Archive for the Category ◊ A spasso per Londra ◊

Author: Juana
• domenica, marzo 22nd, 2009

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Il giallo accecante dei narcisi accoglie a braccia aperte i raggi brillanti del sole. I mandorli, con i loro fiori teneri e immacolati, bevono il calore fino all’ultima goccia. Sull’acqua immobile e quieta del Serpentine sfilano lente alcune anatre, voltando appena il capo verso le colleghe in siesta lungo la riva. I prati, rinvigoriti dal clima tiepido, esplodono di verde inglese e margherite.
La primavera avanza a spallate, in Hyde Park.
Migliaia di coperte dai colori diversi si estendono sull’erba come tessere disordinate di un mosaico occupate da famigliole, coppie, singoli con un libro aperto o caduti valorosamente dopo aver tentato di resistere al torpore regalato loro dal sole.
A due passi dal parco ci sono Oxford Street e i suoi negozi, ma in una domenica cosi’ perche’ non lasciarli ai turisti?
Una remata in mezzo al lago, due passi lungo i sentieri, un caffe’ al Lido Bar, qualche foto in mezzo ai prati in fiore. Decisamente, i negozi vanno lasciati ai turisti, oggi.
L’iPod pompa obbediente la musica delicata di Damien Rice, isolandomi dal mondo e mezzo che ho intorno. E’ di grande aiuto. Permette di concentrare tutta l’attenzione sulla vista.
Il sole che rimbalza sulle fontane italiane nei Kensington Gardens;
Il mio amico Jenner che se ne sta seduto come sempre sul suo trono di bronzo, ricoperto dai saluti dei gabbiani;
La panchina dei miei pranzi e la panchina dei dei miei libri;
L’albero di Annie, l’incrocio di Alex;
Il mio amico pettirosso che mi aspetta alla solita diramazione;
Gli scoiattoli affamati e quelli indemoniati;
I pappagalli verde sgargiante che beccano i semi di ciliegio;
Il riflesso accecante del sole sull’acqua, su cui si staglia la sagoma lontana di Kensington Palace;
I cigni che filano con grazia sulla superficie del lago, per poi lanciarsi sul pane dei turisti come i peggiori degli affamati;
La pista per gli skaters;
La torre del Parlamento sullo sfondo;
La piscina a cielo aperto, anche in inverno;
La fontana di Lady D nella quale la gente e’ invitata ad affondare i piedi sudati e incalliti – davvero un bel memorial alla principessa della moda e dell’eleganza!
I cadetti a cavallo fuori dalla pista e il tappeto di fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso;
I piccioni che sfilano a due centimetri dalla tua testa;
La brezza che fa volare la sciarpa e intreccia i capelli;
I cartelli di divieto di pesca e di bagno per i cani e i cani che si tuffano nell’acqua, incitati dai padroni;
I segnali “no ciclying” e le biciclette lanciate a 88 miglia orarie;
La pace anche nelle ore di punta.

Decisamente una bella collezione di diapositive. Da conservare e tenere a disposizione, sempre.
Aiutera’.

Author: Juana
• sabato, marzo 07th, 2009

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National Gallery, National Portrait Gallery, Tate Modern, Tate Britain: in fatto d’arte Londra ha moltissimo da offrire. La Tate Britain, la galleria dedicata agli artisti inglesi e alle opere riguardanti l’Inghilterra, e’ un po’ il sunto dei musei concorrenti.
Camminare per le sale della Tate Britain provoca in chi ha visitato le altre gallerie un continuo senso di déjà-vu. Si reincontrano volti ormai familiari come quello di Cornelia Veth, di Emma Hamilton e, naturalmente, di Elisabetta I. Non si puo’ fare a meno di percepirli come amici intimi, ormai, proprio come i pittori gia’ incontrati alla National Gallery e alla Portrait Gallery. Ad esempio, nella sala 9 e’ possibile incappare in un altro capolavoro di Sir Thomas Lawrence: dopo la fantastica riproduzione di una Queen Charlotte buttata giu’ alle cinque del mattino, ecco che ci propone una Hannah Philadelphia immortalata subito dopo la colazione. Insomma, se non erano spettinate e distrutte Sir Lawrence non le dipingeva.

La principale caratteristica che differenzia e distanzia la Tate Britain dai musei concorrenti e’ la disposizione delle opere al suo interno. Il caos di cornici e l’accozzaglia di colori tipici della National Gallery alla Tate Britain si trasformano in sale ariose, poco affollate e dall’intonaco ben bilanciato. Voluto o no, i colori delle pareti si sposano alla perfezione con quelli dei dipinti ad esse affissi, regalando all’occhio una piacevole sensazione di relax.
Questa comunione cromatica permette di concentrare la propria attenzione esclusivamente sui soggetti dei quadri, senza distrazioni. Analogie tra opere simili non sfuggono, esattamente come i rari e sorprendenti casi di reincarnazione. Uno di essi e’ nella sala 2, subito accanto all’ingresso: la zia di Maggie Smith nelle vesti di Minerva McGrannitt sorride pacata indossando la medesima veste nera e il medesimo cappello a punta.
Non mancano dipinti sullo stile delle nobildonne scapigliate di Sir Thomas Lawrence. Joshua Reynolds, ad esempio, ce la mette tutta per imitare il collega proponendoci una Miss Monckton in piena sbronza.

La Tate Britain contiene dipinti appartenenti ad artisti inglesi, ma puo’ accadere di incappare in pittori stranieri che hanno voluto riprodurre su tela vedute della Gran Bretagna. Nelle sale della galleria e’ finito anche Canaletto, che almeno una volta nella vita decise di smetterla con le vedute di Venezia e cominciare con quelle della campagna inglese. Lo si riconosce a distanza, ancor prima di leggerne il nome nell’etichetta a lato della cornice: i dettagli maniacali, gli edifici perfetti e la luce calda sono tutte caratteristiche tipiche del pittore italiano, esattamente come i vestiti dallo stile prettamente veneziano delle persone inserite nella rappresentazione.

Benche’ la Tate Britain si differenzi dalla sorella maggiore, la Tate Modern, per l’antichita’ e la classicita’ dei quadri esposti in essa, anche li’ non mancano le stramberie. Soltanto, alla Britain sono curiose e, in qualche modo, affascinanti.
Un esempio di assurdo e’ dato dall’opera di Subodh Gupta piazzata all’uscita della sala 9. Si tratta di un enorme albero fatto di mestoli, padelle, coperchi e pignatte d’acciaio: nel decennio precedente Gupta era senza dubbio un ristoratore.
La mostra temporanea dedicata a Hurvin Anderson, invece, riporta i visitatori indietro nel tempo, all’epoca della scuola dell’obbligo: dipinti a tempera tanto discutibili li si vede solo dietro i banchi dei ragazzi delle medie.
Fortunatamente non mancano le sezioni degne di nota e di apprezzamenti. La sala 8, dedicata a Cecil Collins e William Blake, mostra come anche la pittura astratta possa sfornare dipinti pieni, concisi e comprensibili e dalla scala cromatica inusuale. Oppure i capolavori di John Constable e James Tissot – quest’ultimo riconoscibile dagli onnipresenti vestiti a righe delle sue dame – il vellutato April Love di Arthur Hughes, i meravigliosi dipinti di Dante Gabriel Rossetti, la Ophelia di Millais.

Un’ala della Tate Britain e’ dedicata a William Turner. Guardando le bozze e gli schizzi di quelli che sono poi divenuti i dipinti piu’ famosi dell’artista viene da chiedersi come sia riuscito Turner a cavare da quei pochi segni e scarabocchi opere di una bellezza unica.
L’esposizione in ordine cronologico dei quadri consente di vivere passo dopo passo l’evoluzione e i mutamenti subiti dalla tecnica dell’artista: dipinti cupi e dalla luce quasi assente alla fine del ‘700, rilassanti, tiepidi e luminosi dall’800 in poi.

Author: Juana
• venerdì, marzo 06th, 2009

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Raggiungerlo non e’ proprio facilissimo: arrivare a Greenwich significa fare appello a tutte le proprie conoscenze in fatto di treni, linee, fermate e zone.
La stazione omonima si trova a meno di un chilometro dal parco e dai famosi National Maritime Museum e Royal Observatory, lungo la DLR – praticamente, il tram londinese. Le indicazioni, come sempre, non mancano, benche’ in questo specifico caso non siano precise come al solito. Anziche’ indirizzare i nuovi arrivati verso il museo, i cartelli annunciano un piu’ generico – ma, per chi sa un po’ di storia, ugualmente utile – Maritime Greenwich. E’ li’ che si concentra la bellezza di questo quartiere periferico, eppure importante, di Londra.
Sin da quando si esce dalla stazione – segnatevi sul TomTom, sulla mappa o su un taccuino dov’e’ nascosto l’ingresso: rischiate di non ritrovarlo piu’ al momento di tornare indietro! – si viene accolti da costruzioni tipicamente marittime. Per un istante sembra quasi di essere finiti nella High Street di una Southampton o di una Shoreham-by-Sea: casette basse, dalle porticine in legno blu elettrico, finestre bianche e mattoncini nocciola. Solo il traffico, caotico, puzzolente e rumoroso, e’ degno della capitale in cui questo delizioso quartiere e’ collocato.
La particolarita’ di Greenwich ha fatto si’ che l’Unesco decidesse di annoverarlo tra i siti degni della sua protezione.

In una bella giornata di sole Greenwich Park puo’ trasformarsi in un’oasi di pace nella quale riuscire a rilassarsi un po’. Caratterizzato da dolci pendii foderati di erba sgargiante accuratamente tagliata, il parco di Greenwich si differenzia da qualunque altro parco cittadino sia per la sua morfologia che, soprattutto, per la sua vista: basta scalare una qualunque altura per trovarsi di fronte all’affascinante spettacolo dei grattacieli del Canary Warf e della cupola del Millenium Dome.