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	<title>The London chronicles &#187; Fun&amp;Entertainment</title>
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	<description>Una voce italiana da Londra</description>
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		<title>Pattinare a Londra: svago o suicidio?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 15:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io non sono una pattinatrice professionista. Pero&#8217; sono sconsiderata. Appena vedo un rettilineo, mi lancio. Avvallamenti, ostacoli, sassi, pedoni, piccioni che potrei trovare sulla mia strada: cerco di non pensarci, cosi&#8217; da non perdere concentrazione ed equilibrio. Perche&#8217; sembra difficile crederlo, ma pattinare richiede un&#8217;altissima dose di concentrazione. Non conscia, quella concentrazione indotta rischia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non sono una pattinatrice professionista. Pero&#8217; sono sconsiderata. Appena vedo un rettilineo, mi lancio. Avvallamenti, ostacoli, sassi, pedoni, piccioni che potrei trovare sulla mia strada: cerco di non pensarci, cosi&#8217; da non perdere concentrazione ed equilibrio. Perche&#8217; sembra difficile crederlo, ma pattinare richiede un&#8217;altissima dose di concentrazione. Non conscia, quella concentrazione indotta rischia di farti cadere &#8211; il pensiero &#8220;oddio, sbando&#8230; sto sbandando, vero? E ora?&#8221; si conclude quasi sicuramente con un ruzzolone &#8211; no. È una concentrazione inconscia. Di quelle che lavorano anche quando sembra che tu sia assorbito dal paesaggio e dalla musica pompata a tutta forza nelle orecchie e non dalla strada che sfreccia sotto i tuoi piedi.<br />
Parte della mia sconsideratezza risiede anche nella totale assenza di protezioni: niente ginocchiere, che rendono le spinte impossibili e te un robot; niente casco: non sto andando in guerra; niente polsiere. Queste ultime sarebbero la prima protezione da indossare, soprattutto se hai un polso triturato come me. Soltanto, Londra, la citta&#8217; delle regole e della sicurezza personale, deve ancora offrirmi un negozio che mi venda le sole polsiere senza rifilarmi l&#8217;intero kit, compreso il giubbotto catarifrangente, a prezzi proibitivi.</p>
<p>Di solito, malgrado la mia sconsideratezza, va tutto bene e torno a casa impolverata, ma intera. Quando guardo al passato e alla mia collezione di botte e lussazioni &#8211; un polso, quello ancora buono, incrinato tre anni fa, un ginocchio tumefatto due anni fa e, per concludere, una costola quasi spezzata l&#8217;anno scorso &#8211; mi interrogo su cosa mettero&#8217; tra i trofei del 2009. Per ora mi basta sperare di rientrare in Italia senza ossa rotte come souvenir del mio soggiorno britannico.</p>
<p>I peggiori nemici di un pattinatore a Londra sono due, collegati: il <u>vento</u> e la <u>sporcizia</u> che esso porta sulle piste. Se, poi, ci aggiungiamo anche i soliti, maledetti piccioni in volo &#8211; gia&#8217; pericolosi per i camminatori &#8211; il quadro di insicurezza <i>while skating</i> e&#8217; completo.<br />
Altre volte l&#8217;ostacolo non e&#8217; propriamente un ostacolo quanto piu&#8217; un elemento che, per essere evitato, rischia di farti volare dritto nell&#8217;acqua gelata del Serpentine. Parlo del gradevole souvenir lasciato dai cavalli di passaggio. In mera teoria avrebbero la loro pista di terra battuta; in pratica, per qualche oscura ragione, i cavallerizzi preferiscono passare <u>sulla strada asfaltata subito adiacente</u>, fregandosene della terra battuta, del fatto che quella strada e&#8217; di pedoni e ciclisti e, soprattutto, di cio&#8217; che i loro adorati equini lasciano: un tappeto di fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso. Impossibile, a volte, trovare un buco, uno sprazzo di strada pulita nei quali infilarsi per evitare di inzaccherare le rotelle di quel profumoso fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso. Impossibile anche solo pensare di mettere tali pattini nella loro sacca, issarsela in spalla e portarli a casa, in camera, quando sono pieni di fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso. Se si e&#8217; fortunati si riesce a vedere tale gradevole tappeto in anticipo e a svoltare <i>prima</i> di arrivarvi sopra; se si e&#8217; sfortunati, la svolta per evitarlo sara&#8217; talmente brusca da terminare inevitabilmente con un <i>french kiss</i> all&#8217;asfalto.<br />
Fortunatamente, ci sono i paladini del pulito di Hyde Park. Al massimo mezz&#8217;ora dopo il passaggio della mandria di equini e cavalieri indisciplinati, intervengono coi loro modernissimi camioncini dotati di rulli, aspiratori e spruzzatori. In un lampo il tappeto di fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso scompare.</p>
<p>La parte piu&#8217; sicura, rilassante e con l&#8217;asfalto migliore, in Hyde Park &#8211; il parco piu&#8217; amato dai pattinatori, forse perche&#8217; e&#8217; <i>l&#8217;unico</i> che offre piste lunghe e decenti! &#8211; e&#8217; il rettilineo che va da Hyde Park Corner fino al Serpentine Bridge. Forse e&#8217; per questo che i pattinatori, di solito, sono concentrati tutti li&#8217;. Alcuni lanciati in blande passeggiate andata/ritorno &#8211; e&#8217; il mio caso &#8211; altri impegnati in contorti esercizi con birilli, aste, ostacoli di ogni tipo che aggirano, saltano, svicolano in un equilibrio perfetto, facendoti provare quel misto tipico di ammirazione e invidia e inducendoti a chiederti se siano per caso nati con quei roller ai piedi, se siano sbucati fuori dalla pancia della mamma svicolando in quello stesso modo tra un&#8217;ostetrica, una ginecologa e un padre in preda al classico collasso post-assistenza-parto.</p>
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		<title>Tate Modern, il luogo che scatena il sentimento del riciclaggio</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 23:29:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Fun&Entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Arte moderna]]></category>
		<category><![CDATA[Espressionismo]]></category>
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La Tate Modern e&#8217; tra i musei piu&#8217; conosciuti e frequentati di Londra. Ricavata da una vecchia fabbrica degli Anni &#8216;40 essa raccoglie centinaia di opere dell&#8217;arte moderna internazionale dal 1900 ai giorni nostri. Affacciata sul Tamigi, affiancata dal piccolo Globe Theatre, la Tate Modern e&#8217;, come la maggior parte dei musei londinesi, ad accesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/tate-modern.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/tate-modern-300x225.jpg" alt="" title="tate-modern" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-199" /></a></p>
<p>La <a href="http://www.tate.org.uk/modern/">Tate Modern</a> e&#8217; tra i musei piu&#8217; conosciuti e frequentati di Londra. Ricavata da una vecchia fabbrica degli Anni &#8216;40 essa raccoglie centinaia di opere dell&#8217;arte moderna internazionale dal 1900 ai giorni nostri. Affacciata sul Tamigi, affiancata dal piccolo Globe Theatre, la Tate Modern e&#8217;, come la maggior parte dei musei londinesi, ad accesso gratuito. La sua vasta esposizione permanente e&#8217; a disposizione di chiunque, lasciando al singolo la decisione di pagare o no le tre sterline suggerite o il biglietto per le esposizioni temporanee.</p>
<p>Io e l&#8217;arte moderna parliamo due lingue diverse: non riusciamo a capirci. Come per la matematica, dell&#8217;arte moderna non capisco i meccanismi: di fronte ad una tela completamente bianca con una macchia rossa nel mezzo tutto cio&#8217; che mi viene in mente e&#8217; un pennello troppo intriso caduto ad un pittore troppo sbadato. Un esperto, al contrario, riesce a vedere in quella macchia un intero mondo. In che modo? Non lo so. Forse lavorando di fantasia, forse grazie a una mente aperta all&#8217;astratto o forse solo grazie ad un trip. In ogni caso, beato lui che ci capisce qualcosa.<br />
So gia&#8217; che alla fine di questo articolo i modernisti e gli esperti d&#8217;arte contemporanea vorranno mettermi alla gogna con in testa un cappello dalle orecchie a punta. Le persone intorno a me qui alla Tate neppure immaginano che il mio scrivere forsennato su questo taccuino non e&#8217; dovuto ad una smania di prendere appunti sulle opere esposte &#8211; come il 99% degli altri muniti di carta e penna &#8211; bensi&#8217; alla voglia di fissare in tempo reale le mie impressioni su un&#8217;intera discarica riversata su tele, piedistalli e nicchie e spacciata per arte contemporanea.</p>
<p>Ripeto: l&#8217;arte moderna non la capisco, ne&#8217; mi piace. Sono troppo affezionata ad artisti come Michelangelo, Botticelli, Canaletto o Turner &#8211; pittori che riescono sempre a far capire cosa vogliono mostrare anche quando usano solo macchie di colore come Turner &#8211; per comprendere l&#8217;astratto. Tuttavia, riconosco che per gli esperti in materia e&#8217; un buon posto, cosi&#8217; come lo e&#8217; per i profani: impossibile non divertirsi alla vista di manufatti tanto peculiari. Alcuni di essi sono il palese risultato di una perquisizione della pattumiera della cucina: l&#8217;autore ha trovato il componente piu&#8217; interessante, lo ha appiccicato con la Pritt a un cartoncino, gli ha affibbiato un nome e lo ha sbolognato alla Tate la quale, pronta, lo ha messo in esposizione propinandolo come opera d&#8217;arte di altissimo livello. Solo cosi&#8217; puo&#8217; essere accettato un pezzo di compensato con su attaccati dei tondi in legno al quale e&#8217; stato dato il nome di &#8220;Costellazione secondo le leggi del caso&#8221;. Mi sono stupita della mia ignoranza: come non capire che quei quattro legnetti sbiaditi rappresentano l&#8217;astro celeste? &#8220;Secondo le leggi del caso&#8221;, si specifica, anche se, al vedere il risultato, sembrano piu&#8217; leggi del pube.</p>
<p>Alla Tate Modern perfino foto che non rappresentano nulla e trasmettono ancora meno finiscono in cornice appese a una parete. Avrei voluto immortalare la mia faccia quando, svoltato l&#8217;angolo ed entrata nella sala 7 del terzo piano, mi sono ritrovata di fronte ad un <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/joseph-beuys_the-pack.jpg">furgoncino Volkswagen Anni &#8216;60 con una coda di slittini in legno in uscita dal portello posteriore</a>: quella si&#8217; che sarebbe stata una foto da incorniciare. Oppure registrare la mia esclamazione &#8211; &#8220;E questo che diavolo sarebbe adesso?&#8221; &#8211; alla vista di una <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/miroslaw-balka_480x10x10.jpg">catena di saponette usate appesa alla parete</a>.<br />
Giunta alla sala 9 mi sono trovata di fronte a dipinti finalmente degni di questo nome e di essere guardati. Benche&#8217; appartenenti al Realismo, sono comunque interessanti, belli, con luci e colori tutti da studiare. Gia&#8217; alla sala 10, pero&#8217;, c&#8217;e&#8217; il ritorno all&#8217;assurdo: Cornelia Parker decide di disfarsi della lista nozze appendendo <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/cornelia-parker_thirty-pieces-silver.jpg">un intero servizio d&#8217;argento al soffitto della Tate</a>.</p>
<p>Alcune delle sale del museo sono anticipate da pannelli nei quali si invita i visitatori a prendere in considerazione il contenuto delle stesse prima di entrare, al fine di evitare choc o turbamenti. La sala 3 del terzo piano e&#8217; preceduta da un cartello nel quale si specifica che il contenuto dell&#8217;esposizione e&#8217; di natura violenta. Il visitatore sa gia&#8217; cosa aspettarsi dal <i>Viennese Actionism</i>, dunque. O, almeno, questo e&#8217; cio&#8217; che crede. Non puo&#8217; certo immaginare che al di la&#8217; del varco si srotola una sequela di foto, tele e oggetti realizzati da artisti fissati con evirazioni, squartamenti e <a href="V">sangue a go go</a>. Il tutto trasmesso attraverso opere ovviamente incomprensibili e al tempo stesso abbastanza esplicite da rendere l&#8217;idea. Il re dei Dottor Frankenstein? <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/gunter-brus.jpg">Gunter Brus</a>. Eppure, benche&#8217; nauseato, all&#8217;uscita dalla sala il visitatore non puo&#8217; dire nulla: come recita il pannello, quelle appena viste sono opere degli Anni &#8216;60 di artisti austriaci che hanno voluto portare all&#8217;estremo i limiti fisici e psichici del corpo umano. Insomma, un modo pulito di etichettare un tipo di corrente che non fa altro che trasformare in arte quanto realmente accaduto appena quindici anni prima nei lager?</p>
<p>Per una persona totalmente a digiuno &#8211; o totalmente ignorante, a seconda dei punti di vista &#8211; in fatto di arte contemporanea e&#8217; difficile mantenere un contegno serio e imperturbabile all&#8217;interno della Tate. Personalmente, man mano che avanzo di sala in sala mi rendo conto da sola di avere esplicitamente stampate in faccia tutte le espressioni del mondo: perplessita&#8217;, ilarita&#8217;, incredulita&#8217;, scetticismo, dissenso, disappunto. Come non sollevare entrambe le sopracciglia di fronte ad una tela come <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/the-snail_matisse.jpg"><i>The Snail</i></a> di Matisse? Qualche erudito &#8211; insomma, qualcuno non ignorante quanto me &#8211; sa dirmi che diavolo sono quei riquadri sformati disegnati gli uni sopra gli altri? Dell&#8217;arte moderna accetto un solo artista: Picasso.</p>
<p>Volendo dare una spiegazione alternativa e personale alle opere c&#8217;e&#8217; da sbizzarrirsi per un pomeriggio intero. Ad esempio, Sergej Jensen nel suo <i>The World</i> ha foderato una tela con la moquette del soggiorno e ci ha appiccicato sopra un pezzo del vestito della domenica di sua nonna. Chissa&#8217; quanto ne sara&#8217; stata contenta l&#8217;attempata signora, visto il risultato di tale taglia-e-cuci da cinque minuti.<br />
Kline, invece, grazie al suo <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/meryon-kline.jpeg"><i>Meryon</i></a> non potra&#8217; mai essere assunto come imbianchino: con delle pennellate cosi&#8217; &#8211; &#8220;secondo le leggi del caso&#8221;, come la costellazione fatta di legnetti di cui sopra &#8211; l&#8217;intonaco verrebbe via a croste nel giro di poche settimane.<br />
Fortunatamente il terzo piano riesce ad offrire anche opere interessanti che, pur nella loro visione distorta della realta&#8217;, comunicano qualcosa. E&#8217; il caso di <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/los-moscos_bradford.jpg"><i>Los Moscos</i></a> di Bradford, un enorme collage di materiali misti in cui prevalgono il nero e il giallo fluorescente, o di <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/jane_raqib-shaw.jpg"><i>Jane</i></a>, un dipinto di Raqib Shaw che si ispira al famoso ritratto della terza moglie di Enrico VIII di Holbein.<br />
Il fondo dell&#8217;assurdo, tuttavia, lo si tocca al quinto piano, dove sono esposte con orgoglio dietro cornice una manciata di fotocopie di annunci immobiliari &#8211; con tanto di planimetrie &#8211; gentile concessione della Tecnocasa inglese. Poco piu&#8217; in la&#8217;, il genio incompreso di Koo Jeong-a, che ha dato fondo ai suoi risparmi per comprare pezzi di Geomag sufficienti a permettergli di realizzare il suo <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/cedric_koo-jeong.jpg"><i>Cedric</i></a>. E che dire di Sam Durant, che ha tagliato lo scatolone della tv appena comprata, ci ha incollato sopra un po&#8217; di plexiglass e lo ha chiamato <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/sam-durant_ababdoned-house.jpg"><i>Abandoned house #1</i></a> &#8211; facendoti chiedere quante altre &#8220;abandoned houses&#8221; abbia costruito, magari servendosi delle confezioni dello stereo, del lettore dvd e del tostapane?</p>
<p>Ridiscendendo ai piani inferiori la concentrazione di opere esposte diminuisce sensibilmente, complice il ridotto numero di sale &#8211; intese come tali &#8211; a disposizione. L&#8217;esposizione temporanea dedicata al genio di Nicholas Hlobo, per molti la prima tappa della vista, nel mio giro disordinato diventa la penultima. Sono sola in questa quieta e isolata ala al level 2 della Tate. Sola con il guardiano, che osserva con occhio critico la mia espressione disorientata di fronte al serpentone informe di cuoio, cuciture e zip srotolato per tutta la lunghezza della stanza. &#8220;Ma Hlobo ha ragionato in anticipo sulla forma definitiva da dare a questa cosa deforme o ha cominciato a cucire insieme pezzi di cuoio &#8211; sempre &#8220;secondo le leggi del caso&#8221; &#8211; e poi quel che e&#8217; venuto e&#8217; venuto?&#8221;, mi chiedo. Non ho tempo di ragionare sulla risposta, pero&#8217;, perche&#8217; la vasta opera di Dominique Gonzalez-Foerster, sviluppata su tutta la superficie dell&#8217;enorme Turbine Hall, cattura la mia attenzione. E provoca l&#8217;ennesimo ritorno all&#8217;espressione perplessa/incredula/ilare: l&#8217;artista <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/dominique-gonzalez_unilever-series.jpg">ha dato fondo alle scorte di letti a castello dell&#8217;Ikea creando un immenso dormitorio</a> in quella che un tempo fu la sala macchine. Insomma, il sogno di Alan Smith. Anche i magazzini di Waterstone&#8217;s devono aver ricevuto una visita dall&#8217;autrice: ciascuna branda <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/dominique-gonzalez_unilever-series_dettaglio.jpg">e&#8217; dotata di un libro</a> &#8211; rigorosamente legato alla stessa tramite un cavo d&#8217;acciaio per impedirne il furto.<br />
L&#8217;interessante della Tubine Hall, tuttavia, non sta nella schiera di letti a castello, ne&#8217; nello <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/dominique-gonzalez_unilever-series_dett.jpg">scheletro di dinosauro di plastica</a> all&#8217;angolo o nell&#8217;enorme ragno di ferro alto fino al soffitto. L&#8217;interessante della Turbine Hall <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/02/tate-modern_turbine-hall.jpg">sta nella Turbine Hall stessa</a>, nei residui del cuore della fabbrica che fu.<br />
Cosa se ne fara&#8217; la signora Gonzalez di quei duecento letti al termine dell&#8217;esposizione? Difficile dirlo. Magari li riciclera&#8217; e si dara&#8217; al Bed&#038;Breakfast.</p>
<p>All&#8217;uscita, come in ogni museo che si rispetti, c&#8217;e&#8217; pronto ad attendermi lo shop a tema. Decine di scaffali colmi di oggetti assolutamente inutili e vergognosamente costosi si susseguono gli uni dopo gli altri, cercando di tentarmi coi loro colori e la loro originalita&#8217;. La mia mente pero&#8217; e&#8217; troppo assorbita da quanto ha appena visto per soffermarsi a contemplare quelle tazze scadenti o quelle matite di carta riciclata.<br />
Chissa&#8217;, forse un giorno diventero&#8217; un&#8217;artista famosa anch&#8217;io, mi dico: visti alcuni degli esemplari conservati alla Tate, gli schizzi da me realizzati per giocare a Pictionary diventano dei capolavori.</p>
<p>(La maggior parte delle immagini contenute in questo articolo provengono dal sito <a href="http://www.tate.org.uk/modern/">http://www.tate.org.uk/modern</a>)</p>
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		<title>Pomeriggio al museo</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2009 21:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
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La domenica londinese e&#8217; generalmente caratterizzata dal relax. Dopo un&#8217;intera settimana passata a correre da un posto all&#8217;altro, lavoro compreso, si richiede e si pretende una giornata di stop.
Nelle zone residenziali lontane dal caos del centro, la domenica mattina le vie si svegliano quando e&#8217; ormai l&#8217;ora di pranzo. Alcuni solitari passeggiatori fanno capolino dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/040109_nationalgallery.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/040109_nationalgallery-300x225.jpg" alt="" title="040109_nationalgallery" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-49" /></a><br />
La domenica londinese e&#8217; generalmente caratterizzata dal relax. Dopo un&#8217;intera settimana passata a correre da un posto all&#8217;altro, lavoro compreso, si richiede e si pretende una giornata di stop.<br />
Nelle zone residenziali lontane dal caos del centro, la domenica mattina le vie si svegliano quando e&#8217; ormai l&#8217;ora di pranzo. Alcuni solitari passeggiatori fanno capolino dai propri cortili con il cane al guinzaglio, mentre qualche bambino sfida la strada ghiacciata a bordo del suo monopattino. Il silenzio regna sovrano, interrotto ogni tanto dal rombo sommesso delle auto di passaggio sulla strada principale. In simili condizioni neppure spalancare una finestra che da&#8217; direttamente sul marciapiede viene visto come un attentato alla propria privacy.</p>
<p>Il pomeriggio domenicale e&#8217; caratterizzato da passeggiate chilometriche nei parchi. Se il clima e&#8217; tanto clemente da regalare uno spiraglio di sole, si puo&#8217; perfino tentare l&#8217;avventura picnic nel prato, a dispetto della temperatura rasente lo zero. Se, al contrario, il cielo incombe con nuvole grigie, ci si accontenta dei sentieri e dei chilometri di passeggiata che possono offrire. La chiusura tarda di molti parchi londinesi, inoltre, permette un girovagare indisturbato fino all&#8217;ora di cena.<br />
I parchi non sono l&#8217;unico punto di raccolta e di svago. C&#8217;e&#8217; chi, incurante dello stress vissuto durante la settimana, preferisce continuare ad immergersi nella frenesia lanciandosi lungo i marciapiedi di Oxford Street, Regent Street o Piccadilly Circus; altri optano per qualche ora di cultura.<br />
La maggior parte dei musei londinesi non richiede alcun pagamento all&#8217;ingresso. L&#8217;offerta e&#8217; libera, se e quando la si vuole elargire, la qualita&#8217; del servizio offerto tanto alta quanto quella di qualunque altro museo a pagamento del mondo.<br />
La meta preferita dei turisti e&#8217;, generalmente, il Natural History Museum, seguito a ruota dal vicino Science Museum. Dinosauri, animali impagliati e navette spaziali attirano come calamite le orde di persone ansiose di farsi una bevuta di sapere. Nelle ore e nei giorni <em>busy</em> il caos presente in questi due musei e&#8217; quasi equiparabile a quello riscontrabile nelle vie piu&#8217; centrali. Migliaia di flash accompagnati da una calca di corpi pressati rendono l&#8217;esperienza museo snervante quasi quanto il buttarsi nel fiume di persone presente in Oxford Street.<br />
Piu&#8217; tranquilla e ordinata e&#8217;, per contro, la situazione alla National Gallery. Il rispettoso silenzio presente nelle sue vaste sale antiche genera relax e permette di godersi appieno la visita. Un pomeriggio domenicale all&#8217;interno della galleria nazionale dei dipinti puo&#8217; essere, dunque, una valida alternativa alla passeggiata nei parchi.</p>
<p>La <a href="http://www.nationalgallery.org.uk/plan/language/italian.htm">National Gallery</a> e&#8217; un groviglio di sale, punti di giuntura e corridoi infinito. L&#8217;imponenza dei suoi locali, la massiccia presenza di dipinti gli uni accanto agli altri, il continuo camminare senza sosta senza seguire un percorso preciso puo&#8217; generare disorientamento. Le opere si susseguono una dietro l&#8217;altra, e non e&#8217; difficile ritrovarsi a fissare un Van Gogh dopo aver appena visionato un Raffaello: basta imboccare la porta sbagliata per ritrovarsi improvvisamente dal &#8216;400 al &#8216;900.<br />
Cio&#8217; che genera disappunto e sconforto nei visitatori italiani e&#8217; la massiccia presenza di dipinti realizzati da pittori nostrani. Ci sono piu&#8217; Canaletto nella National Gallery londinese che a Venezia, piu&#8217; Caravaggio che nella Galleria degli Uffizi fiorentina. Tuttavia, sono conservati ottimamente. Il possesso di una siffatta mole di opere dal valore incalcolabile rende gli inglesi accorti e diligenti verso il patrimonio rinchiuso tra le mura del museo. Non un segno di cedimento, non una crepa nelle centinaia di tele appese all&#8217;interno della galleria.<br />
L&#8217;ingresso nel museo e&#8217; libero ma altrettanto non si puo&#8217; dire delle audioguide o dei leaflet con la mappa. Per chi non si accontenta di visionare semplicemente una tela, con pochi pound si puo&#8217; ottenere un lettore e un paio di cuffie che accompagneranno l&#8217;ospite per tutta la durata della visita illustrando, raccontando e spiegando ogni piu&#8217; piccolo dettaglio del dipinto in esame. Per chi non vuole passare la giornata davanti ad una tela in attesa che la voce vellutata della guida racconti ogni minimo segreto della stessa, ci sono le mappe. Un aiuto, ma di scarsa rilevanza: l&#8217;intreccio delle sale e la loro connessione e vicinanza sono tali da rendere superflua qualunque cartina. Impossibile raggiungere una determinata area semplicemente leggendo la pianta, e il rischio di dimenticare qualcosa resta piuttosto alto.</p>
<p>I dipinti appesi alle pareti sono ad un soffio dal viso dei visitatori. Nessun vetro, nessuna transenna, solo blande corde all&#8217;altezza delle ginocchia per impedire agli ospiti di rovinare addosso ai quadri in un momento di disattenzione. L&#8217;occhio vigile dei guardiani di stanza ad ogni porta garantisce l&#8217;incolumita&#8217; delle opere, ma tale vicinanza permette a chi guarda di assaporare ogni piu&#8217; piccolo dettaglio. La delicatezza di Monet, le sfumature di Manet, la fantastica maniacalita&#8217; per i dettagli del Canaletto, la violenza di Van Gogh, la perfezione del Caravaggio, la calda opprimenza degli artisti fiamminghi, i colori catarifrangenti di Garofalo &#8211; che, tra l&#8217;altro, fa venire voglia di spaghetti al solo leggerne il nome &#8211; sono ad un passo dal proprio naso.<br />
Laddove molti dipinti suscitano ammirazione, altri non possono fare a meno di scatenare ilarita&#8217;. In una delle sale piu&#8217; antiche, dedicata al &#8216;700 britannico, puo&#8217; accadere di imbattersi nel <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/queencharlotte_sirthomaslawrence.jpg">ritratto di una nobildonna inglese</a>, tale regina Charlotte, che con molta probabilita&#8217; venne buttata giu&#8217; dal letto alle cinque del mattino prima di essere schiaffata di fronte alla tela. L&#8217;effetto e&#8217; esilarante e il dipinto parla da se&#8217;, con tutto il rispetto per Sir Thomas Lawrence.</p>
<p>La presenza degli addetti ad ogni porta e&#8217; discreta e quasi invisibile. Seduti sulla loro sedia o in piedi a braccia incrociate, sorvegliano il flusso ordinato dei visitatori, attenti che nessuno di loro si avvicini troppo ai dipinti e finisca col fare danni. L&#8217;incredibile noia derivata dalla loro mansione priva di stimoli rende la maggior parte di tali addetti brusca. Alla domanda &#8220;Excuse me, at what time will the gallery close?&#8221; (&#8220;Scusi, a che ora chiudera&#8217; il museo?&#8221;) non e&#8217; raro ricevere una risposta del tipo &#8220;Five minutes before six everybody has to be out!&#8221; (&#8220;Cinque minuti prima delle sei devono essere tutti fuori!&#8221;). Piu&#8217; una minaccia che un&#8217;informazione.</p>
<p>Due ore trascorse nella quiete e nel tepore della National Gallery fanno dimenticare quanto freddo possa esserci fuori in queste giornate di inizio anno. Il gelo, secco e pungente, si insinua prepotentemente nel naso, portandolo a bruciare come se avesse sniffato aceto. Nelle <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/040109_trafalgarsqu_fontane_ghiacciate.jpg">fontane di Trafalgar Square</a> il ghiaccio regna sovrano, per la gioia dei turisti che vedono in esso un&#8217;opportunita&#8217; per fare uno <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/040109_trafalgarsqu_fontane_ghiacciateii.jpg">scatto fotografico insolito</a>. A Walthamstow, quartiere di collina, dopo le cinque i residenti sono costretti a rientrare in casa scivolando. Un paio di pattini per ghiaccio sarebbe senz&#8217;altro piu&#8217; indicato, vista la superficie completamente bianca delle strade. Le auto, ricoperte di uno strato notevole di ghiaccio che sulle maniglie si e&#8217; trasformato in minuscole stalattiti, sembrano un rimasuglio del set di &#8220;The day after tomorrow&#8221;.</p>
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		<title>Un Capodanno approssimato e silenzioso</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 09:55:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Fun&Entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[Capodanno 2008/2009]]></category>
		<category><![CDATA[Capodanno Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi pirotecnici Londra]]></category>
		<category><![CDATA[London Eye]]></category>

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Chi si aspettava dagli inglesi qualcosa di piu&#8217; di quanto non offrano solitamente i loro vicini francesi a Capodanno non e&#8217; rimasto deluso: l&#8217;organizzazione certosina dell&#8217;evento, dei suoi milioni di partecipanti, dello spettacolo pirotecnico e quantaltro ha meritato un plauso. Niente orde di abitanti delle banlieues impazziti che correvano da una parte all&#8217;altra degli Champs-Elysées, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/london_eye_fireworks.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/london_eye_fireworks-300x224.jpg" alt="" title="london_eye_fireworks" width="300" height="224" class="aligncenter size-medium wp-image-167" /></a></p>
<p>Chi si aspettava dagli inglesi qualcosa di piu&#8217; di quanto non offrano solitamente i loro vicini francesi a Capodanno non e&#8217; rimasto deluso: l&#8217;organizzazione certosina dell&#8217;evento, dei suoi milioni di partecipanti, dello spettacolo pirotecnico e quantaltro ha meritato un plauso. Niente orde di abitanti delle banlieues impazziti che correvano da una parte all&#8217;altra degli Champs-Elysées, niente bottiglie volanti, colpi di arma da fuoco, polizia impotente: il 31 britannico si e&#8217; svolto, come prevedibile, nell&#8217;ordine piu&#8217; assoluto. I poliziotti, in schiere di dieci o venti, si sono mescolati alla folla festeggiando con essa, partecipando agli scatti fotografici e, addirittura, permettendo alle turiste di salire sulle loro moto e di indossare i loro elmetti. Il nemico del divertimento per eccellenza si e&#8217; alleato con esso al fine di tenere meglio sotto controllo la situazione&#8230; con successo.</p>
<p>Ore 23, Westminster Abbey. Una lunga palizzata di ferro impedisce ai nuovi arrivati di andare oltre e raggiungere il Big Ben e il Westminster Bridge. Turisti spaesati guardano con occhi timidi i cartelli luminosi affissi alla destra e alla sinistra della strada: per la vista panoramica dei giochi pirotecnici, per di qua. Fiduciosi, i gruppi si dividono per seguire il flusso di persone gia&#8217; in moto. Una meta&#8217; di essi, quelli che hanno scelto di andare a destra, finira&#8217; chiusa nell&#8217;area del Millibank e, chissa&#8217;, con un po&#8217; di fortuna riuscira&#8217; anche a vedere il Tamigi; l&#8217;altra meta&#8217;, quella che ha scelto di andare a sinistra, si ritrovera&#8217; invece lungo Horse Guards Street, a ridosso delle transenne di delimitazione dell&#8217;Horse Guards Parade. Il London Eye, possente, riuscira&#8217; a sovrastare i tetti antichi del vecchio maneggio per meta&#8217;.<br />
La mezz&#8217;ora successiva e&#8217; caratterizzata da migliaia di nasi puntati all&#8217;insu&#8217;, verso la ruota panoramica che, coi suoi mille giochi di luci, attende paziente l&#8217;arrivo del nuovo anno. Nessuna musica, nessuna animazione: gli unici rumori percepibili in quel tumulto di corpi ansiosi sono gli schiamazzi di coloro gia&#8217; avanti con l&#8217;alcool e gli strilli impazienti dei bambini. L&#8217;orologio sulla torre che sovrasta il grande spiazzo segnala l&#8217;avanzare dei minuti, paziente.<br />
Alle 23.58 e&#8217; ormai praticamente impossibile distinguere l&#8217;incedere della lancetta dell&#8217;antico marchingegno. Si guardano orologi da polso, cellulari, si lanciano auguri al cielo, incapaci di credere che in uno spazio tanto grande abbiano dimenticato di installare un banalissimo contasecondi.<br />
L&#8217;esplosione del London Eye in centinaia di luci infuocate annuncia ai diligenti spettatori confinati nell&#8217;area dell&#8217;Horse Guards che il 2009 e&#8217; infine arrivato. Da sopra i tetti lo spicchio di ruota continua impazzito il suo gioco pirotecnico, consolando i piu&#8217; e irritando i meno, che si erano aspettati forse maggiore animosita&#8217;, specie dopo essere stati relegati in una zona tanto periferica.</p>
<p>La divisione dei milioni di partecipanti e&#8217; stata metodica. Il centro di Londra, previamente tagliato in quadri da transenne volte a creare decine di punti di raccolta, ha iniziato a chiudersi con l&#8217;avanzare della mezzanotte. Aree in grado di contenere almeno il doppio delle persone venivano transennate prima di sfociare nel sovraffollamento, cosi&#8217; da garantire a chi era ormai dentro uno spazio agevole per muoversi. La chiusura una dopo l&#8217;altra delle aree di sosta ha garantito agli ultimi arrivati una sistemazione pessima, nel mezzo di qualche strada principale, sovrastati da palazzi e grattacieli e impossibilitati a vedere anche un solo briciolo di fuoco d&#8217;artificio. Io sono capitata nel giusto mezzo: non nella privilegiata e ottima Parliament Square, naturalmente, ma almeno l&#8217;avermi direzionata fino all&#8217;Horse Guards Parade mi ha garantito cio&#8217; che a coloro schiaffati lungo Whitehall e&#8217; stato negato: un minimo di visuale dei giochi pirotecnici sul London Eye. Certo, avrebbero potuto movimentare quell&#8217;ora di attesa con musica, animazione o altro o, almeno, regalarci il piacere di un conto alla rovescia installando un banale maxischermo anche li&#8217; proprio come avevano fatto negli altri punti di raccolta, ma&#8230; mi ritengo gia&#8217; abbastanza soddisfatta di non essermi ritrovata a fuggire insieme ad un altro migliaio di persone da orde di immigrati impazziti con tubi di razzi accesi in mano puntati sulla folla, come accadde a Parigi la notte del 31 di tre anni fa.</p>
<p>I milioni di persone stipati in decine di recinti come pecore diligenti passata la mezzanotte si dirigono laddove gli agenti dicono loro di andare. Un fiume impressionante di persone esce dallo sbarramento di Whitehall e si riversa in Trafalgar Square rendendo inavvicinabile il Big Ben e il Parlamento. Impossibile andare contro corrente: la forza lenta ed inesorabile della massa di corpi pressati &#8211; nonche&#8217; l&#8217;inquinamento acustico dei megafoni dei poliziotti &#8211; invitano a seguire la scia e a non fare di testa propria. Solo una discreta conoscenza delle vie secondarie puo&#8217; permettere di raggiungere l&#8217;inizio di Whitehall e il Parlamento senza venire travolti dal milione di corpi in fuga. Paradossalmente, c&#8217;e&#8217; quasi silenzio. Nella quiete congelata di quei primi minuti del 2009 l&#8217;unico rumore che accompagna gli ordini imperiosi sputati dai megafoni sono i nitriti spazientiti dei cavalli, piazzati in mezzo alla folla coi loro cavalieri a gruppi di quattro o cinque per intimorire i pochi restii a seguire i comandi dell&#8217;autorita&#8217; a piedi.</p>
<p>Londra, la citta&#8217; in perenne movimento, la citta&#8217; in esplosione, la citta&#8217; che non riposa mai e&#8217; riuscita a regalare ai suoi visitatori un 31 quasi deludente. Eccezion fatta per i costosissimi &#8211; e calcolati al millimetro &#8211; giochi pirotecnici, nient&#8217;altro. Perfino lo storico rintocco del Big Ben e&#8217; riuscito quasi inudibile a decine di migliaia di persone.<br />
Qualcuno che si e&#8217; divertito davvero, tuttavia, c&#8217;e&#8217;. Basta seguire l&#8217;esempio per rendere un capodanno piatto un vero sballo: una decina di birre, qualche superalcolico, scarpe lanciate non si sa perche&#8217; nel primo cassonetto e poi via per le strade della citta&#8217; a piedi nudi, equilibrio precario, ridendo se il vetro di una bottiglia rotta si pianta in maniera decisa tra l&#8217;alluce e l&#8217;indice. Il sangue ribolle, il cervello e&#8217; andato, il dolore non si avverte. In questo modo il 31 diventa uno sballo. Soltanto, viene da chiedersi se tale gente sappia che cosa sta festeggiando e perche&#8217;.</p>
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		<title>Uova, pancetta e discoteca</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 22:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
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Proporre a qualcuno di fare l&#8217;English Breakfast e&#8217; come condannarlo a digiunare per il resto della giornata. Una colazione completa inglese, specie se full, contiene piu&#8217; calorie degli italiani colazione, pranzo e cena messi insieme. Pero&#8217; ne vale la pena.
La colazione inglese consta di diversi ingredienti. C&#8217;e&#8217; la classica pancetta, ci sono le classiche uova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2008/12/engl_break.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2008/12/engl_break-300x171.jpg" alt="" title="engl_break" width="300" height="171" class="aligncenter size-medium wp-image-41" /></a><br />
Proporre a qualcuno di fare l&#8217;English Breakfast e&#8217; come condannarlo a digiunare per il resto della giornata. Una colazione completa inglese, specie se <em>full</em>, contiene piu&#8217; calorie degli italiani colazione, pranzo e cena messi insieme. Pero&#8217; ne vale la pena.<br />
La colazione inglese consta di diversi ingredienti. C&#8217;e&#8217; la classica pancetta, ci sono le classiche uova strapazzate, il classico pane fritto, la classica fetta di pomodoro. A questi ingredienti di base, che possono essere mangiati singolarmente, a coppie o, per chi ha molto spazio nello stomaco, tutti insieme, se ne aggiungono altri: funghi, fagioli al sugo, patatine, tramezzino di patate e cipolla, porridge, salsiccia.<br />
La stragrande varieta&#8217; di cibi previsti in una colazione britannica permette a chiunque di restare soddisfatto e di trovare la propria combinazione ideale. Quello che in Italia si prepara e mangia in cinque minuti &#8211; come la classica fetta di pane con la Nutella, i biscotti o il ciambellone della nonna &#8211; in Gran Bretagna richiede almeno mezz&#8217;ora. E una giornata intera per smaltirlo, specie per chi non e&#8217; affatto abituato. Mangiare uova strapazzate, pomodoro, pane fritto, tramezzino, patatine e salsiccia potrebbe comportare, per le new entry della <em>full English breakfast</em>, un digiuno assoluto per almeno ventiquattro ore, il tempo di dare allo stomaco il modo di smaltire una mole di cibo mai assunta prima tutta in una volta. Il succo d&#8217;arancia o il lunghissimo caffe&#8217; &#8211; talmente lungo che potrebbe comodamente essere servito in un secchio &#8211; diventano un ausilio indispensabile per buttare giu&#8217; quella bomba calorica.</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;">In Italia le chiamano discoteche di piccole dimensioni, qui li chiamano <em>club</em>. Bancone del bar esageratamente lungo, una sala di medie dimensioni adornata di tavolini, divani e tappeti, e a volte qualche altra saletta, solitamente riservata alle feste private. La qualita&#8217; della musica, la cui tipologia varia a seconda del locale, e&#8217; discreta. Il volume, invece, e&#8217; esagerato. Se pure si provasse a parlare con un megafono sparato direttamente nelle orecchie dell&#8217;interlocutore, ugualmente quello non sentirebbe una parola. Un buon test per le proprie corde vocali, senza dubbio.<br />
Il <em>Punk</em> e&#8217; un club affacciato su Oxford Street. Sobrio, moderno, lineare, colmo di giovani dai diciotto anni in su. Le sue dimensioni modeste &#8211; per la tipologia di locale &#8211; e la calca contribuiscono a regalare a tutti gli ospiti una sauna gratuita dal momento in cui entrano a quello in cui escono. Consapevoli di questo piccolo e non trascurabile dettaglio, le inglesine corrono subito ai ripari evitando di ripararsi del tutto. Per una ragazza con indosso un vestito idoneo alla sua statura/corporatura/silhouette ce ne sono almeno tre vestite degli indumenti della nonna o, peggio, delle tovaglie della zia o delle tende della mamma. Mentre girano col loro bicchiere colmo dell&#8217;ennesimo superalcolico in mano, mentre sbandano pericolosamente verso il centro della sala ridendo delle proprie condizioni, viene da chiedersi se in casa loro siano repentinamente scomparsi tutti gli specchi o, in caso contrario, per quale diavolo di motivo non ne abbiano fatto un buon uso prima di uscirne.</p>
<p style="text-align: left;">Quella che nelle piccole cittadine italiane e&#8217; stata salutata come l&#8217;invenzione del secolo, qui va avanti da almeno un decennio: la moda delle foto delle serate. Discreto, quasi una pantera, il fotografo si aggira per la sala col suo cannone da mille megapixel al collo, pronto a scattare foto a coloro che lo richiedono &#8211; e, spesso, anche a chi non lo richiede. Il numero di scatti raggiunto alla fine di una serata e&#8217; incalcolabile, e tedioso e&#8217; il lavoro che attende tale fotografo al rientro a casa: selezione degli scatti migliori cosi&#8217; da ridurne il numero e pubblicarne solo una piccola quantita&#8217; decente.<br />
In Italia i fotografi che partecipano alle serate un simile disturbo non se lo prendono affatto. Immortalano le persone nei momenti piu&#8217; imprevisti, a volte cogliendole con espressioni ai limiti della buona reputazione, e le schiaffano nei propri siti senza selezionarle affatto. Impossibile fare rimostranze: gli scatti, in posa o non in posa, vengono pubblicati. Dopotutto, e&#8217; una cosa che <em>si sa</em>. Li&#8217; c&#8217;e&#8217; il fotografo ufficiale, se non ti sta bene non andarci. Sembra, pero&#8217;, che alla fin fine stia bene, e che stia bene a molti. Quella che tuttora, a distanza di anni, viene reputata l&#8217;idea del secolo in piccole realta&#8217; provinciali funziona come una calamita e fa lievitare le presenze nei locali. Pur di farsi immortalare, gli ospiti sarebbero capaci di inseguire il fotografo fino in capo al mondo. La soddisfazione di rivedersi nel sito, il giorno dopo, deve essere davvero immensa. Dopotutto, e&#8217; stato quello lo scopo della visita a quel determinato locale.</p>
<p style="text-align: left;">Con l&#8217;arrivo dell&#8217;inverno e delle giornate corte i cancelli dei Kensington Gardens si chiudono in anticipo. Alle cinque sono tutti serrati, e ai pochi distratti ancora dentro non resta che fare ricorso ai tornelli presenti di tanto in tanto lungo le staccionate perimetrali.<br />
Consci di tale chiusura anticipata, in genere i visitatori cercano di emergere dal parco in anticipo, o di raggiungere il contiguo Hyde Park, la cui chiusura avviene solo a sera tarda. Orologio sott&#8217;occhio, stanno bene attenti al momento in cui le lancette si direzioneranno verso il cinque. Sicuri e rassicurati dai numeri quattro e nove raggiungono l&#8217;uscita&#8230; e si ritrovano a fissare i volti increduli di altri sventurati che, come loro, sono incappati in una chiusura anticipata del parco. Emergere in Bayswater Road dopo essere riusciti ad attraversare Hyde Park sara&#8217; un vero sollievo, almeno finche&#8217; non si decidera&#8217; di attraversare all&#8217;incrocio con Westbourne Green e ci si rendera&#8217; conto che, per uno strano scherzo di sadici ignoti, un istante prima del rosso pedonale i due semafori sono entrambi verdi e un Mercedes &#8211; da quelle parti ce ne sono parecchi &#8211; sta pericolosamente puntando verso di te. Per quanto si possa adorare il frutto del proprio ingegno, per quanto si possa agognare di vivere l&#8217;esperienza in prima persona, la sola idea di cio&#8217; che sta per accadere regala uno scatto felino tale da atterrare sul marciapiede opposto con un balzo degno di un canguro.</p>
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		<title>Baviera in terra d&#8217;Albione</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 19:34:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fun&Entertainment]]></category>
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		<description><![CDATA[Con l&#8217;avvicinarsi inesorabile del Natale Hyde Park e&#8217; impazzito. Uscendo dalla stazione metropolitana di Hyde Park Corner e immergendosi in quello che negli ordinari lazy days lontani dalle feste e&#8217; il parco piu&#8217; grande del centro di Londra, ci si ritrova catapultati in una grande Bolzano: casette in legno colme di dolci e di prodotti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;avvicinarsi inesorabile del Natale Hyde Park e&#8217; impazzito. Uscendo dalla stazione metropolitana di Hyde Park Corner e immergendosi in quello che negli ordinari <em>lazy days</em> lontani dalle feste e&#8217; il parco piu&#8217; grande del centro di Londra, ci si ritrova catapultati in una grande Bolzano: casette in legno colme di dolci e di prodotti tipicamente bavaresi si alternano con chioschi nei quali pretzel, wurstel e krauti abbondano. &#8220;Bayernische Hyde Park&#8221;, hanno affisso in qualche angolo. La definizione, in effetti, non potrebbe essere piu&#8217; azzeccata.<br />
Alle bancarelle che rigurgitano prodotti teutonici e artigianali si affianca un luna park in grande stile. Niente attrazioni vecchie e arrugginite &#8211; che in Italia, per contro, abbondano e riappaiono ogni estate, da decenni &#8211; niente giostre di quart&#8217;ordine: anche il divertimento deve essere di alto livello.<br />
Esattamente come le bancarelle e i chioschi, anche le attrazioni sono decorate con pupazzi di neve, Babbo Natale di ogni dimensione e renne. Perfino gli interni sono a tema &#8211; le classiche tazze rotanti che diventano slitte, il brucomela che divena una carovana di renne &#8211; tanto che viene da chiedersi cosa se ne faranno passata l&#8217;euforia natalizia e tornati alla normale vita di ogni giorno, priva di abeti, palle colorate e festoni.<br />
E&#8217; interessante pensare che queste tre settimane fruttino al punto da poter relegare giostre da decine di migliaia di sterline in un deposito fino al prossimo Natale.</p>
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		<title>Una via infinita piena di negozi pazzeschi</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 21:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se sei a Londra e vuoi fare shopping non puoi assolutamente mancare di recarti in Oxford Street.
Tre volte turista nella capitale britannica, io questo dettaglio l&#8217;ho capito solo negli ultimi giorni, da quando Oxford Street e&#8217; diventata un po&#8217; la mia seconda casa: ovunque vada e qualunque cosa io abbia da fare, per una cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se sei a Londra e vuoi fare shopping non puoi assolutamente mancare di recarti in Oxford Street.<br />
Tre volte turista nella capitale britannica, io questo dettaglio l&#8217;ho capito solo negli ultimi giorni, da quando Oxford Street e&#8217; diventata un po&#8217; la mia seconda casa: ovunque vada e qualunque cosa io abbia da fare, per una cosa o per l&#8217;altra finisco sempre li&#8217;.<br />
Gli altri italiani, piu&#8217; scaltri di me (o semplicemente piu&#8217; superficiali), probabilmente visitano la via dei negozi per eccellenza ancor prima di vedere il Tower Bridge o il Big Ben. I marciapiedi sono zeppi di connazionali con zaini in spalla e macchinette fotografiche in mano, che schizzano accesi da una vetrina all&#8217;altra bardati di una mole di sacchetti costata piu&#8217; dell&#8217;intera la vacanza. Mentre li sento indicare, nominare negozi, mentre li vedo correre via, mi chiedo se sono l&#8217;unica deficiente del pianeta a non essersi preoccupata affatto dello shopping nei suoi precedenti viaggi oltremanica.</p>
<p>Hamley&#8217;s e&#8217; il tipico negozio in grado di far regredire gli adulti ad uno stadio infantile. Piazzato a poca distanza da Oxford Circus, nella lussuosa Regent Street, contiene piu&#8217; giocattoli di quanti un bambino (o un bambino troppo cresciuto) possa immaginare. Cinque piani completamente sommersi da peluches, bambole, automobili, giochi da tavolo, gadgets e quanto altro possa passare per la testa di chiunque in materia di divertimento. I prezzi sono modesti, rispetto al tipo di clientela solitamente abituata a visitare i negozi della via, gli articoli unici.<br />
Alla veneranda eta&#8217; di ventisei anni questa mattina ho trascorso oltre mezz&#8217;ora in quello che un tempo era il mio sogno di bambina: il mondo del giocattolo. Volevo visitare un posto simile da quando vidi per la prima volta il film &#8220;Mamma, ho riperso l&#8217;aereo!&#8221; e l&#8217;immenso negozio di giocattoli visitato dall&#8217;allora giovanissimo Mackulay Kulkin. Nessuna tentazione di acquistare oggetti che sarebbero finiti in un cassetto appena tornata a casa, solo voglia di assaporare con gli occhi un mondo che ormai non mi appartiene piu&#8217;.<br />
Per i meno abbienti c&#8217;e&#8217; Disney&#8217;s, nella parte est di Oxford Street, a poca distanza da Oxford Circus. I prodotti sono gli stessi venduti nei Disney Store italiani, ma centuplicati. I prezzi, incredibile a dirsi, sono piu&#8217; convenienti perche&#8217; sono in sterline (per chi ha uno stipendio in sterline, ovviamente) e perche&#8217; spesso sono dimezzati. Puo&#8217; succedere cosi&#8217; di entrare &#8220;giusto per dare un&#8217;occhiata&#8221; e di uscirne non solo con un Nemo gigante sottobraccio acquistato all&#8217;incredibile cifra di 10£ (13 euro, ad oggi), ma anche con un Winnie Pooh, sempre gigante, munito di maglioncino, sciarpa e cappellino in lana, ingombrante bestia impagliata propinatati dalla commessa al momento del pagamento con l&#8217;allettante annuncio &#8220;costerebbe 25 ma lo paghi solo 7!&#8221;. Come dire di no? Il problema sara&#8217; solo riuscire ad infilarlo in valigia. Nella speranza, beninteso, che il destinatario del dono sappia cosa farsene.</p>
<p>L&#8217;eterogeneita&#8217; delle migliaia di negozi presenti lungo Oxford Street permette a chiunque di fare acquisti. A fare da padroni sono quelli di abbigliamento, che possono andare da merce da pochi pound &#8211; come <i>Next</i>, <i>Primark</i> o <i>JD</i> &#8211; a merce da migliaia di sterline &#8211; come i vari <i>Armani</i>, <i>Damiani</i> o <i>Calvin Klein</i>.<br />
Se hai qualcosa da acquistare e&#8217; praticamente impossibile non trovarla. La merce venduta dai negozi di fascia medio-bassa possiede una qualita&#8217; paragonabile a quella degli indumenti venduti negli italiani Upim o Coin. Soltanto, una giacca di Primark puo&#8217; costare anche soli 8 euro. La medesima giacca alla Upim costerebbe non meno di 40.</p>
<p>L&#8217;aspetto interessante di Londra e&#8217; che in molti casi e&#8217; priva di quei vincoli legali e divieti che in Italia rendono la vita piu&#8217; complicata. Un esempio? Provate a chiedere ad un qualunque commerciante di cellulari di sbloccarvi il vostro telefonino simlocked. A meno di presentazioni tramite conoscenze comuni, non ne troverete uno. E&#8217; illegale e quindi nessuno vuole prendersi questa responsabilita&#8217;, neppure nel caso in cui il tuo sia un telefonino estero legalmente pagato e necessiti per forza di uno sblocco per funzionare con una sim italiana.<br />
A Londra, per contro, i maestri dell&#8217;<i>unlock</i> sono ad ogni angolo. Insospettabili botteghe di souvenir sfoggiano sotto l&#8217;insegna un cartello catarifrangente con su scritto &#8220;Here you can unlock your mobile!&#8221;, qui puoi sbloccare il tuo cellulare. Naturalmente le formule con le quali viene comunicato questo genere di servizio variano e sfidano i limiti dell&#8217;umana fantasia. La concorrenza e&#8217; tanta, occorre ingegnarsi. Percio&#8217; puo&#8217; accadere di ritrovarsi a fissare con occhi dolenti un cartello giallo evidenziatore con un indice puntato su di te e la scritta &#8220;Hai un telefonino bloccato? Portalo da noi, te lo sistemeremo!&#8221;. Piu&#8217; una minaccia che un invito.<br />
A volte, pero&#8217;, l&#8217;illegale italiano che in Inghilterra diventa legale puo&#8217; costare caro. La perfetta imitazione di una borsetta Guess o Fendi potrebbe sfoggiare un innocente cartellino con su scritta la folle cifra di 80 sterline. 80 sterline per la copia tarocca di una borsa di marca che in un qualunque mercato italiano costerebbe al massimo 20 euro? Da pazzi. Provate pero&#8217; ad insinuare il dubbio nelle giapponesine che stanno comprando tonnellate di quelle borse prodotte illegalmente dai loro vicini cinesi. Vi risponderebbero che una spedizione dall&#8217;Italia della stessa merce o un biglietto aereo per andarsela a prendere costerebbe ben piu&#8217; di ottanta euro. Il gioco vale la candela, e i loro portafogli incredibilmente sempre pieni non soffriranno certo la mancanza di qualche Elisabetta da venti.</p>
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		<title>Un mercato molto particolare</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 18:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
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		<category><![CDATA[Stranezze]]></category>

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		<description><![CDATA[Scendendo alla fermata di Camden Town e percorrendo poche decine di metri ci si ritrova immersi nel piu&#8217; particolare mercato che occhio umano abbia mai visto: il Camden Market.
Unione di cio&#8217; che molto tempo fa erano Carnaby Street e Covent Garden, Camden ha preso spunto e ha ampliato, amplificato, portato all&#8217;eccesso.
Tutto cio&#8217; che un cervello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scendendo alla fermata di Camden Town e percorrendo poche decine di metri ci si ritrova immersi nel piu&#8217; particolare mercato che occhio umano abbia mai visto: il Camden Market.<br />
Unione di cio&#8217; che molto tempo fa erano Carnaby Street e Covent Garden, Camden ha preso spunto e ha ampliato, amplificato, portato all&#8217;eccesso.<br />
Tutto cio&#8217; che un cervello umano ordinario non riesce ad immaginare, a Camden c&#8217;e': borchie, cinture, giubbotti underground, vestiti ottocenteschi, mantelli alla Matrix, aggressivi stivali dai tacchi vertiginosi e scarponi chiodati muniti di catene, gonne in tulle dai colori catarifrangenti, corpetti sadomaso, cappelli, borse, accessori e tanti, tanti strumenti diversi per fumare ashish e marijuana.<br />
La morfologia della strada lungo la quale si sviluppa il mercato ricorda sotto molti aspetti la struttura di Portobello Road: una lunga fila di casette basse tutte appiccicate su ambo i lati. A cambiare e&#8217; tutto il resto: i colori tenui o accesi di Portobello sono sostituiti qui da murales, sculture e insegne vertiginose. Dalle facciate degli edifici sbucano gambe con guépière, aeroplani, cappelli, maschere inquietanti che sorridono sghembe verso i visitatori. A Portobello il massimo che si puo&#8217; veder penzolare da una casa e&#8217; la teiera gigante di un negozio di antichita&#8217;.</p>
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		<title>In vista del fine settimana</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 23:56:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Fun&Entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[Vita londinese]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle vie della prima perfieria londinese i segni del venerdi&#8217; sera appena trascorso sono purtroppo ben visibili ad ogni lampione. Mentre il disgusto si fa strada, puoi immaginare perfettamente cosa sia successo in quel punto qualche ora prima e quale supporto fisico e morale sia stato quel povero lampione per lo sbronzo di turno.
Alle sette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle vie della prima perfieria londinese i segni del venerdi&#8217; sera appena trascorso sono purtroppo ben visibili ad ogni lampione. Mentre il disgusto si fa strada, puoi immaginare perfettamente cosa sia successo in quel punto qualche ora prima e quale supporto fisico e morale sia stato quel povero lampione per lo sbronzo di turno.<br />
Alle sette di sera del venerdi&#8217; si iniziano ad intravedere lungo le scale mobili della metro branchi di ragazzini dagli occhi lucidi e il passo incerto. I visi sono accesi da risate esagitate e il chiasso che scatenano nel mezzo di impiegati stanchi di ritorno dal lavoro e&#8217; impressionante. Col passare delle ore tali &#8220;branchi del venerdi&#8217; sera&#8221; quadruplicano, fino a divenire dominio incontrastato di strade, metropolitane e pub. Ai ragazzini accesi si aggiungono presto uomini in giacca sciolta e cravatta allentata i quali, stringendo un bicchiere supersize in carta contenente quasi sicuramente birra, cantano come disperati insieme all&#8217;artista di strada di turno. Dal lunedi&#8217;, magari, torneranno ad essere i perfetti e impeccabili uomini d&#8217;affari della City, ma per il breve momento di quella canzone vogliono solo essere li&#8217;, a strapparsi le corde vocali, inzaccherando la loro divisa da businessmen, col loro bicchiere di birra in mano.<br />
Londra e&#8217; bella anche per questo, per la sua eterogeneita&#8217;.</p>
<p>Un aspetto affascinante della gente che gira per Londra e&#8217; il loro abbigliamento, soprattutto quello femminile. Ce n&#8217;e&#8217; davvero per tutti i gusti: c&#8217;e&#8217; la tipa saltata come una molla fuori dal letto e infilatasi dentro i primi stracci che ha trovato in giro per casa; abbiamo la donna elegantissima nel suo cappotto da mille sterline e scarpe dal tacco a spillo; abbiamo la ragazza sportiva vestita di jeans e maglietta targati <i>Next</i>. Solo nel primo caso si ha la sensazione di aver ricevuto un pugno nell&#8217;occhio. Nei restanti due le combinazioni riescono, malgrado quel tocco onnipresente di dissonanza, a creare un&#8217;inspiegabile senso di armonia sulla persona.<br />
In un solo punto queste tre macrocategorie riescono ad incontrarsi: le scarpe. In tutti i casi, e dico <i>tutti</i>, sono veramente pittoresche. Quegli abomini che in Italia certe ragazzine tirano fuori dalla scarpiera solo il sabato sera &#8211; per fortuna! &#8211; qui vengono indossati quotidianamente. Pantofole circensi dalla fantasia a pois si alternano con pantofole dalle milleuna notte e ballerine munite di coccarde ippiche. Le fantasie sono le piu&#8217; disparate: si va dalla tinta unita a colori lanciati a casaccio sulla calzatura peggio che in una tela di arte moderna.<br />
Nel mio tour alla ricerca della divisa nera, ieri, mi sono imbattuta in uno di quei covi in cui vendono quelle che a Londra chiamano scarpe. C&#8217;e&#8217; voluta davvero una forte dose di autocontrollo per superare impassibile stand con stivaletti alla Mary Poppins dal color celeste Cenerentola. Resta ammirevole, tuttavia, la resistenza al freddo di chi queste scarpe le indossa: ballerine in stoffa spesse mezzo millimetro portate ai piedi senza calze, sotto gonne a malapena al ginocchio. Con i miei piedi ghiacciati nonostante calzini e jeans, mentalmente mi complimento per la loro pelle atermica.</p>
<p>Ogni giorno che passa Londra continua a stupirmi, nel bene e nel male. Alle cinque e mezza di sabato pomeriggio nel Sainsbury&#8217;s di Cromwell Road c&#8217;eravamo soltanto io e pochi altri sparuti clienti. Ho riempito il cestino, depositato la roba sul rullo della cassa e pagato in meno di dieci minuti. Meno di dieci minuti per fare spesa di sabato in un quartiere centrale in una metropoli da milioni di persone come Londra.<br />
Ne avrebbero di cose da insegnare, qui, ai bolognesi!</p>
<p>Se fare la spesa alle cinque di pomeriggio e&#8217; una passeggiata, altrettanto non si puo&#8217; dire per il viaggio di ritorno a casa. Prendere la metro alle sei di sabato a Londra e&#8217; un deliberato suicidio. La quantita&#8217; di persone stipate all&#8217;interno dei vagoni di Piccadilly, Central o Victoria Line potrebbe sfidare in bellezza il carnaio umano tipico della metro tokiota. Cosi&#8217;, mentre tenti di scendere dal treno &#8211; il terzo, visto che a causa del pienone hai dovuto lasciar partire i precedenti due senza di te &#8211; puo&#8217; succedere che la tua mano raggiunga la banchina, insieme al sacchetto della spesa, mentre tu sei ancora dentro e le tue orecchie percepiscono il temibile fischio di chiusura porte imminente. Ti eietti fuori come una pallina da flipper, regalando &#8220;excuse me&#8221; e &#8220;sorry!&#8221; a destra e a manca, ma la tua mano e&#8217; salva dalla terribile azione delle impietose <i>sliding doors</i>. Perche&#8217; le chiamano sliding doors, ma il nome piu&#8217; azzeccato per quelle ante a tagliola sarebbe <i>guillottine doors</i>, porte ghigliottina. Chi le ha provate sulla propria pelle sa quanto sappiano essere cattive. Personalmente, l&#8217;altra sera ho rischiato di lasciare il braccio dentro un vagone della Victoria Line. Salendo al volo con l&#8217;iPod alle orecchie non avevo sentito la sirena antiaerea &#8211; il fischio di chiusura porte. Il mio braccio era dentro, a salutare timido i presenti stipati nel vagone, io invece ero ancora sul binario. E&#8217; scattata una vera e propria azione di squadra: quattro persone, tre uomini e una donna, a tentare di riaprire quell&#8217;intrappolagente chiamato porte scorrevoli. La mia espressione di panico si e&#8217; trasformata in sollievo quando il mio braccio e&#8217; riuscito a tornare da me esattamente un istante prima la partenza del treno.<br />
Da quella sera ho installato nel mio cervello un timer mentale sulle tempistiche delle porte della metro londinese. Non sono piu&#8217; rimasta schiacciata e sono riuscita ad entrare ed uscirne tutta insieme.</p>
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