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Author: Juana
• domenica, gennaio 18th, 2009

Holland Park e’ un piccolo parco situato nella parte ovest di Londra, all’inizio della zona 2. E’ facilmente raggiungibile con la metro, Central Line, ed e’ un luogo tranquillo e selvaggio piazzato nel bel mezzo di case dall’aria signorile.
Percorsi fangosi, alberi cresciuti gli uni sugli altri, recinzioni avviluppate in siepi sfoltite, Holland Park e’ la versione in miniatura di Hampstead Heath. A differenziarlo dal suo fratello maggiore e’ anche la cura e l’ordine che la flora, nonostante il suo aspetto selvaggio, possiede. Hampstead Heat, infatti, e’ natura allo stato brado, un susseguirsi di colline e boschi dall’aria a volte minacciosa. Difficile mantenere il senso dell’orientamento una volta entrati: la sua incredibile estensione rende ai non autoctoni impossibile l’entrare e l’uscire dallo stesso punto. Holland Park, in rapporto, e’ un piccolo giardino circondato da case. Non si deve aguzzare troppo l’orecchio per sentire i rombi delle auto di passaggio tutto intorno. Carino? Certo, benche’ sarebbe piu’ corretto dire particolare. Interessante? Non troppo o, almeno, non in pieno inverno.

Le infinite staccionate che corrono accanto ad ogni sentiero di Holland Park sono punteggiate da cartelli che ricordano ai visitatori determinate regole da rispettare. E’ vietato, ad esempio, girare per il parco con i pattini ai piedi, cosa invece permessa in altri parchi cittadini. Divieto di facile rispetto, vista l’assenza di percorsi cementati. E’ vietato lasciare i cani liberi e andare in bicicletta. Questo, ovviamente, chiedendolo per favore.
Solitamente rispettati, gli ultimi due divieti giusto citati, invece, in Holland Park vengono presi all’italiana: non erano pochi i cani senza guinzaglio o i ciclisti all’interno del parco, oggi.
Al di la’ del tipo di comportamento da tenere, resta la lingua nella quale tali cartelli sono stati redatti: un comando militare, anziche’ un invito ai cittadini. Uno di essi in particolare e’ cosi’ pregno di negazioni da non poter non suscitare un sorriso. Al leggerlo, non si puo’ non fare l’associazione con la pioggia di “Nein!” e di “Verboten!” ai quali la nostra capitale sta assistendo da qualche anno in qua. E questi senza per favore.