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	<title>The London chronicles &#187; Shopping&amp;Tempo libero</title>
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	<description>Una voce italiana da Londra</description>
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		<title>Una giornata al mare</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 23:05:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per la GB]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
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		<description><![CDATA[Ad East Croydon, nel cartello identificativo della stazione ferroviaria si puo&#8217; leggere, in corsivo, &#8220;Home of Nestle&#8217; UK&#8221;: casa della Nestle&#8217; britannica. In Italia nessuno scriverebbe mai &#8220;patria del famoso prosciutto&#8221; alla stazione di Parma, ma in Gran Bretagna amano ricordare e, soprattutto, farcire i cartelli. Piu&#8217; dettagli si mettono, piu&#8217; il posto ha roba [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/brighton-beach.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/brighton-beach-300x225.jpg" alt="brighton-beach" title="brighton-beach" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-267" /></a></p>
<p>Ad East Croydon, nel cartello identificativo della stazione ferroviaria si puo&#8217; leggere, in corsivo, <i>&#8220;Home of Nestle&#8217; UK&#8221;</i>: casa della Nestle&#8217; britannica. In Italia nessuno scriverebbe mai &#8220;patria del famoso prosciutto&#8221; alla stazione di Parma, ma in Gran Bretagna amano ricordare e, soprattutto, <i>farcire</i> i cartelli. Piu&#8217; dettagli si mettono, piu&#8217; il posto ha roba interessante da offrire. Quindi benvenga qualunque aggiunta.</p>
<p>Che il treno stia per fare il suo ingresso trionfale a <b>Brighton</b> lo si capisce ancor prima di leggere il pannello luminoso nella carrozza: basta guardare fuori dal finestrino. Le dolci colline dei Downs sono foderate da migliaia di tetti tutti uguali accalcati gli uni sugli altri. Una mole di abitazioni troppo imponente per appartenere a qualunque altro sparuto villaggio del Sussex.<br />
Una voce chiara e comprensibile prende vita negli altoparlanti, annunciando ai passeggeri quanto loro hanno gia&#8217; capito: il treno e&#8217; al suo capolinea. All change, please.<br />
La decisione di vedere la costa inglese e, in particolare, Brighton e&#8217; vecchia di anni. Sapevo che, prima o poi, avrei visitato quella citta&#8217; entratami in testa un pomeriggio del 2005, quando presi l&#8217;atlante e lessi questo nome. Il meteo previsto ieri sera per oggi non era ottimista, motivo per cui non avevo settato alcuna sveglia. L&#8217;efficienza delle tende inglesi &#8211; ovvero, delle <i>non-tende</i> inglesi &#8211; ha fatto si&#8217; che stamattina una lama di luce mi perforasse le palpebre alle 8, svegliandomi. Sole in una giornata in cui era previsto nuvoloso: in mezz&#8217;ora ero fuori casa e con il pranzo gia&#8217; pronto nello zaino.<br />
Se si ha fortuna, raggiungere Brighton non costa nulla. La migliore combinazione tra tempo di viaggio e costo la si trova, comunque, nella Southern Railways: 20.90£ per un biglietto di andata e ritorno Londra-Brighton. Tempo totale: un&#8217;ora e qualche minuto. Comodo, veloce, con poche fermate. Senza dubbio meno massacrante delle due ore e mezzo dei bus della National Express &#8211; al costo di 11.90£.</p>
<p>Brighton e&#8217; una cittadina singolare. A coloro abituati a Londra e alla sua mutevolezza &#8211; ogni quartiere londinese e&#8217; un mondo a se&#8217;, diverso da tutti gli altri &#8211; appare come un&#8217;anonima citta&#8217; inglese: solite case dal tetto grigio e finestre a ghigliottina, solite viuzze costellate di pub e shop, soliti saliscendi tipici delle zone collinari. In parte e&#8217; vero, ma Brighton, come moltissime altre citta&#8217; della costa, ha qualcosa in piu&#8217;: il mare. Usciti dalla stazione e imboccata Trafalgar Street bastano poche decine di metri per scorgerlo laggiu&#8217;, in fondo alla lunga discesa: brillante, tumultuoso, infinito. Uno spaccato di oceano incastrato tra due file infinite di palazzi, uno scorcio meraviglioso.<br />
Il mare e&#8217; la ragione che rende Brighton una delle prime mete estive dell&#8217;Inghilterra. Vicina a Londra piu&#8217; di qualunque altra cittadina balneare, essa e&#8217; un punto di riferimento per i bagnanti fin dal XVIII secolo, benche&#8217; fosse e sia tuttora una meta d&#8217;élite. Fu proprio grazie alla sua fama &#8211; nonche&#8217; alla sua clientela aristocratica &#8211; se il futuro Giorgio IV decise di stabilirvisi e, in seguito, di costruire uno dei palazzi reali piu&#8217; famosi della Gran Bretagna, il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Royal_Pavilion">Royal Pavilion</a>.</p>
<p>La spiaggia di Brighton e&#8217; lunga, larga e scoscesa. Si trova a diversi metri sotto il livello della strada e vi si accede attraverso delle scale. La sua morfologia irregolare, unita alla sua composizione sassosa, rende arduo e faticoso il camminare, ma triplica la spettacolarita&#8217; del paesaggio. Le onde, che infrangendosi possono stiracchiarsi per metri &#8211; e sommergere quei turisti fiduciosi che l&#8217;acqua non arrivera&#8217; mai fin li&#8217; &#8211; producono un suono insolito, un fragore che ricorda quello dei fuochi artificiali a spiritello: ululano.<br />
La violenza con cui s&#8217;infrangono sulla spiaggia crea una nuvola acquosa ininterrotta che si leva nell&#8217;aria e si espande, come dotata di volonta&#8217; propria. Milioni di minuscole perle che si incollano ai capelli e penetrano nel naso, rendendo salato il respiro. Bagnata fradicia, coi capelli ridotti ad una massa arruffata molestata dal vento, mi sono sentita meravigliosamente a casa: per quanto passi il 90% del mio tempo nella pianura padana, sono pur sempre figlia di una citta&#8217; di pescatori.</p>
<p>Per un turista abituato alla precisione di Londra e alla sua pioggia di cartelli trovarsi a Brighton senza il minimo accenno di guida puo&#8217; essere traumatico. Sbucato dalla stazione, egli e&#8217; in balia di se stesso e, se ne possiede, del suo sesto senso &#8211; o di qualche parte fisica del suo corpo. A Brighton ci sono poche indicazioni turistiche, infatti; l&#8217;unico elemento sul quale puo&#8217; fare affidamento un visitatore accorto e&#8217; il suo senso dell&#8217;orientamento. Dovrebbe sapere, se ha avuto la buona idea di studiarsi l&#8217;itinerario in anticipo, che all&#8217;uscita dalla stazione e&#8217; sufficiente andare sempre dritto per raggiungere l&#8217;oceano. E se non dovesse riuscirci con le sue gambe, puo&#8217; sempre farsi condurre li&#8217; dal vento. La velocita&#8217; alla quale esso soffia, del tutto normale in una citta&#8217; affacciata sulla Manica come Brighton, e&#8217; impressionante.<br />
Come accade a Londra con la pioggerellina nebbiosa, anche a Brighton sembrano abituati al meteo pazzo che governa la loro citta&#8217;. Mentre i non autoctoni avanzano quasi arrancando, cercando disperatamente di restare in equilibrio, ma sbandando e finendo gli uni contro gli altri, i locali camminano tranquilli nei loro giubbotti col cappuccio, quasi avessero le scarpe imbottite di piombo. Mentre io cammino a capo chino, piegata in due per favorire l&#8217;aerodinamicita&#8217;, dei bambini mi sfrecciano accanto coi roller ai piedi. Perfettamente in equilibrio, incredibilmente stabili, visibilmente abituati.</p>
<p>Il Royal Pavilion e&#8217; un&#8217;imponente costruzione che ricorda il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Taj_Mahal">Taj Mahal</a>. La sua collocazione nel bel mezzo di palazzi e costruzioni moderne rende il suo stile asiatico un pugno nell&#8217;occhio: svoltare l&#8217;angolo e ritrovarsi di fronte al palazzo reale fa un po&#8217; lo stesso effetto dei cavoli a merenda.<br />
La visita prevede un&#8217;audioguida e, come spesso accade, copre a malapena il 30% dell&#8217;effettiva superficie del palazzo. Le foto, come spesso accade, sono proibite e il libro sul Royal Pavilion venduto nello shop contiene, come spesso accade, foto talmente rappresentative da avere effetti lassativi.<br />
Chi considera opulento, eccessivo ed edonista il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Neuschwanstein_Castle">Neuschwanstein</a> di Ludovico II di Baviera non ha mai visitato il Royal Pavilion costruito da Giorgio II d&#8217;Inghilterra: stravagante, arrogante e impressionante. L&#8217;impatto regalato ai visitatori dalla <a href="http://www.royalpavilion.org.uk/palace/banqueting_room.asp">sala dei banchetti</a> o da <a href="http://www.royalpavilion.org.uk/palace/music_room.asp">quella della musica</a> va ben oltre l&#8217;incredibile. Quasi a leggerti nel pensiero, nell&#8217;istante esatto in cui fai il tuo ingresso nelle sale e la tua bocca si spalanca, senti nelle tue orecchie la guida che, in tono tronfio, ti pone la seguente domanda: &#8220;Cosa avete provato varcando la porta ed entrando in questa stanza? Stupore? Incredulita&#8217;? Ebbene e&#8217; esattamente cio&#8217; che re Giorgio intendeva scatenare nei suoi ospiti&#8221;.<br />
Benche&#8217; d&#8217;impatto e di un&#8217;opulenza vergognosa, il Royal Pavilion resta il monumento alla pacchianita&#8217;. Come dice la guida stessa, lo sfarzo e&#8217; intenzionalmente eccessivo e lo stile orientale degli arredi e&#8217;, in realta&#8217;, lo stile orientale <i>secondo gli inglesi</i>. Il finto bambu&#8217;, ricavato da semplice legno intagliato, i draghi che sputano fuoco a ogni angolo, i tendaggi, la carta da parati coi ghirigori, i vasi cinesi, tutto contribuisce a dare la sensazione di trovarsi nel bazar del ciarpame cinese. Questo senza nulla togliere al merito di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Nash_(architect)">John Nash</a> o alla bellezza del palazzo.</p>
<p>Brighton pero&#8217; non e&#8217; solo la sua spiaggia, la sua scogliera di gesso o il suo palazzo reale. Brighton e&#8217; anche il famoso <a href=http://en.wikipedia.org/wiki/Brighton_Pier">Pier</a>, una struttura impressionante che si spinge fino in mare aperto. Una piacevole camminata sopra l&#8217;acqua accompagnata dai profumi dei suoi take-away, dalla vista della merce esposta nelle sue bancarelle, dalle grida degli avventori del luna park. Il vento, che fino all&#8217;istante prima di varcare l&#8217;ingresso e&#8217; sferzante, sul <i>Brighton Pier</i> si dimezza fino, a volte, a scomparire del tutto.<br />
La concentrazione di stand di cibo e&#8217; elevata. Non c&#8217;e&#8217; che dire: alla gente di Brighton piace mangiare. Fish&#038;Chips e ciambelle, direi, visto il numero impressionante di chioschi in materia. Gli abitanti della citta&#8217; d&#8217;élite affondano le mani in cartocci unti e i denti in anelli di pasta fritta appena sfornati.<br />
Ennesimo dettaglio che ricorda anche ai disattenti la posizione sociale di Brighton e&#8217; l&#8217;accento. Un accento scandito e comprensibile, ben diverso dalla terribile parlata in vigore poco piu&#8217; a nord. Le persone sono socievoli e gentili e, soprattutto, del luogo. Difficile vedere altro che bianchi, biondi e pallidi, a Brighton.</p>
<p>Per la gioia dei bambini &#8211; e dei dentisti &#8211; Brighton e&#8217; la patria della famosa <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rock_(confectionery)"><i>Brighton&#8217;s rock</i></a>, la <i>roccia di Brighton</i>, un particolare <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/brighton-rock.jpg">bastoncino di zucchero colorato</a> capace di mettere alla prova anche gli incisivi piu&#8217; tenaci. Dopo essermi quasi giocata un molare nel tentativo di addentarla, ho capito che la Brighton&#8217;s rock non si mastica: la si consuma come un lecca lecca. Un modo esasperante e scomodo che non consente di godersi il particolare identificativo di questo dolciume: in qualunque punto lo si spezzi, al centro apparira&#8217; sempre la scritta <i>Brighton</i>. Ovviamente le varianti non mancano e oggi e&#8217; possibile trovare decine di decorazioni, stemmi e parole diverse all&#8217;interno dei bastoncini, ma l&#8217;originale e&#8217; quello che conserva il nome della citta&#8217; per tutta la sua lunghezza.</p>
<p>Avere dispiegata davanti a se&#8217; una spiaggia sterminata e senza ostacoli puo&#8217; portare a pessimi errori di valutazione. Le <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Beachy_Head">scogliere di gesso</a>, tipiche dei Downs, sembrano ad un passo dall&#8217;estremita&#8217; est della citta&#8217;. Soltanto dopo un&#8217;ora buona di cammino ininterrotto ci si rende conto di quanto siano lontane in realta&#8217;. Lo spettacolo offerto da quel muro color crema scaldato dal sole del tramonto, pero&#8217;, ripaga della fatica fatta per raggiungerlo. L&#8217;occhiata all&#8217;orologio, le cui lancette spietate ricordano che sono quasi le cinque e che hai un&#8217;ora di strada davanti prima di tornare in mezzo alla civilta&#8217;, spezza l&#8217;incanto e anima le tue gambe.<br />
In una corsa contro il tempo, tra uno sbuffo, un lamento preoccupato e un&#8217;ennesimo controllo alle lancette ti sorprendi a pensare quanto la scena ricordi l&#8217;epilogo del <i>Dracula</i> di Francis Ford Coppola: sole rosso fuoco che scende inesorabile all&#8217;orizzonte, sera che avanza minacciosa, tempo che scarseggia.</p>
<p>Il rientro a Londra avviene nel silenzio piu&#8217; totale. Il pannello luminoso, zelante come una professoressa zitella, ogni pochi secondi mostra ai passeggeri questo messaggio: <i>&#8220;Please, be considerate to your fellow passengers and keep personal audio music and mobile phone conversation to minimum, thank you&#8221;</i>. E gli inglesi, obbedienti, al telefono parlano sottovoce e tengono il volume dell&#8217;iPod al minimo storico. In Italia energie per digitare un messaggio del genere non vengono neppure sprecate.<br />
Dopo una giornata trascorsa nella quiete di una sonnolenta cittadina balneare, lo sbarco alla Victoria Station e&#8217; spossante. Il caos dei viaggiatori, in fuga verso questo o quell&#8217;altro binario, sconquassa e disorienta. Mentre sono sulla scala mobile diretta al binario della Victoria che mi riportera&#8217; nel mio fantastico quartiere, tuttavia, sento inaspettatamente di essere tornata a casa.</p>
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		<title>Greenwich, ovvero incontro col Meridiano Zero</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 20:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Raggiungerlo non e&#8217; proprio facilissimo: arrivare a Greenwich significa fare appello a tutte le proprie conoscenze in fatto di treni, linee, fermate e zone. La stazione omonima si trova a meno di un chilometro dal parco e dai famosi National Maritime Museum e Royal Observatory, lungo la DLR &#8211; praticamente, il tram londinese. Le indicazioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06818.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06818-300x225.jpg" alt="dsc06818" title="dsc06818" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-232" /></a></p>
<p>Raggiungerlo non e&#8217; proprio facilissimo: arrivare a Greenwich significa fare appello a tutte le proprie conoscenze in fatto di treni, linee, fermate e zone.<br />
La stazione omonima si trova a meno di un chilometro dal parco e dai famosi <a href="http://www.nmm.ac.uk/">National Maritime Museum e Royal Observatory</a>, lungo la DLR &#8211; praticamente, il <i>tram</i> londinese. Le indicazioni, come sempre, non mancano, benche&#8217; in questo specifico caso non siano precise come al solito. Anziche&#8217; indirizzare i nuovi arrivati verso il museo, i cartelli annunciano un piu&#8217; generico &#8211; ma, per chi sa un po&#8217; di storia, ugualmente utile &#8211; <i>Maritime Greenwich</i>. E&#8217; li&#8217; che si concentra la bellezza di questo quartiere periferico, eppure importante, di Londra.<br />
Sin da quando si esce dalla stazione &#8211; segnatevi sul TomTom, sulla mappa o su un taccuino dov&#8217;e&#8217; nascosto l&#8217;ingresso: rischiate di non ritrovarlo piu&#8217; al momento di tornare indietro! &#8211; si viene accolti da costruzioni tipicamente marittime. Per un istante sembra quasi di essere finiti nella High Street di una Southampton o di una Shoreham-by-Sea: casette basse, dalle porticine in legno blu elettrico, finestre bianche e mattoncini nocciola. Solo il traffico, caotico, puzzolente e rumoroso, e&#8217; degno della capitale in cui questo delizioso quartiere e&#8217; collocato.<br />
La particolarita&#8217; di Greenwich ha fatto si&#8217; che l&#8217;Unesco decidesse di <a href="http://www.greenwichwhs.org.uk/world_heritage/index.asp">annoverarlo tra i siti degni della sua protezione</a>.</p>
<p>In una bella giornata di sole Greenwich Park puo&#8217; trasformarsi in un&#8217;oasi di pace nella quale riuscire a rilassarsi un po&#8217;. Caratterizzato da dolci pendii foderati di erba sgargiante accuratamente tagliata, il parco di Greenwich si differenzia da qualunque altro parco cittadino sia per la sua morfologia che, soprattutto, per la sua vista: basta scalare una qualunque altura per trovarsi di fronte all&#8217;affascinante spettacolo dei grattacieli del Canary Warf e della cupola del Millenium Dome.</p>
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		<title>Pomeriggio al museo</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2009 21:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
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		<category><![CDATA[Vita londinese]]></category>
		<category><![CDATA[musei londinesi]]></category>
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		<description><![CDATA[La domenica londinese e&#8217; generalmente caratterizzata dal relax. Dopo un&#8217;intera settimana passata a correre da un posto all&#8217;altro, lavoro compreso, si richiede e si pretende una giornata di stop. Nelle zone residenziali lontane dal caos del centro, la domenica mattina le vie si svegliano quando e&#8217; ormai l&#8217;ora di pranzo. Alcuni solitari passeggiatori fanno capolino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/040109_nationalgallery.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/040109_nationalgallery-300x225.jpg" alt="" title="040109_nationalgallery" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-49" /></a><br />
La domenica londinese e&#8217; generalmente caratterizzata dal relax. Dopo un&#8217;intera settimana passata a correre da un posto all&#8217;altro, lavoro compreso, si richiede e si pretende una giornata di stop.<br />
Nelle zone residenziali lontane dal caos del centro, la domenica mattina le vie si svegliano quando e&#8217; ormai l&#8217;ora di pranzo. Alcuni solitari passeggiatori fanno capolino dai propri cortili con il cane al guinzaglio, mentre qualche bambino sfida la strada ghiacciata a bordo del suo monopattino. Il silenzio regna sovrano, interrotto ogni tanto dal rombo sommesso delle auto di passaggio sulla strada principale. In simili condizioni neppure spalancare una finestra che da&#8217; direttamente sul marciapiede viene visto come un attentato alla propria privacy.</p>
<p>Il pomeriggio domenicale e&#8217; caratterizzato da passeggiate chilometriche nei parchi. Se il clima e&#8217; tanto clemente da regalare uno spiraglio di sole, si puo&#8217; perfino tentare l&#8217;avventura picnic nel prato, a dispetto della temperatura rasente lo zero. Se, al contrario, il cielo incombe con nuvole grigie, ci si accontenta dei sentieri e dei chilometri di passeggiata che possono offrire. La chiusura tarda di molti parchi londinesi, inoltre, permette un girovagare indisturbato fino all&#8217;ora di cena.<br />
I parchi non sono l&#8217;unico punto di raccolta e di svago. C&#8217;e&#8217; chi, incurante dello stress vissuto durante la settimana, preferisce continuare ad immergersi nella frenesia lanciandosi lungo i marciapiedi di Oxford Street, Regent Street o Piccadilly Circus; altri optano per qualche ora di cultura.<br />
La maggior parte dei musei londinesi non richiede alcun pagamento all&#8217;ingresso. L&#8217;offerta e&#8217; libera, se e quando la si vuole elargire, la qualita&#8217; del servizio offerto tanto alta quanto quella di qualunque altro museo a pagamento del mondo.<br />
La meta preferita dei turisti e&#8217;, generalmente, il Natural History Museum, seguito a ruota dal vicino Science Museum. Dinosauri, animali impagliati e navette spaziali attirano come calamite le orde di persone ansiose di farsi una bevuta di sapere. Nelle ore e nei giorni <em>busy</em> il caos presente in questi due musei e&#8217; quasi equiparabile a quello riscontrabile nelle vie piu&#8217; centrali. Migliaia di flash accompagnati da una calca di corpi pressati rendono l&#8217;esperienza museo snervante quasi quanto il buttarsi nel fiume di persone presente in Oxford Street.<br />
Piu&#8217; tranquilla e ordinata e&#8217;, per contro, la situazione alla National Gallery. Il rispettoso silenzio presente nelle sue vaste sale antiche genera relax e permette di godersi appieno la visita. Un pomeriggio domenicale all&#8217;interno della galleria nazionale dei dipinti puo&#8217; essere, dunque, una valida alternativa alla passeggiata nei parchi.</p>
<p>La <a href="http://www.nationalgallery.org.uk/plan/language/italian.htm">National Gallery</a> e&#8217; un groviglio di sale, punti di giuntura e corridoi infinito. L&#8217;imponenza dei suoi locali, la massiccia presenza di dipinti gli uni accanto agli altri, il continuo camminare senza sosta senza seguire un percorso preciso puo&#8217; generare disorientamento. Le opere si susseguono una dietro l&#8217;altra, e non e&#8217; difficile ritrovarsi a fissare un Van Gogh dopo aver appena visionato un Raffaello: basta imboccare la porta sbagliata per ritrovarsi improvvisamente dal &#8217;400 al &#8217;900.<br />
Cio&#8217; che genera disappunto e sconforto nei visitatori italiani e&#8217; la massiccia presenza di dipinti realizzati da pittori nostrani. Ci sono piu&#8217; Canaletto nella National Gallery londinese che a Venezia, piu&#8217; Caravaggio che nella Galleria degli Uffizi fiorentina. Tuttavia, sono conservati ottimamente. Il possesso di una siffatta mole di opere dal valore incalcolabile rende gli inglesi accorti e diligenti verso il patrimonio rinchiuso tra le mura del museo. Non un segno di cedimento, non una crepa nelle centinaia di tele appese all&#8217;interno della galleria.<br />
L&#8217;ingresso nel museo e&#8217; libero ma altrettanto non si puo&#8217; dire delle audioguide o dei leaflet con la mappa. Per chi non si accontenta di visionare semplicemente una tela, con pochi pound si puo&#8217; ottenere un lettore e un paio di cuffie che accompagneranno l&#8217;ospite per tutta la durata della visita illustrando, raccontando e spiegando ogni piu&#8217; piccolo dettaglio del dipinto in esame. Per chi non vuole passare la giornata davanti ad una tela in attesa che la voce vellutata della guida racconti ogni minimo segreto della stessa, ci sono le mappe. Un aiuto, ma di scarsa rilevanza: l&#8217;intreccio delle sale e la loro connessione e vicinanza sono tali da rendere superflua qualunque cartina. Impossibile raggiungere una determinata area semplicemente leggendo la pianta, e il rischio di dimenticare qualcosa resta piuttosto alto.</p>
<p>I dipinti appesi alle pareti sono ad un soffio dal viso dei visitatori. Nessun vetro, nessuna transenna, solo blande corde all&#8217;altezza delle ginocchia per impedire agli ospiti di rovinare addosso ai quadri in un momento di disattenzione. L&#8217;occhio vigile dei guardiani di stanza ad ogni porta garantisce l&#8217;incolumita&#8217; delle opere, ma tale vicinanza permette a chi guarda di assaporare ogni piu&#8217; piccolo dettaglio. La delicatezza di Monet, le sfumature di Manet, la fantastica maniacalita&#8217; per i dettagli del Canaletto, la violenza di Van Gogh, la perfezione del Caravaggio, la calda opprimenza degli artisti fiamminghi, i colori catarifrangenti di Garofalo &#8211; che, tra l&#8217;altro, fa venire voglia di spaghetti al solo leggerne il nome &#8211; sono ad un passo dal proprio naso.<br />
Laddove molti dipinti suscitano ammirazione, altri non possono fare a meno di scatenare ilarita&#8217;. In una delle sale piu&#8217; antiche, dedicata al &#8217;700 britannico, puo&#8217; accadere di imbattersi nel <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/queencharlotte_sirthomaslawrence.jpg">ritratto di una nobildonna inglese</a>, tale regina Charlotte, che con molta probabilita&#8217; venne buttata giu&#8217; dal letto alle cinque del mattino prima di essere schiaffata di fronte alla tela. L&#8217;effetto e&#8217; esilarante e il dipinto parla da se&#8217;, con tutto il rispetto per Sir Thomas Lawrence.</p>
<p>La presenza degli addetti ad ogni porta e&#8217; discreta e quasi invisibile. Seduti sulla loro sedia o in piedi a braccia incrociate, sorvegliano il flusso ordinato dei visitatori, attenti che nessuno di loro si avvicini troppo ai dipinti e finisca col fare danni. L&#8217;incredibile noia derivata dalla loro mansione priva di stimoli rende la maggior parte di tali addetti brusca. Alla domanda &#8220;Excuse me, at what time will the gallery close?&#8221; (&#8220;Scusi, a che ora chiudera&#8217; il museo?&#8221;) non e&#8217; raro ricevere una risposta del tipo &#8220;Five minutes before six everybody has to be out!&#8221; (&#8220;Cinque minuti prima delle sei devono essere tutti fuori!&#8221;). Piu&#8217; una minaccia che un&#8217;informazione.</p>
<p>Due ore trascorse nella quiete e nel tepore della National Gallery fanno dimenticare quanto freddo possa esserci fuori in queste giornate di inizio anno. Il gelo, secco e pungente, si insinua prepotentemente nel naso, portandolo a bruciare come se avesse sniffato aceto. Nelle <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/040109_trafalgarsqu_fontane_ghiacciate.jpg">fontane di Trafalgar Square</a> il ghiaccio regna sovrano, per la gioia dei turisti che vedono in esso un&#8217;opportunita&#8217; per fare uno <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/040109_trafalgarsqu_fontane_ghiacciateii.jpg">scatto fotografico insolito</a>. A Walthamstow, quartiere di collina, dopo le cinque i residenti sono costretti a rientrare in casa scivolando. Un paio di pattini per ghiaccio sarebbe senz&#8217;altro piu&#8217; indicato, vista la superficie completamente bianca delle strade. Le auto, ricoperte di uno strato notevole di ghiaccio che sulle maniglie si e&#8217; trasformato in minuscole stalattiti, sembrano un rimasuglio del set di &#8220;The day after tomorrow&#8221;.</p>
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		<title>Baviera in terra d&#8217;Albione</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 19:34:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con l&#8217;avvicinarsi inesorabile del Natale Hyde Park e&#8217; impazzito. Uscendo dalla stazione metropolitana di Hyde Park Corner e immergendosi in quello che negli ordinari lazy days lontani dalle feste e&#8217; il parco piu&#8217; grande del centro di Londra, ci si ritrova catapultati in una grande Bolzano: casette in legno colme di dolci e di prodotti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;avvicinarsi inesorabile del Natale Hyde Park e&#8217; impazzito. Uscendo dalla stazione metropolitana di Hyde Park Corner e immergendosi in quello che negli ordinari <em>lazy days</em> lontani dalle feste e&#8217; il parco piu&#8217; grande del centro di Londra, ci si ritrova catapultati in una grande Bolzano: casette in legno colme di dolci e di prodotti tipicamente bavaresi si alternano con chioschi nei quali pretzel, wurstel e krauti abbondano. &#8220;Bayernische Hyde Park&#8221;, hanno affisso in qualche angolo. La definizione, in effetti, non potrebbe essere piu&#8217; azzeccata.<br />
Alle bancarelle che rigurgitano prodotti teutonici e artigianali si affianca un luna park in grande stile. Niente attrazioni vecchie e arrugginite &#8211; che in Italia, per contro, abbondano e riappaiono ogni estate, da decenni &#8211; niente giostre di quart&#8217;ordine: anche il divertimento deve essere di alto livello.<br />
Esattamente come le bancarelle e i chioschi, anche le attrazioni sono decorate con pupazzi di neve, Babbo Natale di ogni dimensione e renne. Perfino gli interni sono a tema &#8211; le classiche tazze rotanti che diventano slitte, il brucomela che divena una carovana di renne &#8211; tanto che viene da chiedersi cosa se ne faranno passata l&#8217;euforia natalizia e tornati alla normale vita di ogni giorno, priva di abeti, palle colorate e festoni.<br />
E&#8217; interessante pensare che queste tre settimane fruttino al punto da poter relegare giostre da decine di migliaia di sterline in un deposito fino al prossimo Natale.</p>
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		<title>Una piccola Oxford Street</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 17:04:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il clima invernale londinese sarebbe capace di far perdere la pazienza perfino a Gandhi. Il vento freddo spadroneggia lungo vie, quartieri e piazze ed e&#8217; sempre presente. Con la pioggia, con la neve o senza entrambe, lui c&#8217;e&#8217;. Scomposto, violento, ti schiaffa in faccia quell&#8217;umidita&#8217; vagante tanto famosa in Gran Bretagna, rendendo del tutto inutile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il clima invernale londinese sarebbe capace di far perdere la pazienza perfino a Gandhi. Il vento freddo spadroneggia lungo vie, quartieri e piazze ed e&#8217; sempre presente. Con la pioggia, con la neve o senza entrambe, lui <i>c&#8217;e&#8217;</i>. Scomposto, violento, ti schiaffa in faccia quell&#8217;umidita&#8217; vagante tanto famosa in Gran Bretagna, rendendo del tutto inutile l&#8217;ombrello &#8211; ammesso che resista alle raffiche. Ci sono momenti in cui senti di non poterne veramente piu&#8217;, e l&#8217;idea di prendere ombrelli a noleggio si fa necessita&#8217;: in una settimana si puo&#8217; arrivare a doverne buttare anche due o tre.</p>
<p>Turnpike lane si trova a nordest, lungo la Piccadilly Line. Puo&#8217; essere considerata, a tutti gli effetti, l&#8217;equivalente della stazione di Oxford Circus: all&#8217;uscita da essa, un mondo fatto di shopping. Negozi di ogni tipo di srotolano lungo il marciapiede uno dopo l&#8217;altro: vestiti, scarpe, drogherie, elettronica, c&#8217;e&#8217; davvero di tutto. Proprio come in Oxford Street. La differenza sta tutta nel target dei negozi: non borghesi o turisti con la voglia di spendere tutti i propri risparmi, bensi&#8217; gente normale con uno stipendio normale che ha bisogno di merce dal prezzo accessibile. La clientela rispecchia il livello dei negozi: nessuna signora bardata di pelliccia da duemila sterline, bensi&#8217; donne dai cappotti acquistati con ogni probabilita&#8217; in un qualunque store tra quelli presenti lungo la via.<br />
A volte si reincontrano le stesse catene onnipresenti in Oxford Street: HMV, Waitorse, The Carphone Warehouse, etc. Altre se ne trovano di totalmente sconosciuti, magari con esposta all&#8217;interno quella stessa merce che nell&#8217;equivalente del prestigioso centro costa il triplo. In Oxford Street non c&#8217;e&#8217; alcun negozio della categoria &#8220;tutto a XY pound&#8221;. In Turnpike Lane ce ne sono piu&#8217; di uno.</p>
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		<title>Una via infinita piena di negozi pazzeschi</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 21:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se sei a Londra e vuoi fare shopping non puoi assolutamente mancare di recarti in Oxford Street. Tre volte turista nella capitale britannica, io questo dettaglio l&#8217;ho capito solo negli ultimi giorni, da quando Oxford Street e&#8217; diventata un po&#8217; la mia seconda casa: ovunque vada e qualunque cosa io abbia da fare, per una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se sei a Londra e vuoi fare shopping non puoi assolutamente mancare di recarti in Oxford Street.<br />
Tre volte turista nella capitale britannica, io questo dettaglio l&#8217;ho capito solo negli ultimi giorni, da quando Oxford Street e&#8217; diventata un po&#8217; la mia seconda casa: ovunque vada e qualunque cosa io abbia da fare, per una cosa o per l&#8217;altra finisco sempre li&#8217;.<br />
Gli altri italiani, piu&#8217; scaltri di me (o semplicemente piu&#8217; superficiali), probabilmente visitano la via dei negozi per eccellenza ancor prima di vedere il Tower Bridge o il Big Ben. I marciapiedi sono zeppi di connazionali con zaini in spalla e macchinette fotografiche in mano, che schizzano accesi da una vetrina all&#8217;altra bardati di una mole di sacchetti costata piu&#8217; dell&#8217;intera la vacanza. Mentre li sento indicare, nominare negozi, mentre li vedo correre via, mi chiedo se sono l&#8217;unica deficiente del pianeta a non essersi preoccupata affatto dello shopping nei suoi precedenti viaggi oltremanica.</p>
<p>Hamley&#8217;s e&#8217; il tipico negozio in grado di far regredire gli adulti ad uno stadio infantile. Piazzato a poca distanza da Oxford Circus, nella lussuosa Regent Street, contiene piu&#8217; giocattoli di quanti un bambino (o un bambino troppo cresciuto) possa immaginare. Cinque piani completamente sommersi da peluches, bambole, automobili, giochi da tavolo, gadgets e quanto altro possa passare per la testa di chiunque in materia di divertimento. I prezzi sono modesti, rispetto al tipo di clientela solitamente abituata a visitare i negozi della via, gli articoli unici.<br />
Alla veneranda eta&#8217; di ventisei anni questa mattina ho trascorso oltre mezz&#8217;ora in quello che un tempo era il mio sogno di bambina: il mondo del giocattolo. Volevo visitare un posto simile da quando vidi per la prima volta il film &#8220;Mamma, ho riperso l&#8217;aereo!&#8221; e l&#8217;immenso negozio di giocattoli visitato dall&#8217;allora giovanissimo Mackulay Kulkin. Nessuna tentazione di acquistare oggetti che sarebbero finiti in un cassetto appena tornata a casa, solo voglia di assaporare con gli occhi un mondo che ormai non mi appartiene piu&#8217;.<br />
Per i meno abbienti c&#8217;e&#8217; Disney&#8217;s, nella parte est di Oxford Street, a poca distanza da Oxford Circus. I prodotti sono gli stessi venduti nei Disney Store italiani, ma centuplicati. I prezzi, incredibile a dirsi, sono piu&#8217; convenienti perche&#8217; sono in sterline (per chi ha uno stipendio in sterline, ovviamente) e perche&#8217; spesso sono dimezzati. Puo&#8217; succedere cosi&#8217; di entrare &#8220;giusto per dare un&#8217;occhiata&#8221; e di uscirne non solo con un Nemo gigante sottobraccio acquistato all&#8217;incredibile cifra di 10£ (13 euro, ad oggi), ma anche con un Winnie Pooh, sempre gigante, munito di maglioncino, sciarpa e cappellino in lana, ingombrante bestia impagliata propinatati dalla commessa al momento del pagamento con l&#8217;allettante annuncio &#8220;costerebbe 25 ma lo paghi solo 7!&#8221;. Come dire di no? Il problema sara&#8217; solo riuscire ad infilarlo in valigia. Nella speranza, beninteso, che il destinatario del dono sappia cosa farsene.</p>
<p>L&#8217;eterogeneita&#8217; delle migliaia di negozi presenti lungo Oxford Street permette a chiunque di fare acquisti. A fare da padroni sono quelli di abbigliamento, che possono andare da merce da pochi pound &#8211; come <i>Next</i>, <i>Primark</i> o <i>JD</i> &#8211; a merce da migliaia di sterline &#8211; come i vari <i>Armani</i>, <i>Damiani</i> o <i>Calvin Klein</i>.<br />
Se hai qualcosa da acquistare e&#8217; praticamente impossibile non trovarla. La merce venduta dai negozi di fascia medio-bassa possiede una qualita&#8217; paragonabile a quella degli indumenti venduti negli italiani Upim o Coin. Soltanto, una giacca di Primark puo&#8217; costare anche soli 8 euro. La medesima giacca alla Upim costerebbe non meno di 40.</p>
<p>L&#8217;aspetto interessante di Londra e&#8217; che in molti casi e&#8217; priva di quei vincoli legali e divieti che in Italia rendono la vita piu&#8217; complicata. Un esempio? Provate a chiedere ad un qualunque commerciante di cellulari di sbloccarvi il vostro telefonino simlocked. A meno di presentazioni tramite conoscenze comuni, non ne troverete uno. E&#8217; illegale e quindi nessuno vuole prendersi questa responsabilita&#8217;, neppure nel caso in cui il tuo sia un telefonino estero legalmente pagato e necessiti per forza di uno sblocco per funzionare con una sim italiana.<br />
A Londra, per contro, i maestri dell&#8217;<i>unlock</i> sono ad ogni angolo. Insospettabili botteghe di souvenir sfoggiano sotto l&#8217;insegna un cartello catarifrangente con su scritto &#8220;Here you can unlock your mobile!&#8221;, qui puoi sbloccare il tuo cellulare. Naturalmente le formule con le quali viene comunicato questo genere di servizio variano e sfidano i limiti dell&#8217;umana fantasia. La concorrenza e&#8217; tanta, occorre ingegnarsi. Percio&#8217; puo&#8217; accadere di ritrovarsi a fissare con occhi dolenti un cartello giallo evidenziatore con un indice puntato su di te e la scritta &#8220;Hai un telefonino bloccato? Portalo da noi, te lo sistemeremo!&#8221;. Piu&#8217; una minaccia che un invito.<br />
A volte, pero&#8217;, l&#8217;illegale italiano che in Inghilterra diventa legale puo&#8217; costare caro. La perfetta imitazione di una borsetta Guess o Fendi potrebbe sfoggiare un innocente cartellino con su scritta la folle cifra di 80 sterline. 80 sterline per la copia tarocca di una borsa di marca che in un qualunque mercato italiano costerebbe al massimo 20 euro? Da pazzi. Provate pero&#8217; ad insinuare il dubbio nelle giapponesine che stanno comprando tonnellate di quelle borse prodotte illegalmente dai loro vicini cinesi. Vi risponderebbero che una spedizione dall&#8217;Italia della stessa merce o un biglietto aereo per andarsela a prendere costerebbe ben piu&#8217; di ottanta euro. Il gioco vale la candela, e i loro portafogli incredibilmente sempre pieni non soffriranno certo la mancanza di qualche Elisabetta da venti.</p>
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		<title>Un mercato molto particolare</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 18:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scendendo alla fermata di Camden Town e percorrendo poche decine di metri ci si ritrova immersi nel piu&#8217; particolare mercato che occhio umano abbia mai visto: il Camden Market. Unione di cio&#8217; che molto tempo fa erano Carnaby Street e Covent Garden, Camden ha preso spunto e ha ampliato, amplificato, portato all&#8217;eccesso. Tutto cio&#8217; che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scendendo alla fermata di Camden Town e percorrendo poche decine di metri ci si ritrova immersi nel piu&#8217; particolare mercato che occhio umano abbia mai visto: il Camden Market.<br />
Unione di cio&#8217; che molto tempo fa erano Carnaby Street e Covent Garden, Camden ha preso spunto e ha ampliato, amplificato, portato all&#8217;eccesso.<br />
Tutto cio&#8217; che un cervello umano ordinario non riesce ad immaginare, a Camden c&#8217;e': borchie, cinture, giubbotti underground, vestiti ottocenteschi, mantelli alla Matrix, aggressivi stivali dai tacchi vertiginosi e scarponi chiodati muniti di catene, gonne in tulle dai colori catarifrangenti, corpetti sadomaso, cappelli, borse, accessori e tanti, tanti strumenti diversi per fumare ashish e marijuana.<br />
La morfologia della strada lungo la quale si sviluppa il mercato ricorda sotto molti aspetti la struttura di Portobello Road: una lunga fila di casette basse tutte appiccicate su ambo i lati. A cambiare e&#8217; tutto il resto: i colori tenui o accesi di Portobello sono sostituiti qui da murales, sculture e insegne vertiginose. Dalle facciate degli edifici sbucano gambe con guépière, aeroplani, cappelli, maschere inquietanti che sorridono sghembe verso i visitatori. A Portobello il massimo che si puo&#8217; veder penzolare da una casa e&#8217; la teiera gigante di un negozio di antichita&#8217;.</p>
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		<title>Al di la&#8217; dei tavoli</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 21:40:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In casa siamo una marchigiana, un sardo e due umbri. Insomma, centro Italia avanti tutta. Questa promiscuita&#8217; regionale mi riporta indietro negli anni, ai tempi della convivenza universitaria. Tuttavia, stavolta la sensazione e&#8217; gradevole. Le differenze di abitudini, di mentalita&#8217; e caratteriali non sembrano essere motivo di scontro quanto piu&#8217; motivo di interessanti discussioni. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In casa siamo una marchigiana, un sardo e due umbri. Insomma, centro Italia avanti tutta. Questa promiscuita&#8217; regionale mi riporta indietro negli anni, ai tempi della convivenza universitaria. Tuttavia, stavolta la sensazione e&#8217; gradevole. Le differenze di abitudini, di mentalita&#8217; e caratteriali non sembrano essere motivo di scontro quanto piu&#8217; motivo di interessanti discussioni. La maturita&#8217; frutto dell&#8217;eta&#8217; adulta permette di andare oltre quelle idiozie e sottigliezze che a diciotto anni ti sembrano affronti invalicabili. Ci si mette d&#8217;accordo pacificamente e, complice la vita in una realta&#8217; diversa per tutti, si cerca di non aggiungere problemi stupidi a un&#8217;esistenza gia&#8217; di per se&#8217; frenetica e complicata. Sono qui da quattro soli giorni, ma mi trovo bene. Ho vissuto con un numero sufficiente di pazzi, in passato, da capire al volo quanto i miei attuali coinquilini siano normali e armati di buoni propositi tanto quanto me.</p>
<p>Una giornata trascorsa interamente nel centro di Londra divisi tra metropolitana &#8211; in questi giorni piu&#8217; fumosa e torrida che mai &#8211; ed estenuanti camminate lungo strade sovraffollate e trafficate puo&#8217; portare ad un solo risultato: rigurgitare catrame puro arrivati alla sera. Chi non ci crede e&#8217; invitato a tentare di soffiarsi il naso dopo un paio di ore trascorse in una via come Oxford Street o Buckingham Palace Road: il soffice, immacolato Tenderly si tingera&#8217; improvvisamente di un&#8217;inquietante macchia nerastra.<br />
La gola non va meglio. Costretta ad ingollare PM10 per ore, al rientro in casa risulta piu&#8217; ruvida di una grattugia e piu&#8217; dolente di una tonsilla infiammata. In bocca, quel sapore ferroso e nauseante tipico dello smog. Non c&#8217;e&#8217; modo per ripulire i polmoni dopo un tour de force del genere. Si puo&#8217; solo tentare di evitare le zone piu&#8217; affollate. Chi puo&#8217; farlo e se puo&#8217; farlo, beninteso.</p>
<p>Una metropoli in perenne movimento ha i suoi lati positivi e i suoi lati negativi. Tra questi ultimi, come dicevo ieri, c&#8217;e&#8217; la staffetta perenne: le persone sono cavalli da corsa. Corsa verso la metro, corsa verso l&#8217;ufficio, corsa verso i negozi, corsa verso casa. Chi si ferma e&#8217; perduto o, per lo meno, travolto.<br />
In questo flusso ininterrotto di carne, ossa e vestiti e&#8217; inevitabile che nessuno si curi di nessuno. Cosi&#8217;, in mancanza di tempo &#8211; o, per essere piu&#8217; precisi, di un angolino che viaggi al rallentatore e ti permetta di fare una pausa di cinque miseri minuti &#8211; puoi divorarti il tuo panino <i>on walking</i>, camminando, mentre copri a piedi una distanza sufficiente a permetterti di finirlo. Nessuno ridera&#8217; mai di te, nessuno ti guardera&#8217; scandalizzato: non sei il solo. Basta che arrivato alla metro ricordi di metterlo via.</p>
<p>Insieme ai miei due toast insapore &#8211; pane e fette di pollo erano di un cadaverico color Dash &#8211; oggi mi sono voluta togliere una piccola soddisfazione: ho finalmente assaggiato un dolce che ho guardato bramosa in ogni mio viaggio nella capitale britannica. Danish waffle biscuit, lo chiamano. Le nonne italiane ne fanno di simili con una piastra a nido d&#8217;ape e un impasto che per mandarlo giu&#8217; c&#8217;e&#8217; bisogno del pestello. Qui sono supersize, odorosi di vaniglia fino a rasentare lo stomachevole e, naturalmente, superpesanti. Ma io l&#8217;ho voluto provare lo stesso. Mi sono fermata a uno dei tanti stand in Oxford Street, ho sganciato i miei due pound e l&#8217;ho preso. Vuoto, naturalmente, perche&#8217; pensare di aggiungere a quell&#8217;ammasso di grassi anche marmellata, frutta, cioccolato o panna sarebbe stato quasi un peccato capitale.<br />
Il primo morso non ha rivelato quella sensazionale ricetta che mi aspettavo, anzi. Il boccone e&#8217; sceso giu&#8217; a piombo, andando a schiantarsi contro i due miseri tramezzini gia&#8217; in coda nello stomaco. Per fame, non per gola, l&#8217;ho finito lo stesso, ma non sarebbe stato male avere un bicchiere di Brioschi per aiutare il mio povero stomaco a digerirlo.</p>
<p>Il bello del ritrovarsi di punto in bianco a fare un lavoro mai fatto prima e&#8217; che sei sotto stimolo continuo. Mentre ascoltavo i miei due colleghi di sala spiegarmi una montagna di roba su tavoli, ordinazioni, bibite, posate e smistamento degli ordini, il cervello mi andava letteralmente in tilt. Cercavo di fissare con dei puntelli mentali qualche foglietto con su scritte delle parole chiave, ma tutto cio&#8217; che c&#8217;era nella mia testa alla fine della lunga lezione non era altro che una caotica wordcloud. Coca Cola Diet, due fette di limone. Coca Cola normale, una sola fetta. I succhi di frutta sono tre: ananas, arancia, frutti misti. Si riconoscono dal colore. L&#8217;ascensore per i piatti in ingresso e quello per i piatti sporchi in uscita vanno rispediti nei sotterranei rispettivamente solo quando vuoto e solo quando pieno; i tavoli vanno sgomberati dai piatti sporchi con cautela, perche&#8217; i piatti della pizza, anche se vuoti, pesano maledettamente tanto una volta impilati. Provare per credere. Io ho provato, e arrivata al secondo ho deciso che era meglio andare al bar, infilarli in ascensore e ritornare al tavolo a togliere gli altri. Fare un Capodanno nel mezzo della sala nella mia sera di prova non sarebbe stato il massimo.<br />
Appurato che nulla era impossibile &#8211; benche&#8217; complicato da ricordare &#8211; sono rimasta in attesa di mettermi in moto. Non so di preciso cosa sia successo o quando, fatto sta che all&#8217;improvviso mi sono ritrovata ad andare da una parte all&#8217;altra della sala, ora con un piatto pieno di lasagne, ora con una spugna e uno spruzzatore per ripulire un tavolo appena liberato.<br />
Il via-vai di persone e&#8217; stato incredibile per la sua rapidita&#8217;. La velocita&#8217; con la quale stasera i clienti hanno consumato la loro cena e&#8217; l&#8217;esatto specchio della vita frenetica che conducono quotidianamente. Alla fine, dal momento dell&#8217;ingresso a quello del congedo raramente trascorrevano piu&#8217; di venticinque minuti.<br />
Sono riuscita a non far cadere nulla e a fare molto piu&#8217; di quanto mi sarei aspettata &#8211; e, temo, piu&#8217; di quanto il titolare stesso si fosse aspettato da una totalmente a digiuno di scuola alberghiera come me. Quando, pero&#8217;, mi sono ritrovata a portare ad un tavolo un cappuccino fumante, la tentazione di rifilargli un espresso e&#8217; stata forte. Avevo gia&#8217; letto di questo abominio tipicamente anglosassone del cappuccino a fine pasto &#8211; Beppe Severgnini ne ha parlato diverse volte sia nei suoi libri che nella rubrica <a href="http://www.corriere.it/severgnini">Italians</i></a> &#8211; ma mai mi sarei aspettata di doverne servire uno proprio io. Soprattutto dopo che tale cliente aveva avuto il coraggio di mangiare una pizza dall&#8217;aspetto irripetibile condita con una tonnellata di grana e pepe nero. Non a caso una delle prime cose che Alessio &#8211; un mito: mi ha aiutato a non fare danni ed e&#8217; corso dove io non riuscivo a capire di dover correre &#8211; mi aveva detto era stata: qui il pepe lo mettono ovunque tranne che sul gelato. Se pure avessi avuto motivo di dubitarne, dopo stasera ne ho la conferma.</p>
<p>Le donne vorranno perdonare il piccolo sfogo che sto per fare ma, d&#8217;altra parte, se il livello della loro intelligenza e&#8217; davvero tanto alto quanto sono solite decantare, riconosceranno che c&#8217;e&#8217; ben piu&#8217; di un fondo di verita&#8217;.<br />
Le <u>femmine</u> nei negozi sono uguali in tutto il mondo, e non c&#8217;e&#8217; nazionalita&#8217; che tenga. Di fronte ad un capo in sconto o ad uno stand pieno di magliette colorate non capiscono piu&#8217; un cazzo e ci si lanciano peggio che gli affamati in tempo di carestia.<br />
La conditio-sine-qua-non per fare la mia serata di prova nel ristorante italiano di Finsbury &#8211; praticamente dietro la City University &#8211; era che fossi vestita completamente di nero, dalla camicia alle scarpe. Inutile dire che le uniche due paia di scarpe in mio possesso erano chiare e che tutte le mie magliette nere sono rimaste in Italia.<br />
Forte delle mie tre ore di tempo prima delle 17, ora in cui mi sarei dovuta presentare di nuovo alla porta del ristorante, sono tornata in Oxford Street dai suoi negozi di abbigliamento da due soldi. Li ho girati praticamente tutti, con pochi risultati: camice nere lisce e lineari non ce ne erano. In compenso abbondavano corsetti alla Madame De Pompadour e pantaloni alla zuava.<br />
Mentre correvo come una disperata con i minuti contati, maledicevo quanti, pur nella medesima mia frenesia, si attardavano un secondo di troppo ad un semaforo, ad una fermata della metro, ad un ingresso: senza neppure rendermene conto ho iniziato a comportarmi come loro, a vivere nutrendomi della loro stessa fretta.<br />
Alla fine mi sono ritrovata ad indossare un paio di pantaloni Adidas su camicia Marks&#038;Spencer con scarpe Converse munite di un inquietante bordo rosa &#8211; che, fortunatamente, e&#8217; stato e sara&#8217; sempre nascosto dai pantaloni. Il risultato era accettabile, la spesa equa (anche se quelle 55 sterline di Converse me le sarei risparmiate volentieri), la combinazione scelta la piu&#8217; economica trovata dopo due ore di ricerche.<br />
Nei negozi sono stata come un treno: dritta alla meta, senza soffermarmi in stand inutili. Ovviamente tale marcia determinata e&#8217; stata a piu&#8217; riprese arrestata da orde di femmine impazzite che, dimentiche di tutta la <i>politeness</i> solitamente usata fuori, hanno assunto veri e propri comportamenti darwiniani all&#8217;interno dei negozi. Le peggiori? Le asiatiche. Sembravano galline isteriche alla conquista dell&#8217;unico gallo del pollaio, soltanto che nel loro caso si trattava di uno straccio, pardon, di una maglietta magari di un orrido colore citrino.</p>
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