo meglio per fornire informazioni affinche’ lo studente abbia la possibilita’ di scegliere il corso giusto per il futuro… Leggi con attenzione quello che ti e’ stato dato!!!!

    - Il tuo panino ‘made-at-nome’ … Che in Inglese tra l’altro si dice ‘Home-made’….
    Qui a Goldsmiths sono rappresentate quasi 100 nazionalita’ diverse, le quali portano con se’ i loro home-made panini e cibarie varie ogni giorno… La bramosia che dici tu di aver percepito dagli studenti… Sara’ stata fame, cara mia… solo e soltanto fame. Perche’ con i bar, ristoranti e caffe’ sparsi per l’universita’, la scelta di cibo certo non manca.

    Mi dispiace essere stata un po’ critica verso il tuo scritto, ma non ritengo corretto il tuo comportamento; e cioe’ quello di una persona che, dopo aver trascorso sessanta minuti in un luogo, si permette di criticare in modo arrogante e sarcastico un’istituzione rispettata in tutto il mondo e ricca di gente in gamba che lavora sodo nella ricerca cosi’ come nella vita.

    Tutto quello che ti auguro e’ che tu possa in futuro avere la possibilita’ di tornare a trovarci e di fermarti un pochino di piu’; sono sicura che la tua opinione sul nostro conto cambiera’.

    Distinti saluti,
    L.

  2. 2
    Juana 

    Cara Lara,

    Grazie mille per aver avuto le palle di scrivere e postare quello che pensi. Una domanda, prima di iniziare a redigere la mia risposta: dov’e’ che ti ho persa, esattamente? In quale punto del post e perche’ si e’ acceso il fumogeno che ti ha impedito di leggere bene il resto?
    Credimi, non c’era la minima intenzione maligna nel mio scritto. E’ stata un’esperienza unica, esaltante, che mi ha animata. Forse, pero’, non sono riuscita a renderlo bene a parole, dal momento in cui sono state tutte travisate.
    Quanto ho fatto e’ solo umorismo. Tu lo additi come sarcasmo. Due modi diversi di chiamare uno scritto che voleva solo descrivere un posto a me particolarmente sentito. Biasimare la Goldie significherebbe biasimare alcune mie scelte. Un po’ controproducente, no?
    La Bibbia in realta’ non ha nulla a che vedere con l’albo studentesco di cui hai parlato. E’ un mero depliant – corposo, per carita’ – colmo di elenchi di materie, esami e progetti. Nient’altro. Non ci sono interviste, foto, testimonianze. A meno che tu non intenda le quote sparse qui e la’. E’ solo una guida accademica molto completa. E credimi, se l’avessi reputata un blocco di carta senza valore ora non starebbe certo in mezzo ad altri blocchi di carta importanti.
    Grazie per l’imbeccata linguistica. Il mio inglese e’ pessimo, sopravvivo a gesti, infatti, e ogni correzione e’ percio’ benvenuta. Noterai che ho gia’ sostituito il mio orribile “made-at-home” – tra l’altro, svista dell’epoca che oggi non scriverei due volte.
    Invidio la tua esperienza nel campus – anche se, come mi fu detto da una delle vostre responsabili, Mrs JN, e’ piu’ corretto chiamarlo University, ora – e confermo l’estrema gentilezza, disponibilita’ e competenza del personale. Credimi, quello di quel giorno non e’ stato il mio unico giro. Ho studiato il vostro sito e i vostri materiali per mesi. Ho visitato la vostra universita’ tre volte.
    Ti ringrazio per l’invito. Sono certa che, al mio prossimo viaggio verso sud, la Goldsmiths sara’ senz’altro una delle tappe obbligate. A ogni modo, se cosi’ non fosse, ci vedremo lo stesso prima o poi e avremo modo di proseguire il discorso. Prima o poi. Non ho dubbi in merito.

    In bocca al lupo per tutto, collega!

  3. 3
    Krizia 

    “Leggi con attenzione”..forse è una frase chiave di quanto scritto da Miss “L.”,ma evidentemente “L.” stessa non l’ha fatto,altrimenti avrebbe capito quanta ammirazione si cela dietro questo articolo nei confronti della Goldsmiths.Ma il bello di pubblicare articoli su un blog sta anche nel sentire pareri, commenti e anche critiche da tutti coloro che leggono.
    Ah,un’altra cosa..penso che l’inglese “‘made-at-home” suoni male,ma sicuramente meno rispetto all’italiano “che” scritto con la k.
    Cordialmente,
    K.

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