C’e’ una cosa che non cambia tra italiani ed inglesi, tra italiani e stranieri di altra nazionalita’: il bisogno di prossimita’ fisica.
Sentendomi un po’ un anziano che richiama i tempi andati, anch’io mi sorprendo a ricordare come una volta, quando venivo qui come turista, nessuno desse fastidio a nessuno e come un picnic in un parco fosse possibile senza avere nessun vicino nel raggio di mezzo chilometro.
Esattamente come la salita in metro, come le queue, come la vita in strada e molte altre cose, anche questo genere di kindness sembra essere ormai solo un ricordo: ora come ora stare gli uni appiccicati agli altri e’ d’obbligo. Se tu scegli l’angolo piu’ remoto del parco per stare in santa pace, complice la consapevolezza che in quel preciso punto non ci va mai nessuno, sta’ sicuro che nel giro di due soli minuti spunteranno, come funghi, almeno altri dieci avventori. Non riuscirai a capire come hanno fatto; semplicemente, all’improvviso ti accorgerai che intorno a te si e’ radunato il mondo. E non un mondo silenzioso e ordinato, bensi’ un mondo caotico, rumoroso, maleducato, capace di sottrarre la panca al tuo fianco – e far cadere la tua roba poggiata nell’angolo – e sedersi non ai tavoli in fondo, ma nel tavolo accanto al tuo. Soluzione: reimpacchettare tutto, lanciare un’occhiataccia ai molestatori gratuiti e andare via.
Sara’ interessante vedere cosa accadra’ alle prime giornate di sole e di caldo, quando nei parchi sbocceranno plaid e coperte e, benche’ ci sara’ come sempre tutto lo spazio del mondo, si concentreranno tutti in un unico, immenso patchwork serrato.
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• mercoledì, gennaio 28th, 2009
Category: Annotazioni veloci, Assurdità, Costumi,cultura e società
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