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	<title>The London chronicles &#187; A spasso per Londra</title>
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	<description>Una voce italiana da Londra</description>
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		<title>Hyde Park, oasi domenicale</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Mar 2009 18:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Vita londinese]]></category>
		<category><![CDATA[Vivere con i londinesi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il giallo accecante dei narcisi accoglie a braccia aperte i raggi brillanti del sole. I mandorli, con i loro fiori teneri e immacolati, bevono il calore fino all&#8217;ultima goccia. Sull&#8217;acqua immobile e quieta del Serpentine sfilano lente alcune anatre, voltando appena il capo verso le colleghe in siesta lungo la riva. I prati, rinvigoriti dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/22mar09_hyde-park.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/22mar09_hyde-park-225x300.jpg" alt="22mar09_hyde-park" title="22mar09_hyde-park" width="225" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-296" /></a></p>
<p>Il giallo accecante dei narcisi accoglie a braccia aperte i raggi brillanti del sole. I mandorli, con i loro fiori teneri e immacolati, bevono il calore fino all&#8217;ultima goccia. Sull&#8217;acqua immobile e quieta del Serpentine sfilano lente alcune anatre, voltando appena il capo verso le colleghe in siesta lungo la riva. I prati, rinvigoriti dal clima tiepido, esplodono di verde inglese e margherite.<br />
La primavera avanza a spallate, in Hyde Park.<br />
Migliaia di coperte dai colori diversi si estendono sull&#8217;erba come tessere disordinate di un mosaico occupate da famigliole, coppie, singoli con un libro aperto o caduti valorosamente dopo aver tentato di resistere al torpore regalato loro dal sole.<br />
A due passi dal parco ci sono Oxford Street e i suoi negozi, ma in una domenica cosi&#8217; perche&#8217; non lasciarli ai turisti?<br />
Una remata in mezzo al lago, due passi lungo i sentieri, un caffe&#8217; al Lido Bar, qualche foto in mezzo ai prati in fiore. Decisamente, i negozi vanno lasciati ai turisti, oggi.<br />
L&#8217;iPod pompa obbediente la musica delicata di Damien Rice, isolandomi dal mondo e mezzo che ho intorno. E&#8217; di grande aiuto. Permette di concentrare tutta l&#8217;attenzione sulla vista.<br />
Il sole che rimbalza sulle fontane italiane nei Kensington Gardens;<br />
Il mio amico <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06134.jpg">Jenner</a> che se ne sta seduto come sempre sul suo trono di bronzo, ricoperto dai saluti dei gabbiani;<br />
La panchina dei miei pranzi e la panchina dei dei miei libri;<br />
L&#8217;albero di Annie, l&#8217;incrocio di Alex;<br />
Il mio amico pettirosso che mi aspetta alla solita diramazione;<br />
Gli scoiattoli affamati e quelli indemoniati;<br />
I pappagalli verde sgargiante che beccano i semi di ciliegio;<br />
Il riflesso accecante del sole sull&#8217;acqua, su cui si staglia la sagoma lontana di Kensington Palace;<br />
I cigni che filano con grazia sulla superficie del lago, per poi lanciarsi sul pane dei turisti come i peggiori degli affamati;<br />
La pista per gli skaters;<br />
La torre del Parlamento sullo sfondo;<br />
La piscina a cielo aperto, anche in inverno;<br />
La fontana di Lady D nella quale la gente e&#8217; invitata ad affondare i piedi sudati e incalliti &#8211; davvero un bel memorial alla principessa della moda e dell&#8217;eleganza!<br />
I cadetti a cavallo fuori dalla pista e il tappeto di fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso;<br />
I piccioni che sfilano a due centimetri dalla tua testa;<br />
La brezza che fa volare la sciarpa e intreccia i capelli;<br />
I cartelli di divieto di pesca e di bagno per i cani e i cani che si tuffano nell&#8217;acqua, incitati dai padroni;<br />
I segnali &#8220;no ciclying&#8221; e le biciclette lanciate a 88 miglia orarie;<br />
La pace anche nelle ore di punta.</p>
<p>Decisamente una bella collezione di diapositive. Da conservare e tenere a disposizione, sempre.<br />
Aiutera&#8217;.</p>
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		<title>Tate Britain, una National Gallery piu&#8217; organizzata</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 18:50:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Gallerie quadri Londra]]></category>
		<category><![CDATA[musei londinesi]]></category>
		<category><![CDATA[Tate Britain]]></category>
		<category><![CDATA[William Turner]]></category>

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		<description><![CDATA[National Gallery, National Portrait Gallery, Tate Modern, Tate Britain: in fatto d&#8217;arte Londra ha moltissimo da offrire. La Tate Britain, la galleria dedicata agli artisti inglesi e alle opere riguardanti l&#8217;Inghilterra, e&#8217; un po&#8217; il sunto dei musei concorrenti. Camminare per le sale della Tate Britain provoca in chi ha visitato le altre gallerie un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/tate-britain.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/tate-britain-300x225.jpg" alt="tate-britain" title="tate-britain" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-261" /></a></p>
<p>National Gallery, National Portrait Gallery, Tate Modern, Tate Britain: in fatto d&#8217;arte Londra ha moltissimo da offrire. La <a href="http://www.tate.org.uk/britain/">Tate Britain</a>, la galleria dedicata agli artisti inglesi e alle opere riguardanti l&#8217;Inghilterra, e&#8217; un po&#8217; il sunto dei musei concorrenti.<br />
Camminare per le sale della Tate Britain provoca in chi ha visitato le altre gallerie un continuo senso di <i>déjà-vu</i>. Si reincontrano volti ormai familiari come quello di <a href="http://www.tate.org.uk/servlet/ViewWork?workid=7173&#038;searchid=9526&#038;roomid=2147&#038;tabview=image">Cornelia Veth</a>, di Emma Hamilton e, naturalmente, di Elisabetta I. Non si puo&#8217; fare a meno di percepirli come amici intimi, ormai, proprio come i pittori gia&#8217; incontrati alla National Gallery e alla Portrait Gallery. Ad esempio, nella sala 9 e&#8217; possibile incappare in un altro capolavoro di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Thomas_Lawrence_(painter)">Sir Thomas Lawrence</a>: dopo la fantastica riproduzione di una <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/queencharlotte_sirthomaslawrence.jpg">Queen Charlotte</a> buttata giu&#8217; alle cinque del mattino, ecco che ci propone una <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/philadelphia-hannah_lawrence.jpg">Hannah Philadelphia</a> immortalata subito dopo la colazione. Insomma, se non erano spettinate e distrutte Sir Lawrence non le dipingeva.</p>
<p>La principale caratteristica che differenzia e distanzia la Tate Britain dai musei concorrenti e&#8217; la disposizione delle opere al suo interno. Il caos di cornici e l&#8217;accozzaglia di colori tipici della National Gallery alla Tate Britain si trasformano in sale ariose, poco affollate e dall&#8217;intonaco ben bilanciato. Voluto o no, i colori delle pareti si sposano alla perfezione con quelli dei dipinti ad esse affissi, regalando all&#8217;occhio una piacevole sensazione di relax.<br />
Questa comunione cromatica permette di concentrare la propria attenzione esclusivamente sui soggetti dei quadri, senza distrazioni. Analogie tra opere simili non sfuggono, esattamente come i rari e sorprendenti casi di reincarnazione. Uno di essi e&#8217; nella sala 2, subito accanto all&#8217;ingresso: la zia di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Maggie_Smith">Maggie Smith</a> nelle vesti di <a href="http://harrypotter.wikia.com/wiki/Minerva_McGonagall">Minerva McGrannitt</a> sorride pacata indossando la medesima veste nera e il medesimo cappello a punta.<br />
Non mancano dipinti sullo stile delle nobildonne scapigliate di Sir Thomas Lawrence. Joshua Reynolds, ad esempio, ce la mette tutta per imitare il collega proponendoci una <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/miss-monckton.jpg">Miss Monckton</a> in piena sbronza.</p>
<p>La Tate Britain contiene dipinti appartenenti ad artisti inglesi, ma puo&#8217; accadere di incappare in pittori stranieri che hanno voluto riprodurre su tela vedute della Gran Bretagna. Nelle sale della galleria e&#8217; finito anche Canaletto, che almeno una volta nella vita decise di smetterla con le vedute di Venezia e cominciare con quelle della campagna inglese. Lo si riconosce a distanza, ancor prima di leggerne il nome nell&#8217;etichetta a lato della cornice: i dettagli maniacali, gli edifici perfetti e la luce calda sono tutte caratteristiche tipiche del pittore italiano, esattamente come i vestiti dallo stile prettamente veneziano delle persone inserite nella rappresentazione.</p>
<p>Benche&#8217; la Tate Britain si differenzi dalla sorella maggiore, la Tate Modern, per l&#8217;antichita&#8217; e la classicita&#8217; dei quadri esposti in essa, anche li&#8217; non mancano le stramberie. Soltanto, alla Britain sono curiose e, in qualche modo, affascinanti.<br />
Un esempio di assurdo e&#8217; dato dall&#8217;opera di Subodh Gupta piazzata all&#8217;uscita della sala 9. Si tratta di <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/line-of-control_gupta.jpg">un enorme albero fatto di mestoli, padelle, coperchi e pignatte d&#8217;acciaio</a>: nel decennio precedente Gupta era senza dubbio un ristoratore.<br />
La mostra temporanea dedicata a Hurvin Anderson, invece, riporta i visitatori indietro nel tempo, all&#8217;epoca della scuola dell&#8217;obbligo: dipinti a tempera tanto discutibili li si vede solo dietro i banchi dei ragazzi delle medie.<br />
Fortunatamente non mancano le sezioni degne di nota e di apprezzamenti. La sala 8, dedicata a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cecil_Collins">Cecil Collins</a> e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/William_blake">William Blake</a>, mostra come anche la pittura astratta possa sfornare dipinti <i>pieni, concisi e comprensibili</i> e dalla scala cromatica <i>inusuale</i>. Oppure i capolavori di John Constable e James Tissot &#8211; quest&#8217;ultimo riconoscibile dagli onnipresenti vestiti a righe delle sue dame &#8211; il vellutato <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/april-love.jpg">April Love</a> di Arthur Hughes, i meravigliosi dipinti di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dante_Gabriel_Rossetti">Dante Gabriel Rossetti</a>, la <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/ophelia_millais.jpg"><i>Ophelia</i></a> di Millais.</p>
<p>Un&#8217;ala della Tate Britain e&#8217; dedicata a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/J._M._W._Turner">William Turner</a>. Guardando le bozze e gli schizzi di quelli che sono poi divenuti i dipinti piu&#8217; famosi dell&#8217;artista viene da chiedersi come sia riuscito Turner a cavare da quei pochi segni e scarabocchi opere di una bellezza unica.<br />
L&#8217;esposizione in ordine cronologico dei quadri consente di vivere passo dopo passo l&#8217;evoluzione e i mutamenti subiti dalla tecnica dell&#8217;artista: dipinti cupi e dalla luce quasi assente alla fine del &#8217;700, rilassanti, tiepidi e luminosi dall&#8217;800 in poi.</p>
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		<title>Greenwich, ovvero incontro col Meridiano Zero</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 20:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Raggiungerlo non e&#8217; proprio facilissimo: arrivare a Greenwich significa fare appello a tutte le proprie conoscenze in fatto di treni, linee, fermate e zone. La stazione omonima si trova a meno di un chilometro dal parco e dai famosi National Maritime Museum e Royal Observatory, lungo la DLR &#8211; praticamente, il tram londinese. Le indicazioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06818.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06818-300x225.jpg" alt="dsc06818" title="dsc06818" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-232" /></a></p>
<p>Raggiungerlo non e&#8217; proprio facilissimo: arrivare a Greenwich significa fare appello a tutte le proprie conoscenze in fatto di treni, linee, fermate e zone.<br />
La stazione omonima si trova a meno di un chilometro dal parco e dai famosi <a href="http://www.nmm.ac.uk/">National Maritime Museum e Royal Observatory</a>, lungo la DLR &#8211; praticamente, il <i>tram</i> londinese. Le indicazioni, come sempre, non mancano, benche&#8217; in questo specifico caso non siano precise come al solito. Anziche&#8217; indirizzare i nuovi arrivati verso il museo, i cartelli annunciano un piu&#8217; generico &#8211; ma, per chi sa un po&#8217; di storia, ugualmente utile &#8211; <i>Maritime Greenwich</i>. E&#8217; li&#8217; che si concentra la bellezza di questo quartiere periferico, eppure importante, di Londra.<br />
Sin da quando si esce dalla stazione &#8211; segnatevi sul TomTom, sulla mappa o su un taccuino dov&#8217;e&#8217; nascosto l&#8217;ingresso: rischiate di non ritrovarlo piu&#8217; al momento di tornare indietro! &#8211; si viene accolti da costruzioni tipicamente marittime. Per un istante sembra quasi di essere finiti nella High Street di una Southampton o di una Shoreham-by-Sea: casette basse, dalle porticine in legno blu elettrico, finestre bianche e mattoncini nocciola. Solo il traffico, caotico, puzzolente e rumoroso, e&#8217; degno della capitale in cui questo delizioso quartiere e&#8217; collocato.<br />
La particolarita&#8217; di Greenwich ha fatto si&#8217; che l&#8217;Unesco decidesse di <a href="http://www.greenwichwhs.org.uk/world_heritage/index.asp">annoverarlo tra i siti degni della sua protezione</a>.</p>
<p>In una bella giornata di sole Greenwich Park puo&#8217; trasformarsi in un&#8217;oasi di pace nella quale riuscire a rilassarsi un po&#8217;. Caratterizzato da dolci pendii foderati di erba sgargiante accuratamente tagliata, il parco di Greenwich si differenzia da qualunque altro parco cittadino sia per la sua morfologia che, soprattutto, per la sua vista: basta scalare una qualunque altura per trovarsi di fronte all&#8217;affascinante spettacolo dei grattacieli del Canary Warf e della cupola del Millenium Dome.</p>
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		<title>Istantanea dalla Tube</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 09:28:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Vita londinese]]></category>

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		<description><![CDATA[Volevo segnalare un link: http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-03-05/dodicesima.shtml L&#8217;immagine e&#8217; stata scattata il 22 febbraio alla stazione di Glouchester Road (o Piccadilly Circus? Non ricordo!). Non e&#8217; ancora stata inserita nella pagina delle foto del mio Windows Live, come moltissime altre, ma conto di farlo presto. Quando? Appena avro&#8217; qualche minuto libero per me, per il blog e, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volevo segnalare un link:</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-03-05/dodicesima.shtml">http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-03-05/dodicesima.shtml</a></p>
<p>L&#8217;immagine e&#8217; stata scattata il 22 febbraio alla stazione di Glouchester Road (o Piccadilly Circus? Non ricordo!). Non e&#8217; ancora stata inserita nella <a href="http://cid-b8de4e50cd3bfb0b.skydrive.live.com/browse.aspx/London%20life">pagina delle foto del mio Windows Live</a>, come moltissime altre, ma conto di farlo presto. Quando? Appena avro&#8217; qualche minuto libero per me, per il blog e, soprattutto, per un backup!</p>
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		<title>Golders Green Crematorium: una visita conturbante, ma costruttiva</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 20:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienze]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;impatto e&#8217; notevole: varcato il piccolo cancello affacciato su Hoop Lane ci si ritrova schiaffati di fronte a migliaia e migliaia di lapidi accatastate le une sulle altre. Stelle di Davide e pietre sono ovunque. Pochi i fiori, come vuole la tradizione ebraica: gli omaggi sulle tombe in questo caso sono i sassi. Cercare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2011/09/Golders-Green.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2011/09/Golders-Green-300x221.jpg" alt="" title="Golders-Green" width="300" height="221" class="aligncenter size-medium wp-image-333" /></a></p>
<p>L&#8217;impatto e&#8217; notevole: varcato il piccolo cancello affacciato su Hoop Lane ci si ritrova schiaffati di fronte a migliaia e migliaia di lapidi accatastate le une sulle altre. Stelle di Davide e pietre sono ovunque. Pochi i fiori, come vuole la tradizione ebraica: gli omaggi sulle tombe in questo caso sono i sassi.<br />
Cercare una particolare lapide e&#8217; praticamente impossibile. L&#8217;unico modo per riuscirci e&#8217; chiedere informazioni a qualcuno.</p>
<p>Ero stata al <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Golders_Green_Crematorium">Golders Green Crematorium</a> gia&#8217; ieri mattina. Arrivata poco dopo l&#8217;ora di pranzo sotto un cielo plumbeo che minacciava pioggia, me ne sono andata demoralizzata dopo aver cercato con gli occhi un&#8217;anima alla quale chiedere aiuto, invano.<br />
Oggi, poco dopo le dodici, ero di nuovo li&#8217;, determinata a trovare cio&#8217; che stavo cercando: la tomba di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sigmund_Freud">Sigmund Freud</a>, il padre della psicanalisi.<br />
L&#8217;anima alla quale chiedere aiuto stavolta c&#8217;era ed era impegnata a tagliare l&#8217;erba intorno alle tombe. Alla domanda &#8220;Sto cercando la tomba del dottor Sigmund Freud, sa dirmi dov&#8217;e'?&#8221; il suo volto s&#8217;e&#8217; allargato in un sorriso.<br />
&#8220;Non e&#8217; qui&#8221;, ha risposto. &#8220;Deve attraversare la strada e andare nel crematorio. C&#8217;e&#8217; un ufficio, entri e chieda a loro. Sigmund Freud si trova li&#8217;.&#8221;<br />
Insomma, come se il celebre medico mi stesse aspettando seduto nell&#8217;Admissions Office accompagnato da una tazza di te&#8217;!<br />
Sul lato opposto di Hoop Lane si estende un complesso in mattoni rossi nel quale trovano alloggio l&#8217;attuale crematorio, gli uffici, la cappella e, naturalmente, il resto del cimitero. L&#8217;aria che si respira e&#8217; meno opprimente di quella presente a pochi passi da li&#8217;, forse complici i prati verdi, i fiori di campo e, soprattutto, l&#8217;assenza di tombe. Lungo i muri e a ridosso delle passerelle, piccole lapidi e urne ricordano il nome delle ceneri da loro custodite.<br />
Mi guardo intorno, visibilmente spaesata. Un uomo sulla settantina dall&#8217;aria gioviale mi apostrofa con un <i>&#8220;May I help you, honey?&#8221;</i>. Colgo la palla al balzo e in pochi secondi mi ritrovo al fianco del mio Virgilio, diretta verso l&#8217;ufficio informazioni.</p>
<p>L&#8217;atmosfera nell&#8217;ufficio ammissioni e&#8217; quieta e informale. Moquette beige slavato a terra, un tavolino e quattro sedie nell&#8217;angolo, una macchina per caffe&#8217; e te&#8217; a libera disposizione dei clienti &#8211; i quali, non fatico a immaginare, saranno in uno stato d&#8217;animo ben diverso dal mio.<br />
Dietro invito del mio Cicerone mi sistemo su una sedia, rimuginando sul momentaneo sprazzo di pazzia che mi ha portata a trovarmi li&#8217;, seduta nell&#8217;ufficio clienti di un crematorio, in attesa di avere accesso al Colombarium in cui riposano le ceneri del piu&#8217; grande psicoterapeuta di tutti i tempi. Fosse stato ancora vivo, mi avrebbe senz&#8217;altro sottoposto a un&#8217;immediata seduta per capire come diavolo mi sia saltato in mente di andare proprio li&#8217;. Di cimiteri monumentali o con persone famose ce ne sono a bizzeffe, a Londra.</p>
<p>Il mio accesso all&#8217;East Colombarium ha il volto di un gaio signore di sessant&#8217;anni che stringe in mano un mazzo di chiavi alla San Pietro e indossa vestiti da fattore. Mi chiede come mai voglio vedere <i>Sigmund</i>, se sono una psicologa. Gia&#8217;, perche&#8217; voglio vedere Freud? Invento una motivazione sui due piedi, spiego che sono una scrittrice e che i suoi studi mi sono tornati utili. Lui sorride bonario. E dice: &#8220;Ogni tanto qualcuno viene a far visita a <i>Sigmund</i>. Soltanto, devono chiedere di me per vederlo poiche&#8217;, come hai visto, l&#8217;accesso al luogo in cui si trova e&#8217; limitato.&#8221;<br />
Il suo tono e&#8217; affettuoso, quasi paterno. Sembra stia parlando di un vecchio amico di famiglia.<br />
Mentre pesca dal suo mazzo sacro la chiave giusta, mi racconta di una collega (mia) che e&#8217; venuta in visita qualche tempo fa per raccogliere materiale per il suo libro sulla famiglia Freud. Helen Fry, alla vigilia della pubblicazione del suo testo, e&#8217; tornata a fare visita al Colombarium due settimane fa.</p>
<p>L&#8217;East Colombarium non e&#8217; niente piu&#8217;, niente meno che una vasta cappella colma di urne, vasi e mini-sarcofagi in marmo. Sono allineati ovunque, occupano tutte le pareti e molti sono accompagnati da biglietti, fiori, foto o, come nel caso del piedistallo del dottor Freud, pietre.<br />
Man mano che avanziamo, Eric da&#8217; vita agli inquietanti lampadari di stampo medievale che pendono a distanza regolare dal soffitto a volta.<br />
&#8220;Sigmund is there, just around the corner!&#8221; mi dice, acceso. Benche&#8217; in quella stessa cripta riposino altri personaggi famosi &#8211; tra essi, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Anna_Pavlova">Anna Pavlova</a>, la ballerina, e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Marc_Bolan">Marc Bolan</a>, il cantante dei T-Rex &#8211; tutte le attenzioni di Eric sono proiettate sull&#8217;esile piedistallo in marmo scuro su cui si stagliano i nomi e le date di Freud e di sua moglie Martha.<br />
Eric va a prendere dell&#8217;acqua per i fiori e io resto sola. Oddio, sola e&#8217; una parola errata in un condominio tanto sovraffollato come quello. Guardo il vaso antico nel quale sono contenute le ceneri del dottor Freud &#8211; ellenico o italiano, questo Eric non ha saputo dirlo &#8211; e un&#8217;onda di rispetto e ammirazione mi piove addosso, lasciandomi commossa.</p>
<p>Bastano pochi scambi di battute per capire che Eric conosce bene il suo lavoro di custode. In una nicchia in cui alloggia l&#8217;urna di qualche sconosciuto conserva fotocopie col riassunto della vita del dottore, foto della corona di fiori depositata li&#8217; per il cinquantesimo anniversario e qualche volantino del libro di Helen Fry. Poi mi invita a scattare una foto, e di fronte alla mia esitazione &#8211; dovuta a quell&#8217;ambiente terribilmente deserto e maledettamente silenzioso &#8211; sorride di nuovo. &#8220;Isn&#8217;t it disrespectful to shot a picture here?&#8221;, domando. Sorride, scuote la testa: &#8220;You are full of good thoughts&#8221;, hai buone intenzioni. Tradotto in parole povere: puoi scattare una foto. &#8220;Avrai cosi&#8217; un&#8217;immagine da guardare a ricordo di questa visita&#8221;, aggiunge. C&#8217;e&#8217; un che di macabro nell&#8217;affermazione, ma solo io sembro notarlo.<br />
Il mio Nokia fa il suo lavoro, ma Eric e&#8217; piu&#8217; avanti di me in fatto di tecnologia e cava dalla tasca una digitale. Mi invita ad affiancare la lapide, scatta tre foto. Ha una stampante, me le rilascera&#8217; subito.<br />
Mentre sistema dei fiori nel vaso mi racconta di come, soprattutto in estate, il Colombarium diventi meta di studiosi e turisti, creando vere e proprie resse da trenta, quaranta persone, tutte stipate in quell&#8217;angolo e tutte ansiose di scattare una foto accanto alla celebre tomba. &#8220;So&#8230; I can say I&#8217;ve been lucky. I&#8217;m alone here, today!&#8221;. Lui sorride affabilmente e annuisce.</p>
<p>L&#8217;ufficio di Eric si trova in una minuscola dependance nascosta in un angolo del complesso. Sembra la casetta degli elfi di Babbo Natale: piccola, con una porta e una finestrella verdi e una panchina accanto all&#8217;ingresso. Al di la&#8217; dell&#8217;entrata, una stanza altrettanto minuscola in cui e&#8217; stipato di tutto, ogni sorta di arnese, cianfrusaglia, strumento. Nel mezzo di quel caos, quasi invisibile, una piccola HP pronta a ricevere le mie foto e a sputarle fuori in formato cartaceo.<br />
Intanto che la stampante fa il suo lavoro, Eric mi mostra l&#8217;album delle sue immagini preferite. Contiene scatti del prato antistante i vari Colombarium in inverno, in estate, con gli addobbi natalizi, con la neve e con la nebbia. Ci sono foto delle lapidi piu&#8217; raffinate, dei mazzi di fiori piu&#8217; belli e, quasi alla fine, delle <i>bare ecologiche</i>, bare totalmente in cartone che, mi spiega, vengono usate per i defunti ambientalisti. &#8220;Tengono molto al rispetto della natura e non vogliono che vengano abbattuti alberi per costruire una bara che verra&#8217; poi bruciata percio&#8217;, visto che devono restarvi solo qualche ora prima di essere cremati, li mettiamo in queste bare di cartone&#8221;. Su una di esse dei bambini hanno addirittura disegnato fiori e scritto preghiere. Ne ricorda un paio a memoria.<br />
Da come Eric parla di ogni singola foto si capisce subito che quel luogo di morte e&#8217; la sua vita. La quantita&#8217; di scatti da lui fatti al prato e alle tombe e&#8217; equiparabile solo alla mole di immagini da me collezionate di Hyde Park e del suo Serpentine. Certo, un conto e&#8217; un parco pubblico un conto e&#8217; un cimitero ma, come si dice&#8230; <i>de gustibus</i>.<br />
Le ultime quattro foto vengono anticipate da una richiesta: sei impressionabile? &#8220;Sono foto scattate nel crematorio&#8221;, aggiunge, &#8220;e non tutti vorrebbero vederle&#8221;. Acconsento con una spallucciata. Non sono cosi&#8217; debole di stomaco, specifico. &#8220;Anche se spero tanto che non abbia fotografato davvero l&#8217;incipit della questione!&#8221;, rifletto tra me e me.<br />
Negli scatti che mi mostra tutto cio&#8217; che di umano resta nel montone di cenere rosseggiante e&#8217; mezzo teschio dalla consistenza di carta velina incendiata. Per fortuna. Ascolto con un lieve brivido il funzionamento di una cremazione, i dettagli sulla temperatura, sulle tempistiche, e mi chiedo: &#8220;Ma perche&#8217; fotografarla e conservarla in un album?&#8221;. La risposta sembra essere troppo bizzarra per prendere forma nella mia mente di imbrattacarte ignorante in fatto di inumazioni e affini.</p>
<p>La piccola HP nel frattempo ha fatto il suo lavoro e le mie foto sono pronte. Con orgoglio, Eric mi mostra quelle scattate con altre visitatrici &#8211; non mi sfugge che siano tutte donne &#8211; che sono state li&#8217; e hanno usufruito della sua gentile guida. C&#8217;e&#8217; perfino una malandata signora russa di 84 anni: e&#8217; passata la scorsa estate per rendere omaggio all&#8217;urna della celebre ballerina Anna Pavlova.<br />
Le foto delle visitatrici, molte delle quali tornate poi a far visita al Crematorium, sono affisse ovunque. Sono sulle pareti, sugli sportelli degli armadietti, perfino attaccate al soffitto. Eric ha fotografato di tutto, dalle lettere scrittegli da due americane alle sezioni del libro in uscita sulla famiglia Freud, alla cui presentazione lui e&#8217; stato invitato.<br />
Poco prima di congedarmi mi chiede di scattarci una foto insieme da appendere accanto alle altre. Richiesta alla quale non mi oppongo, dal momento in cui non sa il mio nome, la mia eta&#8217; e neppure la mia nazionalita&#8217;. In questa citta&#8217; ho imparato infatti che perfino la domanda piu&#8217; semplice puo&#8217; appiccicarti addosso la piu&#8217; tenace delle piovre. Per Eric, pero&#8217;, esiste solo il Colombarium e io sono tra quelli che ha reso omaggio all&#8217;amico Sigmund. E, di rimando, degna di essere ricordata &#8211; per fortuna, in una foto da viva!</p>
<p>La mia visita al Golders Green Crematorium si conclude sulla soglia dell&#8217;ufficio del custode con una stretta di mano e la promessa &#8211; abbastanza improbabile &#8211; di una nuova visita futura. Con le foto chiuse in una busta da lettera e il biglietto da visita del custode in tasca mi allontano, osservando di nuovo con stupore le casette alla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Places_in_Harry_Potter#Little_Whinging">Little Whinging</a> disseminate lungo quel tratto di Finchley Road, felice dell&#8217;escursione eppure, in qualche modo, inspiegabilmente turbata.</p>
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		<title>La raffinata collezione del Victoria&amp;Albert Museum</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 23:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
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		<description><![CDATA[Che il Victoria and Albert Museum sia un museo di classe lo si avverte fin dall&#8217;ingresso: non il solito disimpegno con le classiche scrivanie dietro cui gli addetti ispezionano zaini e borse &#8211; in stile Natural History Museum &#8211; ne&#8217; il soffocante scalone che accoglie i visitatori della National Gallery. No: al Victoria&#038;Albert Museum a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/125_cromwell_road_victoriaalbert_museum.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/125_cromwell_road_victoriaalbert_museum-225x300.jpg" alt="125_cromwell_road_victoriaalbert_museum" title="125_cromwell_road_victoriaalbert_museum" width="225" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-208" /></a></p>
<p>Che il <a href="http://www.vam.ac.uk/">Victoria and Albert Museum</a> sia un museo di classe lo si avverte fin dall&#8217;ingresso: non il solito disimpegno con le classiche scrivanie dietro cui gli addetti ispezionano zaini e borse &#8211; in stile Natural History Museum &#8211; ne&#8217; il soffocante scalone che accoglie i visitatori della National Gallery. No: al Victoria&#038;Albert Museum a dare il benvenuto a chi entra e&#8217; una hall vasta, luminosa e raffinata sulla quale capeggia <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06757.jpg">un enorme lampadario multicolore in vetro di murano.</a> Le sale del pianterreno, come la maggior parte delle sale del museo, sono <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06766.jpg">silenziose, spaziose e dominate dalla penombra.</a> Sono cosi&#8217; scure che non e&#8217; raro avere difficolta&#8217; a leggere cio&#8217; che e&#8217; scritto nelle didascalie o, addirittura, riuscire a vedere cio&#8217; che e&#8217; affisso alle pareti. Una collezione scelta accuratamente, pezzi ricercati che ricordano i reperti in mostra al British Museum ma che in qualche modo sfoderano una classe e un valore superiori.</p>
<p>Volendo fare un paragone immediato, il Victoria&#038;Albert Museum e&#8217; un British Museum d&#8217;élite. Pur non essendo esperti in fatto di archeologia o storia non si puo&#8217; non notare come oro, argento e pietre preziose abbondino. Forse e&#8217; solo una questione d&#8217;impatto visivo &#8211; anche il British Museum vanta la sua ala dedicata ai preziosi, e molti dei suoi reperti valgono quanto e piu&#8217; di dieci tiare del V&#038;A messe insieme &#8211; ma la sensazione che ne deriva e&#8217; questa: si e&#8217; di fronte al museo della classe ricca.<br />
A favorire questa visione non sono solo i reperti in mostra, molti dei quali appartenuti a re e regine di tutto il mondo, ma anche la <i>disposizione</i> degli stessi: a differenza del suo fratello piu&#8217; popolare &#8211; la coda domenicale che c&#8217;e&#8217; al British Museum non e&#8217; neppure lontanamente paragonabile al gruppetto di turisti che si aggira per le sale del V&#038;A &#8211; per riempire questo museo nessuno ha staccato e ricomposto interi palazzi alla stregua di un gigantesco puzzle. Al massimo, si sono limitati a <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06780.jpg">ricostruire alcuni ambienti.</a></p>
<p>Fino a non troppo tempo fa a pagamento, il Victoria&#038;Albert Museum e&#8217; oggi, come la maggior parte dei musei londinesi, ad entrata libera. E, come nella maggior parte dei musei londinesi, tutto cio&#8217; che il museo chiede e&#8217; una donazione simbolica di 3£ &#8211; o piu&#8217;, a scelta &#8211; o di 1£ per la mappa. Nessun obbligo, naturalmente: e&#8217; il visitatore a scegliere se e quanto donare. Nel caso in cui decidera&#8217; di dare al museo una sterlina per la mappa, avra&#8217; dunque ogni ragione di sibilare tra i denti epiteti degni di un&#8217;osteria romana quando, svoltato l&#8217;angolo e convinto di trovarsi alla sala X, si rendera&#8217; conto di essere invece finito nell&#8217;androne XY. E&#8217; un classico: nonostante le mappe, nei musei londinesi ci si perde <u>sempre</u>. Il susseguirsi di sale enormi l&#8217;una dietro l&#8217;altra e i continui passaggi di intercomunicazione porta le persone a zigzagare senza sosta da un punto all&#8217;altro, perdendo del tutto il senso dell&#8217;orientamento. A volte i numeri affissi accanto ai varchi o alle porte sono utili. A volte.</p>
<p>Il bello del visitare un museo dedicato per lo piu&#8217; alla nobilta&#8217; o, comunque, contenente reperti di un certo valore simbolico &#8211; oltre che economico &#8211; aiuta ad apprendere molte cose. Ad esempio, fa vedere da vicino quanto le persone fossero piccole di statura fino ad appena cento anni fa. Perfino nella grande Russia, da sempre patria degli spilungoni biondi, atletici e dagli occhi di ghiaccio, una donna o un uomo potevano aspirare al massimo al metro e settanta. O, almeno, questo e&#8217; cio&#8217; che si evince contemplando i vestiti della mostra <a href="http://www.vam.ac.uk/exhibitions/future_exhibs/tsars/"><i>The magnificence of Tsars</i></a>.<br />
Il vestito che attira tutti gli sguardi? <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06763.jpg">Quello</a> disegnato da Catherine Walker per Lady Diana nel 1989.</p>
<p>Il Victoria&#038;Albert Museum e&#8217; il luogo dei sogni, lo scrigno del tempo che fu, un piccolo angolo di eleganza. E di illusione: come non spalancare la bocca di fronte alla sterminata &#8211; e gigantesca in quanto a dimensioni fisiche &#8211; collezione della sala dei <i>Cast Courts</i> al livello 1? Tombe, tempietti, statue e per finire <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06768.jpg">due gigantesche colonne alte fino al soffitto.</a> Vere? Macche&#8217;! In realta&#8217; tutto cio&#8217; che e&#8217; contenuto nella sala 46A e&#8217; finto. Sono <i>plasters</i>, ovvero riproduzioni in stucco di monumenti e opere famose e le due gigantesche colonne, che peseranno al massimo qualche centinaio di chili con tanto di struttura, sono le due parti, inferiore e superiore, della nostra <a href="http://www.homolaicus.com/storia/antica/roma/colonna_traiana.htm">Colonna Traiana</a>. Nient&#8217;altro che stucco, dunque, motivo per cui gli inviti a non toccare nulla sono affissi in ogni superficie libera possibile.<br />
La <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06770.jpg">riproduzione a grandezza naturale</a> del <i>Portico della Gloria</i> di Santiago de Compostela e&#8217; un artefatto fasullo che si puo&#8217; contemplare da vicino senza dover arrivare in Spagna. Con tanto di <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/strange-dress.jpg">visitatrice sfuggita ai guardiani</a> dopo aver rubato un vestito al reparto <i>Fashion</i> del livello 1.</p>
<p>Nei sotterranei del V&#038;A e&#8217; possibile respirare l&#8217;odore del vecchio maniero settecentesco. L&#8217;aria, pregna di un aroma che racchiude l&#8217;olezzo dell&#8217;umidita&#8217;, del legno antico e del ferro, e&#8217; subito seguita da oggetti, mobili e vestiti appartenenti al XVII-XVIII secolo. Le ricostruzioni a grandezza naturale di <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06784.jpg">gabinetti settecenteschi</a>, unita a tale odore, fa smarrire il senso di spazio e tempo: per un istante sembra davvero di trovarsi all&#8217;interno di un vecchio castello.<br />
L&#8217;attenzione con cui e&#8217; stata raccolta, selezionata e disposta la collezione del V&#038;A trova la sua consacrazione nella <a href="http://www.vam.ac.uk/collections/fashion/galleries/91/index.html">sala dei gioielli</a>: tiare, collane, anelli, ciondoli, accessori dal valore inestimabile <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06799.jpg">fanno bella mostra di se&#8217; dietro teche in vetro spesse due dita</a>. Appartengono ad ogni epoca e ad ogni popolo: egizi, greci, romani, inglesi. In oro o argento, con pietre o materiali alternativi, i gioielli conservati al V&#038;A offrono al visitatore uno spettacolo piu&#8217; interessante e, sotto certi aspetti, piu&#8217; gratificante della collezione in mostra alla Torre di Londra. Inoltre, cosa non da poco, <u>puo&#8217; sostare davanti ad una certa vetrina quanto vuole</u>: nessuna pedana mobile lo trascinera&#8217; via, inesorabile, impedendogli di dare alla corona della Regina Vittoria piu&#8217; di una misera, sfuggevole occhiata. Soltanto un particolare accomuna le due sale dei preziosi: il divieto di scattare foto. Benche&#8217; non sia scritto da nessuna parte &#8211; neppure nella mappa: uno di quei rari casi in cui la precisione inglese fa cilecca &#8211; immortalare il contenuto delle <i>Jewellery rooms</i> e&#8217; proibito.<br />
Il divieto per me e&#8217; arrivato sotto forma di una giovane addetta la quale, con tutta la <i>politeness</i> della Gran Bretagna racchiusa in un sorriso, mi ha avvisata che in quella sezione non potevo scattare foto. Decisamente una grossa differenza dal &#8220;Non si puo&#8217; fotografare qui!&#8221; urlato a mia sorella da una dipendente del Museo Nazionale d&#8217;Abruzzo (L&#8217;Aquila). In realta&#8217; stava solo rispondendo ad un sms, non cercando di immortalare quelle quattro ossa ammuffite di mammuth. Ma, come dire, l&#8217;Abruzzo e&#8217; l&#8217;Abruzzo, e qui siamo in Gran Bretagna.<br />
La giapponese incappata nel mio stesso errore pochi secondi dopo di me non e&#8217; stata altrettanto fortunata: a lei e&#8217; toccato uno zelante &#8211; e incazzato &#8211; addetto che le ha tuonato, livido: &#8220;No photos, no photos! Take your pictures outside, not here!&#8221;. E&#8217; stupefacente come la sala sia ancora li&#8217; e ancora in piedi.</p>
<p>La seriosita&#8217; e il livello elevato del museo si riflette, incredibilmente, nel comportamento accorto e disciplinato dei suoi visitatori. Quasi intimoriti da un ambiente in penombra che sembra voler invitare al rispetto, essi si aggirano per le sale silenziosi, quasi sfiorando il pavimento, attenti a non causare il minimo rumore e rendendo gli spazi dei giganti sonnolenti. Giunta alla sezione dei dipinti del terzo piano mi sono arresa: ho cavato dalla tasca l&#8217;iPod e l&#8217;ho acceso al massimo volume. Ho evitato cosi&#8217; di finire tra le attrazioni del museo etichettata come &#8220;la prima persona capace di addormentarsi in piedi di fronte ad un <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06798.jpg">quadro di Turner&#8221;.</a></p>
<p>Visitare il Victoria&#038;Albert Museum permette di comprendere meglio i ritmi, gli stili, i vizi e gli eccessi della nobilta&#8217; di ieri e di oggi. Insieme ad una postilla ai piu&#8217; sconosciuta: non sempre i discendenti delle nobili casate se la passano bene. E&#8217; il caso di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Edward_Cavendish,_10th_Duke_of_Devonshire">Edward Cavendish, decimo duca di Devonshire</a>, il quale ha preferito pagare parte delle tasse donando al museo alcuni tra i piu&#8217; preziosi arazzi oggi in mostra nella sezione apposita. Insomma, per l&#8217;<i>establishment</i> britannico a volte c&#8217;e&#8217; il ritorno al baratto. Dopotutto, in qualche modo dovranno pur pagare il dispendioso mantenimento dei possedimenti lasciati loro dai padri e dai nonni, e allora perche&#8217; non usufruire di alcuni dei gingilli che da secoli prendono polvere in soffitta? Oppure far ricorso all&#8217;espediente del barone di Montagu di Beaulieu, che ogni anno accoglie nel suo castello e nel suo museo di auto antiche oltre mezzo milione di visitatori, ottenendo entrate sufficienti a conservare la sua tenuta in perfette condizioni*. Dopotutto,  anche lui deve pur pagare il dispendioso mantenimento dei possedimenti di famiglia, per l&#8217;appunto.</p>
<p>Se nella gran parte dei musei visitare lo shop ad essi annesso e&#8217; solo una perdita di tempo, nel caso del V&#038;A un&#8217;occhiata e&#8217; obbligatoria: esso e&#8217;, infatti, una vera e propria manifestazione di stravaganza dove vestiti dai colori orrendi si alternano ad orridi cappelli astratti e ad ancora piu&#8217; terrificanti sciarpe dai materiali alternativi e costi affrontabili solo a rate. Collane in finte perle o anelli in plastica a dir poco pacchiani sfoggiano un cartellino degno di un&#8217;oreficeria Cartier.<br />
Sicuramente un ottimo punto di rifornimento per il Carnevale, tale shop. Per chi se li puo&#8217; permettere, ovviamente.</p>
<p>* &#8220;Dio ci salvi dagli inglesi&#8230; o no?&#8221;, Antonio Caprarica, cap. 6</p>
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		<title>Tate Modern, il luogo che scatena il sentimento del riciclaggio</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 23:29:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Tate Modern e&#8217; tra i musei piu&#8217; conosciuti e frequentati di Londra. Ricavata da una vecchia fabbrica degli Anni &#8217;40 essa raccoglie centinaia di opere dell&#8217;arte moderna internazionale dal 1900 ai giorni nostri. Affacciata sul Tamigi, affiancata dal piccolo Globe Theatre, la Tate Modern e&#8217;, come la maggior parte dei musei londinesi, ad accesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/tate-modern.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/tate-modern-300x225.jpg" alt="" title="tate-modern" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-199" /></a></p>
<p>La <a href="http://www.tate.org.uk/modern/">Tate Modern</a> e&#8217; tra i musei piu&#8217; conosciuti e frequentati di Londra. Ricavata da una vecchia fabbrica degli Anni &#8217;40 essa raccoglie centinaia di opere dell&#8217;arte moderna internazionale dal 1900 ai giorni nostri. Affacciata sul Tamigi, affiancata dal piccolo Globe Theatre, la Tate Modern e&#8217;, come la maggior parte dei musei londinesi, ad accesso gratuito. La sua vasta esposizione permanente e&#8217; a disposizione di chiunque, lasciando al singolo la decisione di pagare o no le tre sterline suggerite o il biglietto per le esposizioni temporanee.</p>
<p>Io e l&#8217;arte moderna parliamo due lingue diverse: non riusciamo a capirci. Come per la matematica, dell&#8217;arte moderna non capisco i meccanismi: di fronte ad una tela completamente bianca con una macchia rossa nel mezzo tutto cio&#8217; che mi viene in mente e&#8217; un pennello troppo intriso caduto ad un pittore troppo sbadato. Un esperto, al contrario, riesce a vedere in quella macchia un intero mondo. In che modo? Non lo so. Forse lavorando di fantasia, forse grazie a una mente aperta all&#8217;astratto o forse solo grazie ad un trip. In ogni caso, beato lui che ci capisce qualcosa.<br />
So gia&#8217; che alla fine di questo articolo i modernisti e gli esperti d&#8217;arte contemporanea vorranno mettermi alla gogna con in testa un cappello dalle orecchie a punta. Le persone intorno a me qui alla Tate neppure immaginano che il mio scrivere forsennato su questo taccuino non e&#8217; dovuto ad una smania di prendere appunti sulle opere esposte &#8211; come il 99% degli altri muniti di carta e penna &#8211; bensi&#8217; alla voglia di fissare in tempo reale le mie impressioni su un&#8217;intera discarica riversata su tele, piedistalli e nicchie e spacciata per arte contemporanea.</p>
<p>Ripeto: l&#8217;arte moderna non la capisco, ne&#8217; mi piace. Sono troppo affezionata ad artisti come Michelangelo, Botticelli, Canaletto o Turner &#8211; pittori che riescono sempre a far capire cosa vogliono mostrare anche quando usano solo macchie di colore come Turner &#8211; per comprendere l&#8217;astratto. Tuttavia, riconosco che per gli esperti in materia e&#8217; un buon posto, cosi&#8217; come lo e&#8217; per i profani: impossibile non divertirsi alla vista di manufatti tanto peculiari. Alcuni di essi sono il palese risultato di una perquisizione della pattumiera della cucina: l&#8217;autore ha trovato il componente piu&#8217; interessante, lo ha appiccicato con la Pritt a un cartoncino, gli ha affibbiato un nome e lo ha sbolognato alla Tate la quale, pronta, lo ha messo in esposizione propinandolo come opera d&#8217;arte di altissimo livello. Solo cosi&#8217; puo&#8217; essere accettato un pezzo di compensato con su attaccati dei tondi in legno al quale e&#8217; stato dato il nome di &#8220;Costellazione secondo le leggi del caso&#8221;. Mi sono stupita della mia ignoranza: come non capire che quei quattro legnetti sbiaditi rappresentano l&#8217;astro celeste? &#8220;Secondo le leggi del caso&#8221;, si specifica, anche se, al vedere il risultato, sembrano piu&#8217; leggi del pube.</p>
<p>Alla Tate Modern perfino foto che non rappresentano nulla e trasmettono ancora meno finiscono in cornice appese a una parete. Avrei voluto immortalare la mia faccia quando, svoltato l&#8217;angolo ed entrata nella sala 7 del terzo piano, mi sono ritrovata di fronte ad un <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/joseph-beuys_the-pack.jpg">furgoncino Volkswagen Anni &#8217;60 con una coda di slittini in legno in uscita dal portello posteriore</a>: quella si&#8217; che sarebbe stata una foto da incorniciare. Oppure registrare la mia esclamazione &#8211; &#8220;E questo che diavolo sarebbe adesso?&#8221; &#8211; alla vista di una <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/miroslaw-balka_480x10x10.jpg">catena di saponette usate appesa alla parete</a>.<br />
Giunta alla sala 9 mi sono trovata di fronte a dipinti finalmente degni di questo nome e di essere guardati. Benche&#8217; appartenenti al Realismo, sono comunque interessanti, belli, con luci e colori tutti da studiare. Gia&#8217; alla sala 10, pero&#8217;, c&#8217;e&#8217; il ritorno all&#8217;assurdo: Cornelia Parker decide di disfarsi della lista nozze appendendo <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/cornelia-parker_thirty-pieces-silver.jpg">un intero servizio d&#8217;argento al soffitto della Tate</a>.</p>
<p>Alcune delle sale del museo sono anticipate da pannelli nei quali si invita i visitatori a prendere in considerazione il contenuto delle stesse prima di entrare, al fine di evitare choc o turbamenti. La sala 3 del terzo piano e&#8217; preceduta da un cartello nel quale si specifica che il contenuto dell&#8217;esposizione e&#8217; di natura violenta. Il visitatore sa gia&#8217; cosa aspettarsi dal <i>Viennese Actionism</i>, dunque. O, almeno, questo e&#8217; cio&#8217; che crede. Non puo&#8217; certo immaginare che al di la&#8217; del varco si srotola una sequela di foto, tele e oggetti realizzati da artisti fissati con evirazioni, squartamenti e <a href="V">sangue a go go</a>. Il tutto trasmesso attraverso opere ovviamente incomprensibili e al tempo stesso abbastanza esplicite da rendere l&#8217;idea. Il re dei Dottor Frankenstein? <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/gunter-brus.jpg">Gunter Brus</a>. Eppure, benche&#8217; nauseato, all&#8217;uscita dalla sala il visitatore non puo&#8217; dire nulla: come recita il pannello, quelle appena viste sono opere degli Anni &#8217;60 di artisti austriaci che hanno voluto portare all&#8217;estremo i limiti fisici e psichici del corpo umano. Insomma, un modo pulito di etichettare un tipo di corrente che non fa altro che trasformare in arte quanto realmente accaduto appena quindici anni prima nei lager?</p>
<p>Per una persona totalmente a digiuno &#8211; o totalmente ignorante, a seconda dei punti di vista &#8211; in fatto di arte contemporanea e&#8217; difficile mantenere un contegno serio e imperturbabile all&#8217;interno della Tate. Personalmente, man mano che avanzo di sala in sala mi rendo conto da sola di avere esplicitamente stampate in faccia tutte le espressioni del mondo: perplessita&#8217;, ilarita&#8217;, incredulita&#8217;, scetticismo, dissenso, disappunto. Come non sollevare entrambe le sopracciglia di fronte ad una tela come <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/the-snail_matisse.jpg"><i>The Snail</i></a> di Matisse? Qualche erudito &#8211; insomma, qualcuno non ignorante quanto me &#8211; sa dirmi che diavolo sono quei riquadri sformati disegnati gli uni sopra gli altri? Dell&#8217;arte moderna accetto un solo artista: Picasso.</p>
<p>Volendo dare una spiegazione alternativa e personale alle opere c&#8217;e&#8217; da sbizzarrirsi per un pomeriggio intero. Ad esempio, Sergej Jensen nel suo <i>The World</i> ha foderato una tela con la moquette del soggiorno e ci ha appiccicato sopra un pezzo del vestito della domenica di sua nonna. Chissa&#8217; quanto ne sara&#8217; stata contenta l&#8217;attempata signora, visto il risultato di tale taglia-e-cuci da cinque minuti.<br />
Kline, invece, grazie al suo <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/meryon-kline.jpeg"><i>Meryon</i></a> non potra&#8217; mai essere assunto come imbianchino: con delle pennellate cosi&#8217; &#8211; &#8220;secondo le leggi del caso&#8221;, come la costellazione fatta di legnetti di cui sopra &#8211; l&#8217;intonaco verrebbe via a croste nel giro di poche settimane.<br />
Fortunatamente il terzo piano riesce ad offrire anche opere interessanti che, pur nella loro visione distorta della realta&#8217;, comunicano qualcosa. E&#8217; il caso di <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/los-moscos_bradford.jpg"><i>Los Moscos</i></a> di Bradford, un enorme collage di materiali misti in cui prevalgono il nero e il giallo fluorescente, o di <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/jane_raqib-shaw.jpg"><i>Jane</i></a>, un dipinto di Raqib Shaw che si ispira al famoso ritratto della terza moglie di Enrico VIII di Holbein.<br />
Il fondo dell&#8217;assurdo, tuttavia, lo si tocca al quinto piano, dove sono esposte con orgoglio dietro cornice una manciata di fotocopie di annunci immobiliari &#8211; con tanto di planimetrie &#8211; gentile concessione della Tecnocasa inglese. Poco piu&#8217; in la&#8217;, il genio incompreso di Koo Jeong-a, che ha dato fondo ai suoi risparmi per comprare pezzi di Geomag sufficienti a permettergli di realizzare il suo <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/cedric_koo-jeong.jpg"><i>Cedric</i></a>. E che dire di Sam Durant, che ha tagliato lo scatolone della tv appena comprata, ci ha incollato sopra un po&#8217; di plexiglass e lo ha chiamato <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/sam-durant_ababdoned-house.jpg"><i>Abandoned house #1</i></a> &#8211; facendoti chiedere quante altre &#8220;abandoned houses&#8221; abbia costruito, magari servendosi delle confezioni dello stereo, del lettore dvd e del tostapane?</p>
<p>Ridiscendendo ai piani inferiori la concentrazione di opere esposte diminuisce sensibilmente, complice il ridotto numero di sale &#8211; intese come tali &#8211; a disposizione. L&#8217;esposizione temporanea dedicata al genio di Nicholas Hlobo, per molti la prima tappa della vista, nel mio giro disordinato diventa la penultima. Sono sola in questa quieta e isolata ala al level 2 della Tate. Sola con il guardiano, che osserva con occhio critico la mia espressione disorientata di fronte al serpentone informe di cuoio, cuciture e zip srotolato per tutta la lunghezza della stanza. &#8220;Ma Hlobo ha ragionato in anticipo sulla forma definitiva da dare a questa cosa deforme o ha cominciato a cucire insieme pezzi di cuoio &#8211; sempre &#8220;secondo le leggi del caso&#8221; &#8211; e poi quel che e&#8217; venuto e&#8217; venuto?&#8221;, mi chiedo. Non ho tempo di ragionare sulla risposta, pero&#8217;, perche&#8217; la vasta opera di Dominique Gonzalez-Foerster, sviluppata su tutta la superficie dell&#8217;enorme Turbine Hall, cattura la mia attenzione. E provoca l&#8217;ennesimo ritorno all&#8217;espressione perplessa/incredula/ilare: l&#8217;artista <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/dominique-gonzalez_unilever-series.jpg">ha dato fondo alle scorte di letti a castello dell&#8217;Ikea creando un immenso dormitorio</a> in quella che un tempo fu la sala macchine. Insomma, il sogno di Alan Smith. Anche i magazzini di Waterstone&#8217;s devono aver ricevuto una visita dall&#8217;autrice: ciascuna branda <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/dominique-gonzalez_unilever-series_dettaglio.jpg">e&#8217; dotata di un libro</a> &#8211; rigorosamente legato alla stessa tramite un cavo d&#8217;acciaio per impedirne il furto.<br />
L&#8217;interessante della Tubine Hall, tuttavia, non sta nella schiera di letti a castello, ne&#8217; nello <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/dominique-gonzalez_unilever-series_dett.jpg">scheletro di dinosauro di plastica</a> all&#8217;angolo o nell&#8217;enorme ragno di ferro alto fino al soffitto. L&#8217;interessante della Turbine Hall <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/tate-modern_turbine-hall.jpg">sta nella Turbine Hall stessa</a>, nei residui del cuore della fabbrica che fu.<br />
Cosa se ne fara&#8217; la signora Gonzalez di quei duecento letti al termine dell&#8217;esposizione? Difficile dirlo. Magari li riciclera&#8217; e si dara&#8217; al Bed&#038;Breakfast.</p>
<p>All&#8217;uscita, come in ogni museo che si rispetti, c&#8217;e&#8217; pronto ad attendermi lo shop a tema. Decine di scaffali colmi di oggetti assolutamente inutili e vergognosamente costosi si susseguono gli uni dopo gli altri, cercando di tentarmi coi loro colori e la loro originalita&#8217;. La mia mente pero&#8217; e&#8217; troppo assorbita da quanto ha appena visto per soffermarsi a contemplare quelle tazze scadenti o quelle matite di carta riciclata.<br />
Chissa&#8217;, forse un giorno diventero&#8217; un&#8217;artista famosa anch&#8217;io, mi dico: visti alcuni degli esemplari conservati alla Tate, gli schizzi da me realizzati per giocare a Pictionary diventano dei capolavori.</p>
<p>(La maggior parte delle immagini contenute in questo articolo provengono dal sito <a href="http://www.tate.org.uk/modern/">http://www.tate.org.uk/modern</a>)</p>
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		<title>Il raro evento della neve a Londra</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 21:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze oculari]]></category>
		<category><![CDATA[Neve a Londra febbraio 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[I miei coinquilini mi hanno dato della pazza e chiesto chi fosse il mio pusher: alle 7.15 di questa mattina ero in piedi, vestita e pronta a fiondarmi nel mezzo del biancore che ha letteralmente soffocato la citta&#8217;. Iniziata con violenza ieri sera, la bufera di neve e&#8217; andata avanti per tutta la notte, ricoprendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/02feb09_neve-londra.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/02feb09_neve-londra-300x225.jpg" alt="" title="02feb09_neve-londra" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-176" /></a></p>
<p>I miei coinquilini mi hanno dato della pazza e chiesto chi fosse il mio pusher: alle 7.15 di questa mattina ero in piedi, vestita e pronta a fiondarmi nel mezzo del biancore che ha letteralmente soffocato la citta&#8217;.<br />
Iniziata con violenza ieri sera, la bufera di neve e&#8217; andata avanti per tutta la notte, ricoprendo tetti, strade, auto, e rendendo il cielo un&#8217;unica, uniforme distesa rossa. Non occorreva essere geni per capire che una nevicata cosi&#8217; non e&#8217; cosa usuale, a Londra. Ecco perche&#8217; alle 7.15 ero pronta a raggiungere il centro armata di macchina fotografica.<br />
I miei coinquilini mi hanno dato della pazza, ma in realta&#8217; ho semplicemente fatto cio&#8217; che i 3/4 dei londinesi &#8211; non lavoratori e anche lavoratori, resi off per un giorno dall&#8217;impossibilita&#8217; di raggiungere i propri uffici &#8211; ha fatto: vivere la citta&#8217; innevata fin dalle prime ore del mattino. Come tutti mi sono limitata a dare ascolto al mio istinto, all&#8217;impulso che mi ha suggerito di uscire e andare a vedere di persona cio&#8217; che per ore avevo contemplato solo dalla finestra.</p>
<p>Il mio arrivo alla stazione di Oxford Circus e&#8217; stato salutato da una coda compatta di centinaia di persone in diligente attesa di poter accedere ai binari della Central Line, linea nella quale sarei dovuta salire anch&#8217;io. Dagli altoparlanti, voci ferme e sicure invitavano i passeggeri ad attendere il loro turno nei tunnel a causa di un eccessivo e imprevisto sovraffollamento delle banchine: pare che ad aspettare il primo treno della rossa fossero in migliaia. Nessun suggerimento su come uscire dall&#8217;ingorgo, nessun indizio sulla linea da prendere in sostituzione: i 3/4 della Tube era letteralmente ferma. La citta&#8217; efficiente e sempre in orario era stata completamente paralizzata da venti centimetri di neve.<br />
Ho fatto dietro-front, sono salita in superficie e ho coperto a piedi la distanza che mi separava da Hyde Park.<br />
Nel momento stesso in cui sono emersa in Oxford Street ho ringraziato la temporanea paralisi della metro: ho potuto godermi una delle vie solitamente piu&#8217; affollate di Londra nel silenzio e nell&#8217;immobilita&#8217; complete. Un&#8217;immobilita&#8217; che mi ha seguita fin dentro i cancelli di Hyde Park, e che e&#8217; proseguita per tutta la durata della mia permanenza nel parco. Una staticita&#8217; irreale, per una citta&#8217; in perenne frenesia, che ha permesso a rumori altrimenti inudibili di coprire distanze impensabili &#8211; come i rintocchi delle 9 del Big Ben.</p>
<p>La neve rende esuberanti ed emozionati come bambini, su questo non si discute. Nei parchi ordinatamente affollati &#8211; li ho attraversati tutti: Hyde Park, Kensington Gardens, Green Park, St. James&#8217;s Park &#8211; le richieste di foto ai passanti piovevano copiose quanto i fiocchi di neve, cosi&#8217; come le candidature spontanee a scattarne. Grazie a tale esuberante gentilezza ho potuto collezionare una serie di scatti di me stessa altrimenti irrealizzabile.<br />
La neve rende esuberanti ed emozionati come bambini, riuscendo a far sorridere perfino uomini bardati di indumenti da migliaia di sterline mentre scivolano pericolosamente sui marciapiedi sommersi. Sorridono teneramente, non per imbarazzo, e cercano di proseguire per la loro strada, arrancando con la ventiquattrore in mano.<br />
La neve rende esuberanti ed emozionati come bambini, ma crea frotte di volatili incazzati. Mentre gli umani giocano come ragazzini e si scattano foto a vicenda, la fauna dei parchi tenta, con scarsi risultati, di fare cio&#8217; che ha sempre fatto: volare, nuotare, camminare. Becca furiosamente lo strato di ghiaccio che rende impenetrabile il suo adorato laghetto, cerca di risollevarsi dagli scivoloni sulle rive innevate aprendo le ali e guarda appena i visitatori sovreccitati che scattano foto alle loro zampe palmate sprofondate nel bianco.<br />
La neve rende esuberanti ed emozionati come bambini, ma evidentemente annebbia il cervello. Instabili ciclisti a bordo delle loro mountain-bike si alternano a salutisti in pantaloncini e canotta intenti a correre nonostante la neve fino alle ginocchia, il vento ghiacciato e la temperatura sottozero. Mentre gli altri, coperti fino alla punta dei capelli, si chiedono come ci riescano, sul sentiero sfila indisturbato un uomo in tenuta da esploratore artico che trascina dietro di se&#8217; una slitta colma di strumenti da montagna. Eredita&#8217; ricevuta dal trisnonno pioniere o acquisto in periodo di saldi in attesa di questo momento? Impossibile capirlo, cosi&#8217; come e&#8217; impossibile capire in che modo quel gruppo di sciatori sia riuscito ad arrivare al parco con gli sci da fondo ai piedi. Mi sarebbe piaciuto vederli attraversare un semaforo o scendere dalla Tube con gli sci in spalla: non e&#8217; una scena che si vede tutti i giorni. Per poche ore Londra si e&#8217; trasformata nell&#8217;equivalente albionico di Cortina d&#8217;Ampezzo.</p>
<p>Trovarsi a Londra il giorno della nevicata piu&#8217; copiosa degli ultimi 18 anni implica ritrovarsi impreparati di fronte all&#8217;evento. Camminare per quattro ore nella neve fresca con un paio di Converse ai piedi garantisce tre cose: scivoloni, calzini zuppi e piedi blu. Tuttavia, l&#8217;inadeguatezza del mio abbigliamento e&#8217; stata piu&#8217; che superata dall&#8217;assurdita&#8217; dell&#8217;abbigliamento di altre: abituate alla pioggia ma spiazzate dalla neve, le donne londinesi sono uscite di casa con tacchi a spillo o, peggio, ciabattine aperte. Un modo senza dubbio azzeccato di affrontare cio&#8217; che io non sono riuscita ad affrontare con le mie Converse!</p>
<p>Alla fine della giornata il bilancio complessivo di questa nevicata fuori dal comune e&#8217; piu&#8217; disastroso di un bollettino di guerra: centinaia di incidenti d&#8217;auto, migliaia di cadute piu&#8217; o meno gravi, uffici vuoti, economia in stallo, autobus scomparsi dalle strade, quasi fossero stati dissolti. Tube completamente paralizzata: Jubilee, Metropolitan e Hammersmith&#038;City  Lines sospese, District Line parzialmente chiusa, Central Line in fortissimo ritardo. Piccadilly, Northern, Victoria e Circle Line in funzione, grazie ai loro percorsi sotterranei ma, prevedibilmente, paralizzate dai milioni di londinesi bisognosi di muoversi utilizzando i pochi treni ancora in funzione.</p>
<p>(Foto di Londra innevata: vai <a href="http://cid-b8de4e50cd3bfb0b.skydrive.live.com/browse.aspx/London%20life/02%20Feb%2009%20-%20Londra%20innevata">qui</a>)</p>
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		<title>Esplosione di turisti bramosi di informazioni</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 13:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Testimonianze oculari]]></category>
		<category><![CDATA[Buckingham Palace Gardens]]></category>
		<category><![CDATA[Grosvenor Place]]></category>
		<category><![CDATA[Turisti a Londra]]></category>

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		<description><![CDATA[Le mura di cinta dei giardini di Buckingham Palace sono quanto di piu&#8217; inquietante si possa vedere, insieme al muro perimetrale di St. James&#8217;s Palace. Scuri, infiniti, massicci, danno una sensazione di austerita&#8217; palpabile. Camminarci accanto intimidisce, quelle telecamere puntate su di te ti fanno sentire colpevole. L&#8217;impressione che si ha al vedere quella distesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/grosvenor-place.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/grosvenor-place-250x187.jpg" alt="" title="grosvenor-place" width="250" height="187" class="aligncenter size-medium wp-image-131" /></a></p>
<p>Le <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/buckingham-grds-wall.jpg">mura di cinta dei giardini di Buckingham Palace</a> sono quanto di piu&#8217; inquietante si possa vedere, insieme al muro perimetrale di St. James&#8217;s Palace.<br />
Scuri, infiniti, massicci, danno una sensazione di austerita&#8217; palpabile. Camminarci accanto intimidisce, quelle telecamere puntate su di te ti fanno sentire colpevole. L&#8217;impressione che si ha al vedere quella distesa di mattoni e&#8217; di trovarsi a costeggiare un campo di concentramento: muro di due metri con spuntoni mortali alla sommita&#8217; e un reticolato elettrico capace di incenerirti gia&#8217; al solo <i>sfiorarlo</i> con l&#8217;unghia. Questo e altro per garantire l&#8217;incolumita&#8217; di Bess.</p>
<p>Andarsene in giro con una cartellina sottobraccio e procedendo spedita e sicura per la tua strada, senza guardarti intorno spaesata, non ti da&#8217; certo l&#8217;aria della turista. Un dettaglio del quale i turisti si accorgono e che sfruttano per fare di te un TomTom.<br />
Spiegare ad un trio di uomini giapponesi a stento confidenti con l&#8217;inglese <a href="http://maps.google.it/maps?f=d&#038;source=s_d&#038;saddr=51.500862,-0.150118&#038;daddr=A302%2FVictoria+St&#038;hl=it&#038;geocode=%3BFTbTEQMdpAj-_w&#038;mra=dme&#038;mrcr=0&#038;mrsp=0&#038;sz=17&#038;dirflg=w&#038;sll=51.500869,-0.148369&#038;sspn=0.002905,0.009077&#038;ie=UTF8&#038;ll=51.500194,-0.140634&#038;spn=0.011621,0.036306&#038;z=15">come raggiungere Westminster Abbey da Grosvenor Place</a> non e&#8217; proprio uno scherzo: rischi di farli perdere appena giunti alla diramazione dei Grosvenor Gardens. Tuttavia, e&#8217; fantastico scoprire che stai riuscendo comunque ad indirizzarli e meraviglioso vedersi fare un inchino come ringraziamento per il tuo aiuto. Roba che finora avevo visto solo nei cartoni animati!</p>
<p>Londra e&#8217; una citta&#8217; con dei ritmi assai strani, un po&#8217; come Bologna. Ci sono giorni in cui la citta&#8217; e&#8217; vuota &#8211; beh, sempre tenendo conto dei suoi sette milioni di abitanti! &#8211; e giorni in cui, inspiegabilmente, esplode.<br />
Per le strade, nelle piazze e nei parchi e&#8217; un brulicare di persone. Armate di cartine, di macchinette fotografiche, di telecamere: turisti. Talmente tanti che viene spontaneo chiedersi se Boris Johnson non li abbia per caso tenuti chiusi da qualche parte in attesa di tirarli fuori tutti insieme. Sembra impossibile, infatti, che siano arrivati tutti nello stesso momento.<br />
Camminare per le vie centrali diventa impossibile e si rischia di tornare a casa con una costola lussata e un occhio nero, gentile regalo di qualche straniero ansioso di prendere il verde pedonale o di raggiungere la vetrina di un dato negozio. Tentare di rilassarsi in un parco e&#8217; impossibile: giunti in massa con quindici chili di pane nello zaino, i turisti ingozzano qualunque essere vivente trovino nei paraggi, rendendo pericoloso il tuo avanzare lungo i sentieri. Stormi di piccioni e gabbiani impazziti volano come razzi da un turista all&#8217;altro, letteralmente fregandosene di chi trovano sulla loro rotta. Un piccione lanciato a mille all&#8217;ora nello stomaco non e&#8217; proprio una delizia.<br />
La conseguenza di questa sovreccitazione e&#8217; una mania smodata per gli scatti fotografici. Ai piccioni, alle anatre, agli scoiattoli, a se&#8217; stessi tramite autoscatto. Poi, come un miraggio, vedono te: il loro tripod umano!<br />
Prima che tu abbia il tempo di dire &#8220;a&#8221; ti ritrovi piantata nella mano una macchinetta, e il tipo che te l&#8217;ha mollata inspiegabilmente e&#8217; gia&#8217; di fronte a te, lontano, in posa. Sul tuo viso si fa strada lo stupore: stai per immortalare il nipote di Flash!<br />
Samsung, Sony, Canon, Fuji&#8230; in questa tua temporanea mansione di fotografo ti ritrovi a maneggiare di tutto, anche marche che non avevi mai sentito nominare in vita tua come la <i>Digity</i> o la <i>Pixie</i> &#8211; con conseguente nostalgia per i tempi andati in cui vedevi in tv l&#8217;omonimo cartoon, <i>Pixie e Dixie</i>.<br />
Mentre l&#8217;avventore ti chiede una foto, poi un&#8217;altra e un&#8217;altra ancora &#8211; sempre schizzando alla Clark Kent &#8211; il tuo cervello memorizza, studia, analizza. Il giorno in cui avrai bisogno di una nuova digitale potrai comprarla ad occhi chiusi.</p>
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		<title>Il parco dei divieti</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 19:39:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Holland Park]]></category>

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		<description><![CDATA[Holland Park e&#8217; un piccolo parco situato nella parte ovest di Londra, all&#8217;inizio della zona 2. E&#8217; facilmente raggiungibile con la metro, Central Line, ed e&#8217; un luogo tranquillo e selvaggio piazzato nel bel mezzo di case dall&#8217;aria signorile. Percorsi fangosi, alberi cresciuti gli uni sugli altri, recinzioni avviluppate in siepi sfoltite, Holland Park e&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/hollandpark_casa.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/hollandpark_casa-300x225.jpg" alt="" title="hollandpark_casa" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-102" /></a></p>
<p><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#038;source=s_q&#038;hl=it&#038;geocode=&#038;q=holland+park,+london&#038;sll=41.442726,12.392578&#038;sspn=14.317777,37.177734&#038;ie=UTF8&#038;ll=51.504789,-0.204964&#038;spn=0.01162,0.036306&#038;z=15&#038;iwloc=addr">Holland Park</a> e&#8217; un piccolo parco situato nella parte ovest di Londra, all&#8217;inizio della zona 2. E&#8217; facilmente raggiungibile con la metro, Central Line, ed e&#8217; un luogo tranquillo e selvaggio piazzato nel bel mezzo di case dall&#8217;aria signorile.<br />
Percorsi fangosi, alberi cresciuti gli uni sugli altri, recinzioni avviluppate in siepi sfoltite, Holland Park e&#8217; la versione in miniatura di Hampstead Heath. A differenziarlo dal suo fratello maggiore e&#8217; anche la cura e l&#8217;ordine che la flora, nonostante il suo aspetto selvaggio, possiede. Hampstead Heat, infatti, e&#8217; natura allo stato brado, un susseguirsi di colline e boschi dall&#8217;aria a volte minacciosa. Difficile mantenere il senso dell&#8217;orientamento una volta entrati: la sua incredibile estensione rende ai non autoctoni impossibile l&#8217;entrare e l&#8217;uscire dallo stesso punto. Holland Park, in rapporto, e&#8217; un piccolo giardino circondato da case. Non si deve aguzzare troppo l&#8217;orecchio per sentire i rombi delle auto di passaggio tutto intorno. Carino? Certo, benche&#8217; sarebbe piu&#8217; corretto dire <i>particolare</i>. Interessante? Non troppo o, almeno, non in pieno inverno.</p>
<p>Le infinite staccionate che corrono accanto ad ogni sentiero di Holland Park sono punteggiate da cartelli che ricordano ai visitatori determinate regole da rispettare. E&#8217; vietato, ad esempio, girare per il parco con i pattini ai piedi, cosa invece permessa in altri parchi cittadini. Divieto di facile rispetto, vista l&#8217;assenza di percorsi cementati. E&#8217; vietato <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/hollandpark_cartello2.jpg">lasciare i cani liberi</a> e andare in bicicletta. Questo, ovviamente, chiedendolo <i>per favore</i>.<br />
Solitamente rispettati, gli ultimi due divieti giusto citati, invece, in Holland Park vengono presi all&#8217;italiana: non erano pochi i cani senza guinzaglio o i ciclisti all&#8217;interno del parco, oggi.<br />
Al di la&#8217; del tipo di comportamento da tenere, resta la lingua nella quale tali cartelli sono stati redatti: un comando militare, anziche&#8217; un invito ai cittadini. <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/hollandpark_cartello1.jpg">Uno di essi in particolare</a> e&#8217; cosi&#8217; pregno di negazioni da non poter non suscitare un sorriso. Al leggerlo, non si puo&#8217; non fare l&#8217;associazione con la pioggia di &#8220;Nein!&#8221; e di &#8220;Verboten!&#8221; ai quali la nostra capitale sta assistendo da qualche anno in qua. E questi senza per favore.</p>
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