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	<title>The London chronicles &#187; Vivere con i londinesi</title>
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	<description>Una voce italiana da Londra</description>
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		<title>Hyde Park, oasi domenicale</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Mar 2009 18:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Vita londinese]]></category>
		<category><![CDATA[Vivere con i londinesi]]></category>
		<category><![CDATA[Hyde Park]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi relax Londra]]></category>
		<category><![CDATA[parchi londinesi]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/22mar09_hyde-park.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/22mar09_hyde-park-225x300.jpg" alt="22mar09_hyde-park" title="22mar09_hyde-park" width="225" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-296" /></a></p>
<p>Il giallo accecante dei narcisi accoglie a braccia aperte i raggi brillanti del sole. I mandorli, con i loro fiori teneri e immacolati, bevono il calore fino all&#8217;ultima goccia. Sull&#8217;acqua immobile e quieta del Serpentine sfilano lente alcune anatre, voltando appena il capo verso le colleghe in siesta lungo la riva. I prati, rinvigoriti dal clima tiepido, esplodono di verde inglese e margherite.<br />
La primavera avanza a spallate, in Hyde Park.<br />
Migliaia di coperte dai colori diversi si estendono sull&#8217;erba come tessere disordinate di un mosaico occupate da famigliole, coppie, singoli con un libro aperto o caduti valorosamente dopo aver tentato di resistere al torpore regalato loro dal sole.<br />
A due passi dal parco ci sono Oxford Street e i suoi negozi, ma in una domenica cosi&#8217; perche&#8217; non lasciarli ai turisti?<br />
Una remata in mezzo al lago, due passi lungo i sentieri, un caffe&#8217; al Lido Bar, qualche foto in mezzo ai prati in fiore. Decisamente, i negozi vanno lasciati ai turisti, oggi.<br />
L&#8217;iPod pompa obbediente la musica delicata di Damien Rice, isolandomi dal mondo e mezzo che ho intorno. E&#8217; di grande aiuto. Permette di concentrare tutta l&#8217;attenzione sulla vista.<br />
Il sole che rimbalza sulle fontane italiane nei Kensington Gardens;<br />
Il mio amico <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06134.jpg">Jenner</a> che se ne sta seduto come sempre sul suo trono di bronzo, ricoperto dai saluti dei gabbiani;<br />
La panchina dei miei pranzi e la panchina dei dei miei libri;<br />
L&#8217;albero di Annie, l&#8217;incrocio di Alex;<br />
Il mio amico pettirosso che mi aspetta alla solita diramazione;<br />
Gli scoiattoli affamati e quelli indemoniati;<br />
I pappagalli verde sgargiante che beccano i semi di ciliegio;<br />
Il riflesso accecante del sole sull&#8217;acqua, su cui si staglia la sagoma lontana di Kensington Palace;<br />
I cigni che filano con grazia sulla superficie del lago, per poi lanciarsi sul pane dei turisti come i peggiori degli affamati;<br />
La pista per gli skaters;<br />
La torre del Parlamento sullo sfondo;<br />
La piscina a cielo aperto, anche in inverno;<br />
La fontana di Lady D nella quale la gente e&#8217; invitata ad affondare i piedi sudati e incalliti &#8211; davvero un bel memorial alla principessa della moda e dell&#8217;eleganza!<br />
I cadetti a cavallo fuori dalla pista e il tappeto di fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso;<br />
I piccioni che sfilano a due centimetri dalla tua testa;<br />
La brezza che fa volare la sciarpa e intreccia i capelli;<br />
I cartelli di divieto di pesca e di bagno per i cani e i cani che si tuffano nell&#8217;acqua, incitati dai padroni;<br />
I segnali &#8220;no ciclying&#8221; e le biciclette lanciate a 88 miglia orarie;<br />
La pace anche nelle ore di punta.</p>
<p>Decisamente una bella collezione di diapositive. Da conservare e tenere a disposizione, sempre.<br />
Aiutera&#8217;.</p>
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		<title>Cos&#8217;e&#8217; rimasto di Londra, la Terra Promessa?</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 17:42:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costumi,cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Meltin' pot]]></category>
		<category><![CDATA[Vita londinese]]></category>
		<category><![CDATA[Vivere con i londinesi]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro a Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Sovraffollamento Londra]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;aria ghiacciata del mattino mi si aggrappa addosso come un bimbo spaventato. Quando il sole sara&#8217; a picco il termometro salira&#8217; oltre i dieci, generoso, facendo ansimare e sbuffare i londinesi, ma per ora il mercurio se ne sta pasciuto intorno al 5, rendendo il respiro una nuvola compatta e quasi palpabile. In strada, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/el-dorado.gif"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/el-dorado-279x300.gif" alt="el-dorado" title="el-dorado" width="279" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-288" /></a></p>
<p>L&#8217;aria ghiacciata del mattino mi si aggrappa addosso come un bimbo spaventato. Quando il sole sara&#8217; a picco il termometro salira&#8217; oltre i dieci, generoso, facendo ansimare e sbuffare i londinesi, ma per ora il mercurio se ne sta pasciuto intorno al 5, rendendo il respiro una nuvola compatta e quasi palpabile.<br />
In strada, le prime auto della giornata sfrecciano come razzi sulla carreggiata deserta, fregandosene dei limiti, dei divieti, dei pedoni. Dopotutto, siamo pur sempre a Walthamstow.<br />
Alla stazione di Blackhorse Road, miracolosamente aperta dopo i continui disservizi dei giorni scorsi, una folla di mattinieri nervosi e irritabili si lancia con le Oyster sguainate verso i cancelli, verso le scale mobili, verso i binari. Il buongiorno si vede dal mattino. E l&#8217;insofferenza pure, in questa citta&#8217;. Anche quando sono solo le sei e mezza.<br />
Con la tuta indosso e la sacca in spalla mi accingo a raggiungere Hyde Park per una sana pattinata mattiniera senza turisti e corridori intorno. Per molti e&#8217; ancora l&#8217;alba. E&#8217; ancora l&#8217;alba per chi ritorna dal turno notturno, per chi torna dal club di turno, per chi si e&#8217; ostinato a settare la sveglia alle 6 e poi, incredibilmente, non la sente, anche se strepita e strilla ogni cinque minuti esatti, svegliando tutti, gente del quartiere e londinesi compresi, fino a Brixton.<br />
Per molti e&#8217; ancora l&#8217;alba, ma non per me. Probabilmente questa e&#8217; l&#8217;ultima possibilita&#8217; che ho di godermi un parco deserto ad un orario da pazzi. Perche&#8217; non tentare?</p>
<p>La mole di persone che assalta le carrozze della metro alle sei e mezzo del mattino e&#8217; inimmaginabile per chi e&#8217; abituato a viaggiare tre ore piu&#8217; tardi. La folla di lavoratori insonnoliti mette da parte il torpore per i secondi necessari ad aggiustare qualche spintone e aggiudicarsi l&#8217;ultimo sedile libero.<br />
Troppo, troppo piena. Londra sta esplodendo. Il suo reagente sono le persone, l&#8217;insofferenza, la rabbia, l&#8217;irrequietezza. Sui volti scuri delle corpulente donne di Walthamstow non e&#8217; raro avvertire il lampo dell&#8217;odio. E&#8217; questione di un istante, poi svanisce. In quell&#8217;istante in cui tale sprazzo transita sul loro volto rubicondo, dritto verso il tuo, provi vergogna per il tuo essere bianco. Nell&#8217;istante in cui il disgusto si affaccia, in quell&#8217;istante la sensazione di banlieue parigina impregna l&#8217;aria. Un attimo impercettibile, che viene e svanisce, ma un attimo che rappresenta una novita&#8217; per la citta&#8217; da sempre ritenuta l&#8217;alcova dell&#8217;integrazione.<br />
Il recente crollo finanziario, la mancanza di lavoro per i disperati o la perdita del lavoro che ha generato disperati ha sbattuto in faccia ai londinesi quanto sia in realta&#8217; utopica tale suddetta integrazione. Interi quartieri assediati da shop etnici in cui puo&#8217; accadere di sentirsi uno straniero in casa propria sventolano orgogliosi insegne, striscioni e manifesti scritti in lingue incomprensibili. Frotte di ragazzini in uscita dalla scuola si dividono in gruppi netti, quasi tagliati col coltello, formando sottogruppi diversi per razza, colore della pelle, lingua. Ragazzini nati e cresciuti a Londra, ma che parlano l&#8217;inglese quasi come un neonato alle prese con le sue prime parole.<br />
La citta&#8217; da sette milioni di abitanti e&#8217; formata in realta&#8217; da milioni di microcitta&#8217; che trovano asilo in quartieri in cui i londinesi, quelli storici, non possono piu&#8217; vivere. La situazione sta loro sfuggendo di mano. Poco a poco, un passo alla volta, ma sta sfuggendo. Gli ospiti di ieri si stanno trasformando nei padroni di oggi. Non nei concittadini del &#8220;finalmente siamo tutti sullo stesso piano&#8221;, bensi&#8217; nei fautori del &#8220;questo e&#8217; il <i>mio</i> quartiere e non me ne frega niente se si trova dentro la <i>vostra</i> citta&#8217;&#8221;. Non <i>nostra</i>, come sarebbe giusto dire. <i>Vostra</i>.</p>
<p>Se Boris Johnson non correra&#8217; ai ripari si ritrovera&#8217; tra le mani una bomba ad orologeria fatta di cittadini incazzati privati del minimo spazio e sostentamento vitali. Perche&#8217; questa e&#8217; Londra al momento: la El Dorado dei disperati, il paradiso di chi e&#8217; ancora convinto che riuscira&#8217; a trovare un lavoro, qui, perche&#8217; Londra da sempre riesce laddove interi Paesi falliscono. Londra, la citta&#8217; aperta a tutti. Londra, la citta&#8217; che non vuole &#8211; e non puo&#8217; &#8211; piu&#8217; mantenere le sue promesse come una volta.<br />
Stuoli di persone completamente sprovviste di conoscenze, titoli, esperienza e, in alcuni casi, addirittura totalmente a digiuno di inglese saltano sul primo aereo e sbarcano a Heathrow, Gatwick, Stansted, Luton. Sognano una pioggia di proposte di lavoro ad attenderli mentre rimuginano su come farsi capire per ritirare intanto i bagagli.<br />
Londra e&#8217; in esplosione ma non puo&#8217; fare nulla per fermare l&#8217;assalto ai suoi portoni. Puo&#8217; tentare di proteggere i suoi ragazzi inducendo agenzie interinali e aziende a cestinare tutto cio&#8217; che non sia rigorosamente <i>made in UK</i>, ma e&#8217; una magra consolazione, che non scoraggia gli avventori ne&#8217; rassicura gli autoctoni.</p>
<p>Uscire in strada diventa ogni giorno una sfida. Ai soliti problemi (insoluti e insolubili) di alcool, risse e accoltellamenti si aggiungono una vita frenetica e la mancanza di aria per respirare.<br />
Londra, la citta&#8217; del divertimento e dello shopping. E solo transitando per i corridoi della stazione di Oxford Circus ci si rende conto di quanto lo sia: con i negozi chiusi, alle sette del mattino i tunnel della stazione sono popolati solo dalla scia lasciata dagli ultimi nottambuli prima della chiusura della Tube.<br />
In Hyde Park, i pochi passeggiatori e ciclisti imboccano a passo rilassato i sentieri, disperdendosi. Davanti a loro hanno ad attenderli una giornata fatta di lavoro, di pressione, di stress, ma finche&#8217; resteranno entro i confini sicuri del parco nulla di cio&#8217; che c&#8217;e&#8217; all&#8217;esterno puo&#8217; turbarli. Rilassarsi, essere a contatto con la natura, respirare aria pulita, assaporare la pace delle prime ore del mattino: li&#8217; e&#8217; ancora possibile. Anche in una citta&#8217; come Londra.<br />
Infilo i pattini e mi lancio anch&#8217;io sul mio sentiero.</p>
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		<title>Allelujah, Jesus loves me! &#8211; Parte II</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 21:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chicche spassose]]></category>
		<category><![CDATA[Vivere con i londinesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci risiamo. Tamburelli, voci esagitate, canti, litigi nel mezzo, incitazioni, battiti di mani: qui affianco stanno pregando Gesu&#8217;. La scena alla quale di solito assisto la domenica mattina stavolta si sta svolgendo di venerdi&#8217; sera. Solo donne, anche in questo caso, e solo di colore. I litigi nel mezzo dei canti, come sempre, sono divertenti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci risiamo.<br />
Tamburelli, voci esagitate, canti, litigi nel mezzo, incitazioni, battiti di mani: qui affianco stanno pregando Gesu&#8217;.<br />
La scena alla quale di solito assisto la domenica mattina stavolta si sta svolgendo di venerdi&#8217; sera. Solo donne, anche in questo caso, e solo di colore. I litigi nel mezzo dei canti, come sempre, sono divertenti. &#8220;Ce l&#8217;hai la voce o no? Cosi&#8217; Gesu&#8217; <i>non riesce a sentirti</i>, te ne rendi conto?&#8221;. E certo! Strilla, bella mia, che magari qualche pilota di passaggio lassu&#8217; ti risponde! Questo e&#8217; come il tizio che attiva il flash sulla macchinetta fotografica sperando di illuminare la Tour Eiffel e si stupisce che la foto alla fine sia venuta scura&#8230;<br />
Finche&#8217; vanno avanti con gli osanna, comunque, io me la godo.</p>
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		<title>Sorrisi che svaniscono, cordialita&#8217; affettata e costrizioni impossibili</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 11:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Io e l'Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Vita londinese]]></category>
		<category><![CDATA[Vivere con i londinesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Essere una delle due persone in casa con il livello di inglese piu&#8217; alto implica assumersi anche determinati oneri nel caso in cui ci sia bisogno di scrivere o parlare in lingua. Se, poi, l&#8217;altra persona e&#8217; assente, tutto cio&#8217; che richiede l&#8217;intervento di un interprete ricade su di te. Una mansione che, di solito, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/call-centre.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/call-centre-300x225.jpg" alt="" title="call-centre" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-85" /></a><br />
Essere una delle due persone in casa con il livello di inglese piu&#8217; alto implica assumersi anche determinati oneri nel caso in cui ci sia bisogno di scrivere o parlare in lingua. Se, poi, l&#8217;altra persona e&#8217; assente, tutto cio&#8217; che richiede l&#8217;intervento di un interprete ricade su di te. Una mansione che, di solito, svolgo con piacere.<br />
Da quando sono qui saranno arrivate a questo indirizzo almeno cinque o sei lettere di sollecito/protesta per i motivi piu&#8217; disparati: voltura del gas, interruzione del servizio telefonico, disdetta del canone tv, attivazione di una nuova adsl, etc. In ciascun caso per stare sicuri, e visto il numero verde, abbiamo preferito chiamare e chiedere informazioni di persona. E li&#8217; sono cominciati i problemi.</p>
<p>Gli addetti dei call-centre inglesi generalmente sono cordiali, esuberanti e competenti &#8211; un po&#8217; come gli operatori Vodafone quando era ancora Omnitel e nessuno ti prendeva a parolacce o ti dava dell&#8217;incompetente. Nel momento in cui prendono la tua chiamata si lanciano in una presentazione di trenta secondi che, di solito, termina con il classico &#8220;May I help you?&#8221;.<br />
Riportare il proprio problema o la propria segnalazione e&#8217; semplice; cio&#8217; che e&#8217; complicato e&#8217; capire cosa viene detto in risposta dall&#8217;altra parte. Il brusio di sottofondo tipico dei call-centre piu&#8217; affollati, nonche&#8217; la scarsa qualita&#8217; dell&#8217;audio, rende la comprensione del messaggio una vera impresa. Dire &#8220;Sorry?&#8221; quando non si e&#8217; capito un tubo non e&#8217; un delitto, ma letteralmente dimezza l&#8217;esuberanza nella voce dell&#8217;addetto e, forse, spezza anche quel sorriso calcolato che ha stampato in faccia: d&#8217;improvviso si rende conto di stare parlando con un idiota.<br />
Il sollecito viene accolto con uno sbuffo &#8211; un sorriso, si suppone &#8211; e, con pazienza certosina, il messaggio viene ripetuto. Se possibile, ancora piu&#8217; veloce e troncato di prima. Con ostinata tenacia, scatta il secondo &#8220;Sorry?&#8221; accompagnato da un &#8220;I beg your pardon, but I really didn&#8217;t understand your last sentence!&#8221;. Il sorriso svanisce del tutto e il tono cordiale si fa tagliente: decisamente, l&#8217;operatore e&#8217; di fronte ad un tardone.<br />
Se si e&#8217; fortunati si puo&#8217; incappare nell&#8217;addetta con l&#8217;inglese piu&#8217; pulito di tutta la Gran Bretagna: parlare con lei al telefono diventa un piacere. Se si e&#8217; talmente sfortunati da incappare nel fratello di Mr. Bean, invece&#8230; beh, allora i &#8220;Sorry?&#8221; fioccheranno. Ma il fratello di Mr. Bean non sara&#8217; paziente come il suo famoso parente. Il fratello di Mr. Bean prendera&#8217; a parlare lentamente, scandendo le parole come se fosse al telefono con qualcuno fortemente impedito o fortemente stupido. La reazione del cliente, per contro, sara&#8217; adottare lo stesso, medesimo linguaggio al rallentatore. Ed e&#8217; cosi&#8217; che una chiamata di due minuti si trasforma in un dialogo di due ore.</p>
<p>L&#8217;esagerata allegria degli operatori dei call-centre che e&#8217; pronta a trasformarsi in sibili tra i denti al minimo problema non e&#8217; l&#8217;unico dettaglio che svela quanto, spesso, la cortesia britannica sia solo una facciata. Distaccati ma cordiali, isolati ma d&#8217;aiuto, discreti ma pronti a socializzare, gli inglesi sono, piu&#8217; dei tedeschi, l&#8217;immagine della compostezza. L&#8217;organizzazione della loro capitale, un&#8217;organizzazione certosina in ogni suo piu&#8217; piccolo aspetto, riflette la perfezione e la rigidita&#8217; della loro vita quotidiana. Ligi al dovere, rispettosi delle regole, i londinesi non ammettono sgarri: se una determinata cosa deve essere fatta in una determinata maniera, allora che sia fatta in quella determinata maniera o non verra&#8217; accettata. Concetto un po&#8217; difficile da accettare per un&#8217;italiana nata e cresciuta nel Paese dei &#8220;e che sara&#8217; mai!&#8221; e dell&#8217;approssimazione.<br />
Questa rigidita&#8217; sociale e personale spesso va a scontrarsi con le centinaia di mentalita&#8217; e culture diverse di cui e&#8217; piena una citta&#8217; cosmopolita come Londra. Il concetto di <i>flessibilita&#8217;</i>, anche minima, non e&#8217; affatto contemplato dai londinesi i quali, di fronte ad eventuale ostinazione, si limitano a sfoderare un sorriso ristretto e a pronunciare il loro famoso, trascinato &#8220;sorry!&#8221;.<br />
Lo schematismo in cui e&#8217; costretta &#8211; e sta anche troppo stretta &#8211; la societa&#8217; londinese rende spesso difficile l&#8217;adattamento di chi in tale societa&#8217; e&#8217; solo un esterno. Non e&#8217; raro che l&#8217;esterno diventi a volte un <i>outcast</i>, un escluso.<br />
Nel campo lavorativo piu&#8217; che mai questa ferrea linea di condotta rende complicato l&#8217;inserimento degli esterni. A partire dal curriculum vitae: non importa quanto sia leggibile, scorrevole, completo. Non importa che sia compatibile col formato solitamente utilizzato nel 90% dei Paesi europei: se non e&#8217; nel formato <i>britannico</i> rischiera&#8217; seriamente di venire scartato.<br />
Laddove i francesi vorrebbero un cv in una determinata forma per evitare problemi di comprensione dello stesso, un inglese lo vuole nel formato britannico esclusivamente perche&#8217;, per accettarlo, esso deve essere conforme al formato britannico. Molte candidature vengono spesso scartate, ignorate o rifiutate soltanto perche&#8217; il cv presentato ha le esperienze lavorative infilate prima dei titoli di studio &#8211; o viceversa, a seconda del tipo di cv. Inoltre, non esiste una sola tipologia di curriculum. C&#8217;e&#8217; il curriculum in ordine cronologico, che predilige la presentazione delle proprie esperienze lavorative dalla piu&#8217; recente alla piu&#8217; remota, il curriculum che mette in risalto le proprie potenzialita&#8217;, il curriculum che mette in risalto i propri titoli, etc. L&#8217;ordine delle informazioni, dunque, cambia a seconda della tipologia di cv scelta. E guai a commettere l&#8217;errore di mescolarle.</p>
<p>Il T.O.E.F.L (Test Of English as a Foreign Language) e&#8217; un attestato che viene rilasciato a coloro che hanno sostenuto l&#8217;esame per ottenerlo. Si tratta di un esame che prevede comprensione scritta, comprensione orale e produzione e che e&#8217; volto a verificare il livello di inglese posseduto da persone non madrelingua. Piu&#8217; alto e&#8217; il punteggio finale conseguito, migliore e&#8217; il livello di inglese scritto e parlato dell&#8217;individuo, ovviamente.<br />
I datori di lavoro italiani tengono discretamente conto dei certificati posseduti dai candidati. Affermare di avere un TOEFL o un Cambridge &#8211; che sia <i>first</i> o <i>advanced</i> &#8211; permette di fare un passo avanti in piu&#8217; rispetto a chi non ce l&#8217;ha. A Londra tale certificato raddoppia di importanza. In un mercato in recessione in cui le grandi compagnie stanno licenziando, anziche&#8217; assumendo, e in cui la competizione tra i candidati e&#8217; piu&#8217; accesa che mai, sfoderare quanti piu&#8217; pezzi di carta si possiedono diventa prioritario. Se non si ha nulla, si deve correre ad ottenerlo. Soltanto, questo implica una media di 180 sterline per il solo esame e, spesso, una media di 600 sterline per il corso preparatorio. Una cifra esagerata per un semplice attestato.<br />
Essere diplomato in lingue con laurea in Comunicazione &#8211; e relativo B1 in inglese e francese &#8211; e&#8217; un particolare di discreta importanza per le agenzie interinali italiane. Il cv della persona viene tenuto nel cantuccio dei cv medioqualificati, e le probabilita&#8217; di essere chiamati raddoppiano. Soltanto, vista la recessione, le chiamate da fare sono ben poche.<br />
Essere diplomato in lingue con laurea in Comunicazione &#8211; e relativo B1 in inglese e francese &#8211; a Londra ti rende uno dei tanti. Uno dei tanti immigrati disoccupati in cerca di lavoro che tentano di inserirsi nel mondo dell&#8217;<i>office business</i> facendo leva esclusivamente sui propri titoli e sulle proprie conoscenze. Una determinazione senz&#8217;altro valida in Italia, ma non in GB. In GB fa fede soltanto cio&#8217; che si legge, e cio&#8217; che si legge deve essere verificabile. Curriculum farciti di esperienze mai fatte possono diventare una pericolosa arma a doppio taglio: se, da un lato, garantiscono un colloquio quasi immediato, dall&#8217;altro possono diventare la fonte di seccanti problemi nel remoto caso in cui un puntiglioso intervistatore decida di farsi un giro per la Rete e cercare informazioni sulle aziende o le compagnie menzionate nel cv. Operazione a volte senza risultati, visto che non e&#8217; raro incappare in aziende italiane sprovviste di un proprio sito Internet &#8211; soprattutto aziende di piccole dimensioni.<br />
Ecco quindi che dichiarare di possedere un certificato T.O.E.F.L o Cambridge diventa prioritario: quegli attestati dichiarano la tua competenza in inglese e ti consentono di passare avanti a chi, invece, non li ha. Poco importa se chi non li ha possiede un livello di inglese uguale o superiore a chi li ha. Queste sono le regole e questa e&#8217; Londra, e a Londra si vive rispettando le regole. Sempre. Un concetto ammirevole, anche se a volte un po&#8217; di flessibilita&#8217; non guasterebbe.</p>
<p>Rigidita&#8217; (o, meglio, <i>costrizione</i>) ed essere umano sono due parole che non vanno d&#8217;accordo. Si puo&#8217; creare una societa&#8217; perfetta e viverla cercando di non incrinare questa sua perfezione, ma cio&#8217; implica reprimere qualunque istinto, qualunque impulso di ribellione, qualunque comportamento sconveniente per tale societa&#8217; perfetta. E questi sentimenti repressi, presto o tardi, dovranno pur sfociare da qualche parte. <i>Esplodere</i>, per utilizzare una parola corretta, l&#8217;unica parola in grado di giustificare il caos che si scatena nelle strade londinesi il venerdi&#8217; sera.<br />
Il venerdi&#8217; sera le ferree cinghie dell&#8217;autocontrollo vengono sciolte e messe da parte. Il venerdi&#8217; sera la parte ribelle, la parte animata e non smunta e controllata e severa dei londinesi esce allo scoperto, e lo fa con violenza. Dopo un&#8217;intera settimana di comportamento posato e controllato, ci si lascia andare per tutta la durata del weekend. L&#8217;alcool e&#8217; la forma piu&#8217; immediata di evasione, e sono proprio i soggetti solitamente piu&#8217; composti a ricorrervi per primi. E&#8217; cosi&#8217; che uomini in giacca e cravatta &#8211; magari appena usciti dal St. Mary Axe &#8211; si ritrovano a cantare sottobraccio insieme al chitarrista di turno nei tunnel della Tube, o che donne di giorno impeccabili nei loro tacchi a spillo e tailleur se ne stanno aggrappate ad un lampione, piegate in due da conati violenti.<br />
La sera del venerdi&#8217;, dunque, e&#8217; la sera in cui vengono spalancati i cancelli, la sera in cui si perde ogni inibizione, la sera in cui, giustificandosi dietro il divertimento, si possono fare cose e adottare comportamenti impensabili fino a poche ore prima, mentre si era dietro una scrivania o ad una riunione di lavoro con i propri superiori.<br />
In tutto questo, ad essere strabiliante e&#8217; la straordinaria capacita&#8217; con la quale poi riescono a tornare ad indossare i panni seri e composti di sempre giunti al lunedi&#8217; mattina. Ma, evidentemente, i londinesi sono organizzati anche in questo.</p>
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		<title>Allelujah, Jesus loves me!</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 10:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chicche spassose]]></category>
		<category><![CDATA[Vivere con i londinesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Abitare in un quartiere prevalentemente di colore o indiano implica dover convivere con abitudini diverse dalle proprie e dover assistere a scene ed episodi inusuali. La mia domenica solitamente inizia alle sette, per essere precisi inizia nel momento in cui la moglie del pastore della terraced house di sinistra comincia a cantare. Una voce stupenda, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abitare in un quartiere prevalentemente di colore o indiano implica dover convivere con abitudini diverse dalle proprie e dover assistere a scene ed episodi <i>inusuali</i>.<br />
La mia domenica solitamente inizia alle sette, per essere precisi inizia nel momento in cui la moglie del pastore della <i>terraced house</i> di sinistra comincia a cantare. Una voce stupenda, profonda, una Tina Turner ad un muro di distanza. Una voce vibrante, modulata, che sarebbe un piacere da ascoltare&#8230; ma non alle <u>sette</u> della <u>domenica mattina</u>!<br />
Alle nove scatta l&#8217;adunata: le voci nel salotto accanto alla mia camera triplicano, si sentono battibecchi e poi, d&#8217;improvviso, si leva un Allelujah, cantato dalla solita voce. Ben presto si uniscono in sottofondo anche gli ospiti finche&#8217;, delizia delle delizie, qualcuno non ha la bella idea di prendere un tamburello campanelli-munito. Al tamburello seguono battiti di mani, e le grida di Osanna si infiammano.<br />
Quello che era iniziato come un canto solitario si trasforma in un delirio di &#8220;Allelujah!&#8221; e &#8220;Because Jesus loves us!&#8221;, e mentre loro invocano Gesu&#8217; e strillano a squarciagola tutta la loro devozione, tu diventi piano piano un eretico.<br />
Con l&#8217;avanzare dei minuti l&#8217;atmosfera si scalda. La voce solista inizia a ruggire, totalmente immedesimata nella sua ode, le altre fanno quasi fatica a starle dietro. Quando non ci riescono, piovono i rimproveri: &#8220;Non stai cantando abbastanza!&#8221;, &#8220;Non ti stai immedesimando, tu non ami Gesu&#8217;!&#8221;, &#8220;Gesu&#8217; non riesce a sentirti, canta <i>piu&#8217; forte</i>!&#8221;. Ai quali seguono risposte risentite che in breve sfociano in accesi litigi. Poi, di colpo, ricominciano a cantare come se nulla fosse successo.<br />
Mentre ti giri nel letto e sbuffi come un toro indemoniato, d&#8217;improvviso ti rendi conto, a dispetto dei borbottii da scomunica di poco prima, di essere diventato un fervido fedele anche tu: impossibile, in simili condizioni di sonno, rumore molesto e sbattere di campanelli non cominciare a propria volta a pregare che Qualcuno ascolti quella massa di esagitati, li accontenti e li faccia smettere.</p>
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