<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>The London chronicles</title>
	<atom:link href="http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://thelondonchronicles.drawy.net</link>
	<description>Una voce italiana da Londra</description>
	<lastBuildDate>Sun, 01 Nov 2009 10:19:34 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Manchester&#8230; arrivo</title>
		<link>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/26/manchester-arrivo/</link>
		<comments>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/26/manchester-arrivo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 13:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Valigie&Affini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thelondonchronicles.drawy.net/?p=300</guid>
		<description><![CDATA[
Ore 13.20, saluto Londra a bordo di un costoso treno Virgin &#8211; l&#8217;unica compagnia autorizzata a coprire la tratta Londra-Manchester dopo la British Airways &#8211; alla volta della citta&#8217; piu&#8217; industrializzata e grigia del nord. Insieme a Liverpool, forse.
Con me ho due valigie capaci di contenere comodamente una ventina di cadaveri, uno zaino, un borsone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/virgin-train.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/virgin-train-300x202.jpg" alt="virgin-train" title="virgin-train" width="300" height="202" class="aligncenter size-medium wp-image-301" /></a></p>
<p>Ore 13.20, saluto Londra a bordo di un costoso treno Virgin &#8211; l&#8217;<i>unica</i> compagnia autorizzata a coprire la tratta Londra-Manchester dopo la British Airways &#8211; alla volta della citta&#8217; piu&#8217; industrializzata e grigia del nord. Insieme a Liverpool, forse.<br />
Con me ho due valigie capaci di contenere comodamente una ventina di cadaveri, uno zaino, un borsone e il portatile. Sopravvivero&#8217; al viaggio e, soprattutto, riusciro&#8217; ad arrivare nella mia nuova casa, tenendo conto del fatto che Manchester non ha quella cosa comoda e funzionale chiamata Tube? Lo spero!<br />
Io&#8230; speriamo che me la cavo. Sono sopravvissuta quattro mesi e mezzo a Londra. Sopravvivero&#8217; anche a questo. Anche se prima di una settimana fa Manchester a malapena sapevo dove fosse.</p>
<p>See you soon at <a href="http://themanchesterchronicles.drawy.net/">themanchesterchronicles.drawy.net</a>!</p>
<p><i>&#8220;Stand back Buenos Aires!<br />
Because you ought to know what&#8217;cha gonna get in me<br />
Just a little touch of star quality!&#8221;</i></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/26/manchester-arrivo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Arrivederci, Londra!</title>
		<link>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/25/arrivederci-londra/</link>
		<comments>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/25/arrivederci-londra/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 20:06:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thelondonchronicles.drawy.net/?p=311</guid>
		<description><![CDATA[
Sapevo che prima o poi avrei dovuto scrivere questo post. Quello che non sapevo era quando. Di sicuro non avrei mai pensato di doverlo scrivere cosi&#8217; presto e dall&#8217;oggi al domani, inaspettatamente.
Bisogna giungere a compromessi, a volte. Di quei compromessi che ti obbligano a fare scelte difficili e ripeterti, quasi a mo&#8217; di consolazione, &#8220;non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06663.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06663-300x225.jpg" alt="dsc06663" title="dsc06663" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-308" /></a></p>
<p>Sapevo che prima o poi avrei dovuto scrivere questo post. Quello che non sapevo era <i>quando</i>. Di sicuro non avrei mai pensato di doverlo scrivere cosi&#8217; presto e dall&#8217;oggi al domani, inaspettatamente.</p>
<p>Bisogna giungere a compromessi, a volte. Di quei compromessi che ti obbligano a fare scelte difficili e ripeterti, quasi a mo&#8217; di consolazione, &#8220;non si puo&#8217; fare sempre cio&#8217; che si vuole, nella vita&#8221;.<br />
Vuoi rimanere a Londra? Allora vai a fare la cameriera. Non vuoi fare la cameriera? Allora devi lasciare Londra. Sorry.</p>
<p>Trascorrere quattro mesi in una citta&#8217; come questa, vivere immersi nella sua organizzazione, nella sua linearita&#8217;, porta ad averne la mappa stampata in mente. I suoi continui punti di riferimento, che permettono sempre di capire all&#8217;incirca dove ti trovi e da che parte devi andare &#8211; i parchi, i monumenti, alcune vie &#8211; ti restano impressi nel cervello come un marchio a fuoco. Una volta imparato dove essi si trovano sulla cartina, muoversi e&#8217; facile. Potresti addirittura fare una simulazione del percorso ad occhi chiusi.<br />
Aggirare Buckingham Palace, lanciando un rispettoso saluto a <i>Lilibeth</i>, proseguire verso nord, attraverso Green Park, e poi svoltare a destra, verso Piccadilly, oppure a sinistra e finire dritti nelle braccia di Hyde Park. Attraversarlo, ritrovarsi d&#8217;improvviso nel caos di Oxford Street, superare il Circus e decidere se andare a nord e finire in un attimo in Regent&#8217;s Park/Baker Street e Marleybone oppure proseguire dritto e dirigersi verso Tottenham Court Road, Leicester Square e Charing Cross. Attraversare la City, raggiungere il Monument, superare il London Bridge e ritrovarsi in pochi istanti di fronte al Tower Bridge, alla HSM Belfast, al <i>path</i> infinito lungo il Tamigi. Oppure percorrere Victoria Street e finire di fronte alla facciata massiccia di Westminster Abbey, svicolarla e ritrovarsi a fissare la mole del Big Ben e del Parlamento. Proseguire lungo il Victoria Embankment oppure andare oltre l&#8217;Orologio e dirigersi verso Blackfriars, verso St. Paul, verso il cuore economico di Londra costeggiando uno dei tratti piu&#8217; belli del Tamigi.<br />
No, non servono mappe a Londra. Basta concederle pochi giorni di pazienza e ti aiutera&#8217; a farti orientare.</p>
<p>Lascio Londra dopo quattro mesi e mezzo. Perche&#8217;? Beh, non sto certo seguendo il detto &#8220;va&#8217; dove ti porta il cuore&#8221;. Se cosi&#8217; fosse, infatti, mi troverei in Hyde Park, seduta su una panchina col mio libro in grembo e la penna rossa in mano. Sto seguendo il detto molto più pratico e realista del &#8220;va&#8217; dove trovi un lavoro&#8221;. E un lavoro, dopo 4 mesi l&#8217;ho finalmente capito, Londra al momento non puo&#8217; darmelo.<br />
Famiglie disperate assumono nanny pagandole con cifre a malapena in grado di aiutarle a coprire l&#8217;affitto e il rinnovo della Oyster, per poi liberarsene appena il capo riduce loro lo stipendio. Ristoranti malgrado la crisi ancora stracolmi tendono buste paga ridicole anticipando ai ragazzi &#8220;state tranquilli, abbiamo seguito il minimo sindacale!&#8221;, ben sapendo che tale <i>minimo sindacale</i> non rispecchia affatto le ore fatte, il massacro richiesto, le parole ricevute. E&#8217; una cosa che accomuna <i>tutti</i> i ristoratori: italiani, cinesi, indiani o messicani. Almeno sotto questo aspetto siamo tutti uguali.</p>
<p>Lasciare Londra dopo averne superato l&#8217;inverno capriccioso, dopo aver sofferto il freddo, lasciarla ora che arriva la bella stagione e si puo andare con un plaid sul prato a leggere un libro? Necessariamente. Non ho piu&#8217; fondi per starmene &#8220;col plaid sul prato a leggere un libro&#8221;. Se volessi fondi sufficienti a mantenermi qui dovrei passare tanto di quel tempo in un ristorante da non averne poi per stare &#8220;col plaid sul prato a leggere un libro&#8221;. Ammesso che l&#8217;unico giorno off concesso di solito ai camerieri ci sia il sole, sia caldo e &#8220;col plaid sul prato&#8221; insieme a te non ci sia tutto il mondo. E ammesso, ovvio, che dopo sei interi giorni di lavoro non-stop fino a tardi tu abbia voglia di emergere dal letto prima di mezzogiorno per assaporare il sole mentre stai &#8220;col plaid sul prato a leggere un libro&#8221;.</p>
<p>So gia&#8217; che tornero&#8217; a Londra, ma non sara&#8217; la stessa cosa. Londra da abitante non e&#8217; la Londra del visitatore giornaliero, e quel giorno che riusciro&#8217; a saltare su un treno e a tornare qui non mi sentiro&#8217; allo stesso modo in cui mi sono sentita fino a ieri. Oggi? Beh, oggi mi sento proprio di merda. Sorry for being rude.<br />
Certo, 300 chilometri non sono 1500, ma le ore di viaggio che mi separano da questa citta&#8217; vivendo in patria sono le stesse che ci sono tra Londra e Bologna.</p>
<p>A chi la ama Londra non basta mai. Piu&#8217; la vivi, piu&#8217; vorresti viverla. Un mese, un anno, dieci anni: non sarebbe mai abbastanza. Ma perche&#8217; la si ama cosi&#8217;? Cos&#8217;e&#8217; di Londra, citta&#8217; cementosa, puzzolente e affollata, che colpisce tanto? La sua unicita&#8217;. Un&#8217;unicita&#8217; non descrivibile a parole, ma solo palpabile con l&#8217;anima. Ogni cosa di Londra e&#8217; unica. Sono uniche le sue strade e i suoi quartieri, con nomi che, googlati da soli, rimandano ad essa. Sono unici i suoi punti di riferimento, che ti permettono in poco tempo di avere la sua intera planimetria stampata in mente, senza bisogno di consultare una cartina. Sono unici i suoi tramonti e la sua organizzazione, nonostante le ripetute aggressioni volte a incrinarla. Londra <i>e&#8217; unica</i>, appunto.<br />
Nessuno sano di mente vorrebbe mai lasciare Londra. Al tempo stesso nessuno, eccetto forse qualcuno completamente pazzo, desidererebbe passarci l&#8217;intera vita. Amare la citta&#8217; ma odiarne le sue restrizioni, assaporare cio&#8217; che offre guardando con astio a chi la abita. Adorare Londra ma detestare i &#8220;londinesi&#8221;, quelli falsi, quelli adottati, quelli che rendono Londra spesso invivibile. Perche&#8217; Londra e&#8217; cosi: multiforme, mutevole, ambivalente. La citta&#8217; che si apre a te e che ti da&#8217; tutta se stessa, che ti accoglie tra le sue braccia come una madre, ad un prezzo pero&#8217; decisamente alto: uno spazio ingordo nel tuo cuore. Lo strappa via, lo seppellisce da qualche parte e dal momento in cui butta l&#8217;ultima palata di terra tu e quel<br />
luogo siete indissolubilmente legati, e non c&#8217;e&#8217; nulla che tu possa fare per evitare di pensare ad esso o evitare di tornarci, periodico, come un eroinomane in crisi di astinenza. Londra crea dipendenza, un fatto che tutti coloro che la amano e odiano hanno imparato ad accettare.</p>
<p>Continuero&#8217; a tenere sullo sfondo del mio BlackBerry <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/264_hyde-park.jpg">l&#8217;immagine di Hyde Park scattata in una lontana mattina del gennaio 2008</a>. Speriamo sia sufficiente. Dovra&#8217; esserlo. Per il resto&#8230; lavoro, lavoro e ancora lavoro, a testa bassa e occhi fissi. Forse cosi&#8217; non vedro&#8217; il grigiore del cielo, il rosso sporco degli edifici, l&#8217;incombere dei grattacieli tutti uguali, l&#8217;assalto di vie contorte e impraticabili della citta&#8217; che mi ospitera&#8217;.<br />
Eppure proprio adesso, mentre penso alla metropoli che mi aspetta e a quella che lascio, di colpo avverto una solida certezza: presto tornero&#8217;.<br />
E non sara&#8217; da turista.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/25/arrivederci-londra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Hyde Park, oasi domenicale</title>
		<link>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/22/hyde-park-oasi-domenicale/</link>
		<comments>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/22/hyde-park-oasi-domenicale/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2009 18:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Vita londinese]]></category>
		<category><![CDATA[Vivere con i londinesi]]></category>
		<category><![CDATA[Hyde Park]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi relax Londra]]></category>
		<category><![CDATA[parchi londinesi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thelondonchronicles.drawy.net/?p=295</guid>
		<description><![CDATA[
Il giallo accecante dei narcisi accoglie a braccia aperte i raggi brillanti del sole. I mandorli, con i loro fiori teneri e immacolati, bevono il calore fino all&#8217;ultima goccia. Sull&#8217;acqua immobile e quieta del Serpentine sfilano lente alcune anatre, voltando appena il capo verso le colleghe in siesta lungo la riva. I prati, rinvigoriti dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/22mar09_hyde-park.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/22mar09_hyde-park-225x300.jpg" alt="22mar09_hyde-park" title="22mar09_hyde-park" width="225" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-296" /></a></p>
<p>Il giallo accecante dei narcisi accoglie a braccia aperte i raggi brillanti del sole. I mandorli, con i loro fiori teneri e immacolati, bevono il calore fino all&#8217;ultima goccia. Sull&#8217;acqua immobile e quieta del Serpentine sfilano lente alcune anatre, voltando appena il capo verso le colleghe in siesta lungo la riva. I prati, rinvigoriti dal clima tiepido, esplodono di verde inglese e margherite.<br />
La primavera avanza a spallate, in Hyde Park.<br />
Migliaia di coperte dai colori diversi si estendono sull&#8217;erba come tessere disordinate di un mosaico occupate da famigliole, coppie, singoli con un libro aperto o caduti valorosamente dopo aver tentato di resistere al torpore regalato loro dal sole.<br />
A due passi dal parco ci sono Oxford Street e i suoi negozi, ma in una domenica cosi&#8217; perche&#8217; non lasciarli ai turisti?<br />
Una remata in mezzo al lago, due passi lungo i sentieri, un caffe&#8217; al Lido Bar, qualche foto in mezzo ai prati in fiore. Decisamente, i negozi vanno lasciati ai turisti, oggi.<br />
L&#8217;iPod pompa obbediente la musica delicata di Damien Rice, isolandomi dal mondo e mezzo che ho intorno. E&#8217; di grande aiuto. Permette di concentrare tutta l&#8217;attenzione sulla vista.<br />
Il sole che rimbalza sulle fontane italiane nei Kensington Gardens;<br />
Il mio amico <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06134.jpg">Jenner</a> che se ne sta seduto come sempre sul suo trono di bronzo, ricoperto dai saluti dei gabbiani;<br />
La panchina dei miei pranzi e la panchina dei dei miei libri;<br />
L&#8217;albero di Annie, l&#8217;incrocio di Alex;<br />
Il mio amico pettirosso che mi aspetta alla solita diramazione;<br />
Gli scoiattoli affamati e quelli indemoniati;<br />
I pappagalli verde sgargiante che beccano i semi di ciliegio;<br />
Il riflesso accecante del sole sull&#8217;acqua, su cui si staglia la sagoma lontana di Kensington Palace;<br />
I cigni che filano con grazia sulla superficie del lago, per poi lanciarsi sul pane dei turisti come i peggiori degli affamati;<br />
La pista per gli skaters;<br />
La torre del Parlamento sullo sfondo;<br />
La piscina a cielo aperto, anche in inverno;<br />
La fontana di Lady D nella quale la gente e&#8217; invitata ad affondare i piedi sudati e incalliti &#8211; davvero un bel memorial alla principessa della moda e dell&#8217;eleganza!<br />
I cadetti a cavallo fuori dalla pista e il tappeto di fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso;<br />
I piccioni che sfilano a due centimetri dalla tua testa;<br />
La brezza che fa volare la sciarpa e intreccia i capelli;<br />
I cartelli di divieto di pesca e di bagno per i cani e i cani che si tuffano nell&#8217;acqua, incitati dai padroni;<br />
I segnali &#8220;no ciclying&#8221; e le biciclette lanciate a 88 miglia orarie;<br />
La pace anche nelle ore di punta.</p>
<p>Decisamente una bella collezione di diapositive. Da conservare e tenere a disposizione, sempre.<br />
Aiutera&#8217;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/22/hyde-park-oasi-domenicale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cos&#8217;e&#8217; rimasto di Londra, la Terra Promessa?</title>
		<link>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/19/cose-rimasto-di-londra-la-terra-promessa/</link>
		<comments>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/19/cose-rimasto-di-londra-la-terra-promessa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 17:42:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costumi,cultura e società]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Meltin' pot]]></category>
		<category><![CDATA[Vita londinese]]></category>
		<category><![CDATA[Vivere con i londinesi]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro a Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Sovraffollamento Londra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thelondonchronicles.drawy.net/?p=286</guid>
		<description><![CDATA[
L&#8217;aria ghiacciata del mattino mi si aggrappa addosso come un bimbo spaventato. Quando il sole sara&#8217; a picco il termometro salira&#8217; oltre i dieci, generoso, facendo ansimare e sbuffare i londinesi, ma per ora il mercurio se ne sta pasciuto intorno al 5, rendendo il respiro una nuvola compatta e quasi palpabile.
In strada, le prime [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/el-dorado.gif"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/el-dorado-279x300.gif" alt="el-dorado" title="el-dorado" width="279" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-288" /></a></p>
<p>L&#8217;aria ghiacciata del mattino mi si aggrappa addosso come un bimbo spaventato. Quando il sole sara&#8217; a picco il termometro salira&#8217; oltre i dieci, generoso, facendo ansimare e sbuffare i londinesi, ma per ora il mercurio se ne sta pasciuto intorno al 5, rendendo il respiro una nuvola compatta e quasi palpabile.<br />
In strada, le prime auto della giornata sfrecciano come razzi sulla carreggiata deserta, fregandosene dei limiti, dei divieti, dei pedoni. Dopotutto, siamo pur sempre a Walthamstow.<br />
Alla stazione di Blackhorse Road, miracolosamente aperta dopo i continui disservizi dei giorni scorsi, una folla di mattinieri nervosi e irritabili si lancia con le Oyster sguainate verso i cancelli, verso le scale mobili, verso i binari. Il buongiorno si vede dal mattino. E l&#8217;insofferenza pure, in questa citta&#8217;. Anche quando sono solo le sei e mezza.<br />
Con la tuta indosso e la sacca in spalla mi accingo a raggiungere Hyde Park per una sana pattinata mattiniera senza turisti e corridori intorno. Per molti e&#8217; ancora l&#8217;alba. E&#8217; ancora l&#8217;alba per chi ritorna dal turno notturno, per chi torna dal club di turno, per chi si e&#8217; ostinato a settare la sveglia alle 6 e poi, incredibilmente, non la sente, anche se strepita e strilla ogni cinque minuti esatti, svegliando tutti, gente del quartiere e londinesi compresi, fino a Brixton.<br />
Per molti e&#8217; ancora l&#8217;alba, ma non per me. Probabilmente questa e&#8217; l&#8217;ultima possibilita&#8217; che ho di godermi un parco deserto ad un orario da pazzi. Perche&#8217; non tentare?</p>
<p>La mole di persone che assalta le carrozze della metro alle sei e mezzo del mattino e&#8217; inimmaginabile per chi e&#8217; abituato a viaggiare tre ore piu&#8217; tardi. La folla di lavoratori insonnoliti mette da parte il torpore per i secondi necessari ad aggiustare qualche spintone e aggiudicarsi l&#8217;ultimo sedile libero.<br />
Troppo, troppo piena. Londra sta esplodendo. Il suo reagente sono le persone, l&#8217;insofferenza, la rabbia, l&#8217;irrequietezza. Sui volti scuri delle corpulente donne di Walthamstow non e&#8217; raro avvertire il lampo dell&#8217;odio. E&#8217; questione di un istante, poi svanisce. In quell&#8217;istante in cui tale sprazzo transita sul loro volto rubicondo, dritto verso il tuo, provi vergogna per il tuo essere bianco. Nell&#8217;istante in cui il disgusto si affaccia, in quell&#8217;istante la sensazione di banlieue parigina impregna l&#8217;aria. Un attimo impercettibile, che viene e svanisce, ma un attimo che rappresenta una novita&#8217; per la citta&#8217; da sempre ritenuta l&#8217;alcova dell&#8217;integrazione.<br />
Il recente crollo finanziario, la mancanza di lavoro per i disperati o la perdita del lavoro che ha generato disperati ha sbattuto in faccia ai londinesi quanto sia in realta&#8217; utopica tale suddetta integrazione. Interi quartieri assediati da shop etnici in cui puo&#8217; accadere di sentirsi uno straniero in casa propria sventolano orgogliosi insegne, striscioni e manifesti scritti in lingue incomprensibili. Frotte di ragazzini in uscita dalla scuola si dividono in gruppi netti, quasi tagliati col coltello, formando sottogruppi diversi per razza, colore della pelle, lingua. Ragazzini nati e cresciuti a Londra, ma che parlano l&#8217;inglese quasi come un neonato alle prese con le sue prime parole.<br />
La citta&#8217; da sette milioni di abitanti e&#8217; formata in realta&#8217; da milioni di microcitta&#8217; che trovano asilo in quartieri in cui i londinesi, quelli storici, non possono piu&#8217; vivere. La situazione sta loro sfuggendo di mano. Poco a poco, un passo alla volta, ma sta sfuggendo. Gli ospiti di ieri si stanno trasformando nei padroni di oggi. Non nei concittadini del &#8220;finalmente siamo tutti sullo stesso piano&#8221;, bensi&#8217; nei fautori del &#8220;questo e&#8217; il <i>mio</i> quartiere e non me ne frega niente se si trova dentro la <i>vostra</i> citta&#8217;&#8221;. Non <i>nostra</i>, come sarebbe giusto dire. <i>Vostra</i>.</p>
<p>Se Boris Johnson non correra&#8217; ai ripari si ritrovera&#8217; tra le mani una bomba ad orologeria fatta di cittadini incazzati privati del minimo spazio e sostentamento vitali. Perche&#8217; questa e&#8217; Londra al momento: la El Dorado dei disperati, il paradiso di chi e&#8217; ancora convinto che riuscira&#8217; a trovare un lavoro, qui, perche&#8217; Londra da sempre riesce laddove interi Paesi falliscono. Londra, la citta&#8217; aperta a tutti. Londra, la citta&#8217; che non vuole &#8211; e non puo&#8217; &#8211; piu&#8217; mantenere le sue promesse come una volta.<br />
Stuoli di persone completamente sprovviste di conoscenze, titoli, esperienza e, in alcuni casi, addirittura totalmente a digiuno di inglese saltano sul primo aereo e sbarcano a Heathrow, Gatwick, Stansted, Luton. Sognano una pioggia di proposte di lavoro ad attenderli mentre rimuginano su come farsi capire per ritirare intanto i bagagli.<br />
Londra e&#8217; in esplosione ma non puo&#8217; fare nulla per fermare l&#8217;assalto ai suoi portoni. Puo&#8217; tentare di proteggere i suoi ragazzi inducendo agenzie interinali e aziende a cestinare tutto cio&#8217; che non sia rigorosamente <i>made in UK</i>, ma e&#8217; una magra consolazione, che non scoraggia gli avventori ne&#8217; rassicura gli autoctoni.</p>
<p>Uscire in strada diventa ogni giorno una sfida. Ai soliti problemi (insoluti e insolubili) di alcool, risse e accoltellamenti si aggiungono una vita frenetica e la mancanza di aria per respirare.<br />
Londra, la citta&#8217; del divertimento e dello shopping. E solo transitando per i corridoi della stazione di Oxford Circus ci si rende conto di quanto lo sia: con i negozi chiusi, alle sette del mattino i tunnel della stazione sono popolati solo dalla scia lasciata dagli ultimi nottambuli prima della chiusura della Tube.<br />
In Hyde Park, i pochi passeggiatori e ciclisti imboccano a passo rilassato i sentieri, disperdendosi. Davanti a loro hanno ad attenderli una giornata fatta di lavoro, di pressione, di stress, ma finche&#8217; resteranno entro i confini sicuri del parco nulla di cio&#8217; che c&#8217;e&#8217; all&#8217;esterno puo&#8217; turbarli. Rilassarsi, essere a contatto con la natura, respirare aria pulita, assaporare la pace delle prime ore del mattino: li&#8217; e&#8217; ancora possibile. Anche in una citta&#8217; come Londra.<br />
Infilo i pattini e mi lancio anch&#8217;io sul mio sentiero.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/19/cose-rimasto-di-londra-la-terra-promessa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Posti di lavoro solo agli inglesi? &#8220;Non e&#8217; vero!&#8221;</title>
		<link>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/11/posti-di-lavoro-solo-agli-inglesi-non-e-vero/</link>
		<comments>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/11/posti-di-lavoro-solo-agli-inglesi-non-e-vero/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 09:52:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annotazioni veloci]]></category>
		<category><![CDATA[Assurdità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Vita londinese]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thelondonchronicles.drawy.net/?p=275</guid>
		<description><![CDATA[&#8230;dicono loro. Ma, di fatto, agli stranieri continuano a lasciare gli avanzi.
Questo e&#8217; il messaggio standard che mi sono vista recapitare anche troppe volte in questi quattro mesi:
&#8220;Dear Miss Juana Romandini,
following your recent application for the position of Junior Copywriter &#8211; Fashion, we are writing to let you know that unfortunately you have not been [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;dicono loro. Ma, di fatto, agli stranieri continuano a lasciare gli avanzi.<br />
Questo e&#8217; il messaggio standard che mi sono vista recapitare anche troppe volte in questi quattro mesi:</p>
<p><i>&#8220;Dear Miss Juana Romandini,<br />
following your recent application for the position of Junior Copywriter &#8211; Fashion, we are writing to let you know that unfortunately you have not been successful this time. We will keep your details on file and be in touch if a more suitable position arises.<br />
Thank you for your interest in this role, regards.&#8221;</i></p>
<p>Variano la forma e la quantita&#8217; di spiegazioni, ma il significato e&#8217; sempre il solito: non ti assumiamo. E, soprattutto, i dati che dicono di conservare finiscono sempre nel cestino.<br />
Tendo a precisare di essermi candidata solo ed esclusivamente per lavori alla portata del mio titolo, della mia esperienza e delle mie conoscenze. Tendo a rispondere solo ad annunci che rispecchiano almeno all&#8217;80% cio&#8217; che so fare. Spesso si tratta di annunci indirizzati &#8211; addirittura! &#8211; a neolaureati oppure a studenti semplicemente diplomati. E allora perche&#8217; non prendere in considerazione una laureata, nella materia da loro cercata ovviamente, con esperienza e un libro all&#8217;attivo &#8211; e un&#8217;iscrizione nel campo che in certi casi non guasta? Semplice: sul mio passaporto non c&#8217;e&#8217; scritto UK.<br />
Benche&#8217; cerchino di fare gli equi e di nascondere questa realta&#8217;, la verita&#8217; e&#8217; che, in un momento di pesante crisi come questo, gli inglesi danno i lavori inglesi solo agli inglesi. Sono stati bravi a controllare l&#8217;opinione pubblica, ma alla fine, inevitabilmente, qualcosa e&#8217; loro sfuggito ed e&#8217; cosi&#8217; che sui quotidiani sono finiti sprazzi di verita&#8217;, trafiletti in cui si accenna a questa decisione netta: i lavori intesi come tali devono essere assegnati agli autoctoni.<br />
Ora mi chiedo: se una persona, a prescindere dalla sua nazionalita&#8217;, ha capacita&#8217;, volonta&#8217;, esperienza e curriculum, perche&#8217; non prenderla in considerazione? Perche&#8217; relegarla nella nicchia dei volantinisti/camerieri/receptionist/nanny/paninari?<br />
Credevo che una citta&#8217; come Londra andasse oltre simili piccolezze provinciali, e invece mi ritrovo a fronteggiare in Gran Bretagna la smania della custodia gelosa che abbiamo in Italia. Sto sputando sul piatto in cui mangio? Direi proprio di no, visto che per stare qui pago, e anche parecchio!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/11/posti-di-lavoro-solo-agli-inglesi-non-e-vero/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La prima famiglia della stagione</title>
		<link>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/10/la-prima-famiglia-della-stagione/</link>
		<comments>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/10/la-prima-famiglia-della-stagione/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 15:38:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[In cornice]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thelondonchronicles.drawy.net/?p=283</guid>
		<description><![CDATA[
Mentre sui prati esplodono narcisi, margerite e campanelle, intorno agli stagni si iniziano a vedere le prime nidiate della stagione. Felici dell&#8217;attenzione mostrata per la loro generosa prole queste due anatre, di una razza di solito schiva e fuggitiva, se ne stanno ai margini del gruppetto, immobili, permettendo ai visitatori del parco di scattare quante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/duck-family.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/duck-family-300x210.jpg" alt="duck-family" title="duck-family" width="300" height="210" class="aligncenter size-medium wp-image-284" /></a></p>
<p>Mentre sui prati esplodono narcisi, margerite e campanelle, intorno agli stagni si iniziano a vedere le prime nidiate della stagione. Felici dell&#8217;attenzione mostrata per la loro generosa prole queste due anatre, di una razza di solito schiva e fuggitiva, se ne stanno ai margini del gruppetto, immobili, permettendo ai visitatori del parco di scattare quante foto vogliono!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/10/la-prima-famiglia-della-stagione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pattinare a Londra: svago o suicidio?</title>
		<link>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/09/pattinare-a-londra-svago-o-suicidio/</link>
		<comments>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/09/pattinare-a-londra-svago-o-suicidio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 15:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fun&Entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Hyde Park pattinatori]]></category>
		<category><![CDATA[Pattinare a Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Piste di pattinaggio a Londra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thelondonchronicles.drawy.net/?p=306</guid>
		<description><![CDATA[Io non sono una pattinatrice professionista. Pero&#8217; sono sconsiderata. Appena vedo un rettilineo, mi lancio. Avvallamenti, ostacoli, sassi, pedoni, piccioni che potrei trovare sulla mia strada: cerco di non pensarci, cosi&#8217; da non perdere concentrazione ed equilibrio. Perche&#8217; sembra difficile crederlo, ma pattinare richiede un&#8217;altissima dose di concentrazione. Non conscia, quella concentrazione indotta rischia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non sono una pattinatrice professionista. Pero&#8217; sono sconsiderata. Appena vedo un rettilineo, mi lancio. Avvallamenti, ostacoli, sassi, pedoni, piccioni che potrei trovare sulla mia strada: cerco di non pensarci, cosi&#8217; da non perdere concentrazione ed equilibrio. Perche&#8217; sembra difficile crederlo, ma pattinare richiede un&#8217;altissima dose di concentrazione. Non conscia, quella concentrazione indotta rischia di farti cadere &#8211; il pensiero &#8220;oddio, sbando&#8230; sto sbandando, vero? E ora?&#8221; si conclude quasi sicuramente con un ruzzolone &#8211; no. È una concentrazione inconscia. Di quelle che lavorano anche quando sembra che tu sia assorbito dal paesaggio e dalla musica pompata a tutta forza nelle orecchie e non dalla strada che sfreccia sotto i tuoi piedi.<br />
Parte della mia sconsideratezza risiede anche nella totale assenza di protezioni: niente ginocchiere, che rendono le spinte impossibili e te un robot; niente casco: non sto andando in guerra; niente polsiere. Queste ultime sarebbero la prima protezione da indossare, soprattutto se hai un polso triturato come me. Soltanto, Londra, la citta&#8217; delle regole e della sicurezza personale, deve ancora offrirmi un negozio che mi venda le sole polsiere senza rifilarmi l&#8217;intero kit, compreso il giubbotto catarifrangente, a prezzi proibitivi.</p>
<p>Di solito, malgrado la mia sconsideratezza, va tutto bene e torno a casa impolverata, ma intera. Quando guardo al passato e alla mia collezione di botte e lussazioni &#8211; un polso, quello ancora buono, incrinato tre anni fa, un ginocchio tumefatto due anni fa e, per concludere, una costola quasi spezzata l&#8217;anno scorso &#8211; mi interrogo su cosa mettero&#8217; tra i trofei del 2009. Per ora mi basta sperare di rientrare in Italia senza ossa rotte come souvenir del mio soggiorno britannico.</p>
<p>I peggiori nemici di un pattinatore a Londra sono due, collegati: il <u>vento</u> e la <u>sporcizia</u> che esso porta sulle piste. Se, poi, ci aggiungiamo anche i soliti, maledetti piccioni in volo &#8211; gia&#8217; pericolosi per i camminatori &#8211; il quadro di insicurezza <i>while skating</i> e&#8217; completo.<br />
Altre volte l&#8217;ostacolo non e&#8217; propriamente un ostacolo quanto piu&#8217; un elemento che, per essere evitato, rischia di farti volare dritto nell&#8217;acqua gelata del Serpentine. Parlo del gradevole souvenir lasciato dai cavalli di passaggio. In mera teoria avrebbero la loro pista di terra battuta; in pratica, per qualche oscura ragione, i cavallerizzi preferiscono passare <u>sulla strada asfaltata subito adiacente</u>, fregandosene della terra battuta, del fatto che quella strada e&#8217; di pedoni e ciclisti e, soprattutto, di cio&#8217; che i loro adorati equini lasciano: un tappeto di fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso. Impossibile, a volte, trovare un buco, uno sprazzo di strada pulita nei quali infilarsi per evitare di inzaccherare le rotelle di quel profumoso fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso. Impossibile anche solo pensare di mettere tali pattini nella loro sacca, issarsela in spalla e portarli a casa, in camera, quando sono pieni di fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso. Se si e&#8217; fortunati si riesce a vedere tale gradevole tappeto in anticipo e a svoltare <i>prima</i> di arrivarvi sopra; se si e&#8217; sfortunati, la svolta per evitarlo sara&#8217; talmente brusca da terminare inevitabilmente con un <i>french kiss</i> all&#8217;asfalto.<br />
Fortunatamente, ci sono i paladini del pulito di Hyde Park. Al massimo mezz&#8217;ora dopo il passaggio della mandria di equini e cavalieri indisciplinati, intervengono coi loro modernissimi camioncini dotati di rulli, aspiratori e spruzzatori. In un lampo il tappeto di fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso scompare.</p>
<p>La parte piu&#8217; sicura, rilassante e con l&#8217;asfalto migliore, in Hyde Park &#8211; il parco piu&#8217; amato dai pattinatori, forse perche&#8217; e&#8217; <i>l&#8217;unico</i> che offre piste lunghe e decenti! &#8211; e&#8217; il rettilineo che va da Hyde Park Corner fino al Serpentine Bridge. Forse e&#8217; per questo che i pattinatori, di solito, sono concentrati tutti li&#8217;. Alcuni lanciati in blande passeggiate andata/ritorno &#8211; e&#8217; il mio caso &#8211; altri impegnati in contorti esercizi con birilli, aste, ostacoli di ogni tipo che aggirano, saltano, svicolano in un equilibrio perfetto, facendoti provare quel misto tipico di ammirazione e invidia e inducendoti a chiederti se siano per caso nati con quei roller ai piedi, se siano sbucati fuori dalla pancia della mamma svicolando in quello stesso modo tra un&#8217;ostetrica, una ginecologa e un padre in preda al classico collasso post-assistenza-parto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/09/pattinare-a-londra-svago-o-suicidio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una giornata al mare</title>
		<link>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/08/una-giornata-al-mare/</link>
		<comments>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/08/una-giornata-al-mare/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 23:05:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per la GB]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Shopping&Tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[Brighton]]></category>
		<category><![CDATA[Brighton Pier]]></category>
		<category><![CDATA[Brighton's beach]]></category>
		<category><![CDATA[Brighton's Rock]]></category>
		<category><![CDATA[Chalk cliff]]></category>
		<category><![CDATA[South Downs]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thelondonchronicles.drawy.net/?p=266</guid>
		<description><![CDATA[
Ad East Croydon, nel cartello identificativo della stazione ferroviaria si puo&#8217; leggere, in corsivo, &#8220;Home of Nestle&#8217; UK&#8221;: casa della Nestle&#8217; britannica. In Italia nessuno scriverebbe mai &#8220;patria del famoso prosciutto&#8221; alla stazione di Parma, ma in Gran Bretagna amano ricordare e, soprattutto, farcire i cartelli. Piu&#8217; dettagli si mettono, piu&#8217; il posto ha roba [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/brighton-beach.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/brighton-beach-300x225.jpg" alt="brighton-beach" title="brighton-beach" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-267" /></a></p>
<p>Ad East Croydon, nel cartello identificativo della stazione ferroviaria si puo&#8217; leggere, in corsivo, <i>&#8220;Home of Nestle&#8217; UK&#8221;</i>: casa della Nestle&#8217; britannica. In Italia nessuno scriverebbe mai &#8220;patria del famoso prosciutto&#8221; alla stazione di Parma, ma in Gran Bretagna amano ricordare e, soprattutto, <i>farcire</i> i cartelli. Piu&#8217; dettagli si mettono, piu&#8217; il posto ha roba interessante da offrire. Quindi benvenga qualunque aggiunta.</p>
<p>Che il treno stia per fare il suo ingresso trionfale a <b>Brighton</b> lo si capisce ancor prima di leggere il pannello luminoso nella carrozza: basta guardare fuori dal finestrino. Le dolci colline dei Downs sono foderate da migliaia di tetti tutti uguali accalcati gli uni sugli altri. Una mole di abitazioni troppo imponente per appartenere a qualunque altro sparuto villaggio del Sussex.<br />
Una voce chiara e comprensibile prende vita negli altoparlanti, annunciando ai passeggeri quanto loro hanno gia&#8217; capito: il treno e&#8217; al suo capolinea. All change, please.<br />
La decisione di vedere la costa inglese e, in particolare, Brighton e&#8217; vecchia di anni. Sapevo che, prima o poi, avrei visitato quella citta&#8217; entratami in testa un pomeriggio del 2005, quando presi l&#8217;atlante e lessi questo nome. Il meteo previsto ieri sera per oggi non era ottimista, motivo per cui non avevo settato alcuna sveglia. L&#8217;efficienza delle tende inglesi &#8211; ovvero, delle <i>non-tende</i> inglesi &#8211; ha fatto si&#8217; che stamattina una lama di luce mi perforasse le palpebre alle 8, svegliandomi. Sole in una giornata in cui era previsto nuvoloso: in mezz&#8217;ora ero fuori casa e con il pranzo gia&#8217; pronto nello zaino.<br />
Se si ha fortuna, raggiungere Brighton non costa nulla. La migliore combinazione tra tempo di viaggio e costo la si trova, comunque, nella Southern Railways: 20.90£ per un biglietto di andata e ritorno Londra-Brighton. Tempo totale: un&#8217;ora e qualche minuto. Comodo, veloce, con poche fermate. Senza dubbio meno massacrante delle due ore e mezzo dei bus della National Express &#8211; al costo di 11.90£.</p>
<p>Brighton e&#8217; una cittadina singolare. A coloro abituati a Londra e alla sua mutevolezza &#8211; ogni quartiere londinese e&#8217; un mondo a se&#8217;, diverso da tutti gli altri &#8211; appare come un&#8217;anonima citta&#8217; inglese: solite case dal tetto grigio e finestre a ghigliottina, solite viuzze costellate di pub e shop, soliti saliscendi tipici delle zone collinari. In parte e&#8217; vero, ma Brighton, come moltissime altre citta&#8217; della costa, ha qualcosa in piu&#8217;: il mare. Usciti dalla stazione e imboccata Trafalgar Street bastano poche decine di metri per scorgerlo laggiu&#8217;, in fondo alla lunga discesa: brillante, tumultuoso, infinito. Uno spaccato di oceano incastrato tra due file infinite di palazzi, uno scorcio meraviglioso.<br />
Il mare e&#8217; la ragione che rende Brighton una delle prime mete estive dell&#8217;Inghilterra. Vicina a Londra piu&#8217; di qualunque altra cittadina balneare, essa e&#8217; un punto di riferimento per i bagnanti fin dal XVIII secolo, benche&#8217; fosse e sia tuttora una meta d&#8217;élite. Fu proprio grazie alla sua fama &#8211; nonche&#8217; alla sua clientela aristocratica &#8211; se il futuro Giorgio IV decise di stabilirvisi e, in seguito, di costruire uno dei palazzi reali piu&#8217; famosi della Gran Bretagna, il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Royal_Pavilion">Royal Pavilion</a>.</p>
<p>La spiaggia di Brighton e&#8217; lunga, larga e scoscesa. Si trova a diversi metri sotto il livello della strada e vi si accede attraverso delle scale. La sua morfologia irregolare, unita alla sua composizione sassosa, rende arduo e faticoso il camminare, ma triplica la spettacolarita&#8217; del paesaggio. Le onde, che infrangendosi possono stiracchiarsi per metri &#8211; e sommergere quei turisti fiduciosi che l&#8217;acqua non arrivera&#8217; mai fin li&#8217; &#8211; producono un suono insolito, un fragore che ricorda quello dei fuochi artificiali a spiritello: ululano.<br />
La violenza con cui s&#8217;infrangono sulla spiaggia crea una nuvola acquosa ininterrotta che si leva nell&#8217;aria e si espande, come dotata di volonta&#8217; propria. Milioni di minuscole perle che si incollano ai capelli e penetrano nel naso, rendendo salato il respiro. Bagnata fradicia, coi capelli ridotti ad una massa arruffata molestata dal vento, mi sono sentita meravigliosamente a casa: per quanto passi il 90% del mio tempo nella pianura padana, sono pur sempre figlia di una citta&#8217; di pescatori.</p>
<p>Per un turista abituato alla precisione di Londra e alla sua pioggia di cartelli trovarsi a Brighton senza il minimo accenno di guida puo&#8217; essere traumatico. Sbucato dalla stazione, egli e&#8217; in balia di se stesso e, se ne possiede, del suo sesto senso &#8211; o di qualche parte fisica del suo corpo. A Brighton ci sono poche indicazioni turistiche, infatti; l&#8217;unico elemento sul quale puo&#8217; fare affidamento un visitatore accorto e&#8217; il suo senso dell&#8217;orientamento. Dovrebbe sapere, se ha avuto la buona idea di studiarsi l&#8217;itinerario in anticipo, che all&#8217;uscita dalla stazione e&#8217; sufficiente andare sempre dritto per raggiungere l&#8217;oceano. E se non dovesse riuscirci con le sue gambe, puo&#8217; sempre farsi condurre li&#8217; dal vento. La velocita&#8217; alla quale esso soffia, del tutto normale in una citta&#8217; affacciata sulla Manica come Brighton, e&#8217; impressionante.<br />
Come accade a Londra con la pioggerellina nebbiosa, anche a Brighton sembrano abituati al meteo pazzo che governa la loro citta&#8217;. Mentre i non autoctoni avanzano quasi arrancando, cercando disperatamente di restare in equilibrio, ma sbandando e finendo gli uni contro gli altri, i locali camminano tranquilli nei loro giubbotti col cappuccio, quasi avessero le scarpe imbottite di piombo. Mentre io cammino a capo chino, piegata in due per favorire l&#8217;aerodinamicita&#8217;, dei bambini mi sfrecciano accanto coi roller ai piedi. Perfettamente in equilibrio, incredibilmente stabili, visibilmente abituati.</p>
<p>Il Royal Pavilion e&#8217; un&#8217;imponente costruzione che ricorda il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Taj_Mahal">Taj Mahal</a>. La sua collocazione nel bel mezzo di palazzi e costruzioni moderne rende il suo stile asiatico un pugno nell&#8217;occhio: svoltare l&#8217;angolo e ritrovarsi di fronte al palazzo reale fa un po&#8217; lo stesso effetto dei cavoli a merenda.<br />
La visita prevede un&#8217;audioguida e, come spesso accade, copre a malapena il 30% dell&#8217;effettiva superficie del palazzo. Le foto, come spesso accade, sono proibite e il libro sul Royal Pavilion venduto nello shop contiene, come spesso accade, foto talmente rappresentative da avere effetti lassativi.<br />
Chi considera opulento, eccessivo ed edonista il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Neuschwanstein_Castle">Neuschwanstein</a> di Ludovico II di Baviera non ha mai visitato il Royal Pavilion costruito da Giorgio II d&#8217;Inghilterra: stravagante, arrogante e impressionante. L&#8217;impatto regalato ai visitatori dalla <a href="http://www.royalpavilion.org.uk/palace/banqueting_room.asp">sala dei banchetti</a> o da <a href="http://www.royalpavilion.org.uk/palace/music_room.asp">quella della musica</a> va ben oltre l&#8217;incredibile. Quasi a leggerti nel pensiero, nell&#8217;istante esatto in cui fai il tuo ingresso nelle sale e la tua bocca si spalanca, senti nelle tue orecchie la guida che, in tono tronfio, ti pone la seguente domanda: &#8220;Cosa avete provato varcando la porta ed entrando in questa stanza? Stupore? Incredulita&#8217;? Ebbene e&#8217; esattamente cio&#8217; che re Giorgio intendeva scatenare nei suoi ospiti&#8221;.<br />
Benche&#8217; d&#8217;impatto e di un&#8217;opulenza vergognosa, il Royal Pavilion resta il monumento alla pacchianita&#8217;. Come dice la guida stessa, lo sfarzo e&#8217; intenzionalmente eccessivo e lo stile orientale degli arredi e&#8217;, in realta&#8217;, lo stile orientale <i>secondo gli inglesi</i>. Il finto bambu&#8217;, ricavato da semplice legno intagliato, i draghi che sputano fuoco a ogni angolo, i tendaggi, la carta da parati coi ghirigori, i vasi cinesi, tutto contribuisce a dare la sensazione di trovarsi nel bazar del ciarpame cinese. Questo senza nulla togliere al merito di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Nash_(architect)">John Nash</a> o alla bellezza del palazzo.</p>
<p>Brighton pero&#8217; non e&#8217; solo la sua spiaggia, la sua scogliera di gesso o il suo palazzo reale. Brighton e&#8217; anche il famoso <a href=http://en.wikipedia.org/wiki/Brighton_Pier">Pier</a>, una struttura impressionante che si spinge fino in mare aperto. Una piacevole camminata sopra l&#8217;acqua accompagnata dai profumi dei suoi take-away, dalla vista della merce esposta nelle sue bancarelle, dalle grida degli avventori del luna park. Il vento, che fino all&#8217;istante prima di varcare l&#8217;ingresso e&#8217; sferzante, sul <i>Brighton Pier</i> si dimezza fino, a volte, a scomparire del tutto.<br />
La concentrazione di stand di cibo e&#8217; elevata. Non c&#8217;e&#8217; che dire: alla gente di Brighton piace mangiare. Fish&#038;Chips e ciambelle, direi, visto il numero impressionante di chioschi in materia. Gli abitanti della citta&#8217; d&#8217;élite affondano le mani in cartocci unti e i denti in anelli di pasta fritta appena sfornati.<br />
Ennesimo dettaglio che ricorda anche ai disattenti la posizione sociale di Brighton e&#8217; l&#8217;accento. Un accento scandito e comprensibile, ben diverso dalla terribile parlata in vigore poco piu&#8217; a nord. Le persone sono socievoli e gentili e, soprattutto, del luogo. Difficile vedere altro che bianchi, biondi e pallidi, a Brighton.</p>
<p>Per la gioia dei bambini &#8211; e dei dentisti &#8211; Brighton e&#8217; la patria della famosa <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rock_(confectionery)"><i>Brighton&#8217;s rock</i></a>, la <i>roccia di Brighton</i>, un particolare <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/brighton-rock.jpg">bastoncino di zucchero colorato</a> capace di mettere alla prova anche gli incisivi piu&#8217; tenaci. Dopo essermi quasi giocata un molare nel tentativo di addentarla, ho capito che la Brighton&#8217;s rock non si mastica: la si consuma come un lecca lecca. Un modo esasperante e scomodo che non consente di godersi il particolare identificativo di questo dolciume: in qualunque punto lo si spezzi, al centro apparira&#8217; sempre la scritta <i>Brighton</i>. Ovviamente le varianti non mancano e oggi e&#8217; possibile trovare decine di decorazioni, stemmi e parole diverse all&#8217;interno dei bastoncini, ma l&#8217;originale e&#8217; quello che conserva il nome della citta&#8217; per tutta la sua lunghezza.</p>
<p>Avere dispiegata davanti a se&#8217; una spiaggia sterminata e senza ostacoli puo&#8217; portare a pessimi errori di valutazione. Le <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Beachy_Head">scogliere di gesso</a>, tipiche dei Downs, sembrano ad un passo dall&#8217;estremita&#8217; est della citta&#8217;. Soltanto dopo un&#8217;ora buona di cammino ininterrotto ci si rende conto di quanto siano lontane in realta&#8217;. Lo spettacolo offerto da quel muro color crema scaldato dal sole del tramonto, pero&#8217;, ripaga della fatica fatta per raggiungerlo. L&#8217;occhiata all&#8217;orologio, le cui lancette spietate ricordano che sono quasi le cinque e che hai un&#8217;ora di strada davanti prima di tornare in mezzo alla civilta&#8217;, spezza l&#8217;incanto e anima le tue gambe.<br />
In una corsa contro il tempo, tra uno sbuffo, un lamento preoccupato e un&#8217;ennesimo controllo alle lancette ti sorprendi a pensare quanto la scena ricordi l&#8217;epilogo del <i>Dracula</i> di Francis Ford Coppola: sole rosso fuoco che scende inesorabile all&#8217;orizzonte, sera che avanza minacciosa, tempo che scarseggia.</p>
<p>Il rientro a Londra avviene nel silenzio piu&#8217; totale. Il pannello luminoso, zelante come una professoressa zitella, ogni pochi secondi mostra ai passeggeri questo messaggio: <i>&#8220;Please, be considerate to your fellow passengers and keep personal audio music and mobile phone conversation to minimum, thank you&#8221;</i>. E gli inglesi, obbedienti, al telefono parlano sottovoce e tengono il volume dell&#8217;iPod al minimo storico. In Italia energie per digitare un messaggio del genere non vengono neppure sprecate.<br />
Dopo una giornata trascorsa nella quiete di una sonnolenta cittadina balneare, lo sbarco alla Victoria Station e&#8217; spossante. Il caos dei viaggiatori, in fuga verso questo o quell&#8217;altro binario, sconquassa e disorienta. Mentre sono sulla scala mobile diretta al binario della Victoria che mi riportera&#8217; nel mio fantastico quartiere, tuttavia, sento inaspettatamente di essere tornata a casa.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/08/una-giornata-al-mare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tate Britain, una National Gallery piu&#8217; organizzata</title>
		<link>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/07/tate-britain-una-national-gallery-piu-organizzata/</link>
		<comments>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/07/tate-britain-una-national-gallery-piu-organizzata/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 18:50:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Gallerie quadri Londra]]></category>
		<category><![CDATA[musei londinesi]]></category>
		<category><![CDATA[Tate Britain]]></category>
		<category><![CDATA[William Turner]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thelondonchronicles.drawy.net/?p=260</guid>
		<description><![CDATA[
National Gallery, National Portrait Gallery, Tate Modern, Tate Britain: in fatto d&#8217;arte Londra ha moltissimo da offrire. La Tate Britain, la galleria dedicata agli artisti inglesi e alle opere riguardanti l&#8217;Inghilterra, e&#8217; un po&#8217; il sunto dei musei concorrenti.
Camminare per le sale della Tate Britain provoca in chi ha visitato le altre gallerie un continuo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/tate-britain.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/tate-britain-300x225.jpg" alt="tate-britain" title="tate-britain" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-261" /></a></p>
<p>National Gallery, National Portrait Gallery, Tate Modern, Tate Britain: in fatto d&#8217;arte Londra ha moltissimo da offrire. La <a href="http://www.tate.org.uk/britain/">Tate Britain</a>, la galleria dedicata agli artisti inglesi e alle opere riguardanti l&#8217;Inghilterra, e&#8217; un po&#8217; il sunto dei musei concorrenti.<br />
Camminare per le sale della Tate Britain provoca in chi ha visitato le altre gallerie un continuo senso di <i>déjà-vu</i>. Si reincontrano volti ormai familiari come quello di <a href="http://www.tate.org.uk/servlet/ViewWork?workid=7173&#038;searchid=9526&#038;roomid=2147&#038;tabview=image">Cornelia Veth</a>, di Emma Hamilton e, naturalmente, di Elisabetta I. Non si puo&#8217; fare a meno di percepirli come amici intimi, ormai, proprio come i pittori gia&#8217; incontrati alla National Gallery e alla Portrait Gallery. Ad esempio, nella sala 9 e&#8217; possibile incappare in un altro capolavoro di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Thomas_Lawrence_(painter)">Sir Thomas Lawrence</a>: dopo la fantastica riproduzione di una <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/01/queencharlotte_sirthomaslawrence.jpg">Queen Charlotte</a> buttata giu&#8217; alle cinque del mattino, ecco che ci propone una <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/philadelphia-hannah_lawrence.jpg">Hannah Philadelphia</a> immortalata subito dopo la colazione. Insomma, se non erano spettinate e distrutte Sir Lawrence non le dipingeva.</p>
<p>La principale caratteristica che differenzia e distanzia la Tate Britain dai musei concorrenti e&#8217; la disposizione delle opere al suo interno. Il caos di cornici e l&#8217;accozzaglia di colori tipici della National Gallery alla Tate Britain si trasformano in sale ariose, poco affollate e dall&#8217;intonaco ben bilanciato. Voluto o no, i colori delle pareti si sposano alla perfezione con quelli dei dipinti ad esse affissi, regalando all&#8217;occhio una piacevole sensazione di relax.<br />
Questa comunione cromatica permette di concentrare la propria attenzione esclusivamente sui soggetti dei quadri, senza distrazioni. Analogie tra opere simili non sfuggono, esattamente come i rari e sorprendenti casi di reincarnazione. Uno di essi e&#8217; nella sala 2, subito accanto all&#8217;ingresso: la zia di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Maggie_Smith">Maggie Smith</a> nelle vesti di <a href="http://harrypotter.wikia.com/wiki/Minerva_McGonagall">Minerva McGrannitt</a> sorride pacata indossando la medesima veste nera e il medesimo cappello a punta.<br />
Non mancano dipinti sullo stile delle nobildonne scapigliate di Sir Thomas Lawrence. Joshua Reynolds, ad esempio, ce la mette tutta per imitare il collega proponendoci una <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/miss-monckton.jpg">Miss Monckton</a> in piena sbronza.</p>
<p>La Tate Britain contiene dipinti appartenenti ad artisti inglesi, ma puo&#8217; accadere di incappare in pittori stranieri che hanno voluto riprodurre su tela vedute della Gran Bretagna. Nelle sale della galleria e&#8217; finito anche Canaletto, che almeno una volta nella vita decise di smetterla con le vedute di Venezia e cominciare con quelle della campagna inglese. Lo si riconosce a distanza, ancor prima di leggerne il nome nell&#8217;etichetta a lato della cornice: i dettagli maniacali, gli edifici perfetti e la luce calda sono tutte caratteristiche tipiche del pittore italiano, esattamente come i vestiti dallo stile prettamente veneziano delle persone inserite nella rappresentazione.</p>
<p>Benche&#8217; la Tate Britain si differenzi dalla sorella maggiore, la Tate Modern, per l&#8217;antichita&#8217; e la classicita&#8217; dei quadri esposti in essa, anche li&#8217; non mancano le stramberie. Soltanto, alla Britain sono curiose e, in qualche modo, affascinanti.<br />
Un esempio di assurdo e&#8217; dato dall&#8217;opera di Subodh Gupta piazzata all&#8217;uscita della sala 9. Si tratta di <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/line-of-control_gupta.jpg">un enorme albero fatto di mestoli, padelle, coperchi e pignatte d&#8217;acciaio</a>: nel decennio precedente Gupta era senza dubbio un ristoratore.<br />
La mostra temporanea dedicata a Hurvin Anderson, invece, riporta i visitatori indietro nel tempo, all&#8217;epoca della scuola dell&#8217;obbligo: dipinti a tempera tanto discutibili li si vede solo dietro i banchi dei ragazzi delle medie.<br />
Fortunatamente non mancano le sezioni degne di nota e di apprezzamenti. La sala 8, dedicata a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cecil_Collins">Cecil Collins</a> e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/William_blake">William Blake</a>, mostra come anche la pittura astratta possa sfornare dipinti <i>pieni, concisi e comprensibili</i> e dalla scala cromatica <i>inusuale</i>. Oppure i capolavori di John Constable e James Tissot &#8211; quest&#8217;ultimo riconoscibile dagli onnipresenti vestiti a righe delle sue dame &#8211; il vellutato <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/april-love.jpg">April Love</a> di Arthur Hughes, i meravigliosi dipinti di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dante_Gabriel_Rossetti">Dante Gabriel Rossetti</a>, la <a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/ophelia_millais.jpg"><i>Ophelia</i></a> di Millais.</p>
<p>Un&#8217;ala della Tate Britain e&#8217; dedicata a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/J._M._W._Turner">William Turner</a>. Guardando le bozze e gli schizzi di quelli che sono poi divenuti i dipinti piu&#8217; famosi dell&#8217;artista viene da chiedersi come sia riuscito Turner a cavare da quei pochi segni e scarabocchi opere di una bellezza unica.<br />
L&#8217;esposizione in ordine cronologico dei quadri consente di vivere passo dopo passo l&#8217;evoluzione e i mutamenti subiti dalla tecnica dell&#8217;artista: dipinti cupi e dalla luce quasi assente alla fine del &#8216;700, rilassanti, tiepidi e luminosi dall&#8217;800 in poi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/07/tate-britain-una-national-gallery-piu-organizzata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Greenwich, ovvero incontro col Meridiano Zero</title>
		<link>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/06/greenwich-ovvero-incontro-col-meridiano-zero/</link>
		<comments>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/06/greenwich-ovvero-incontro-col-meridiano-zero/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 20:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
				<category><![CDATA[A spasso per Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Shopping&Tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[Greenwich]]></category>
		<category><![CDATA[Greenwich Park]]></category>
		<category><![CDATA[Maritime Museum Greenwich]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio astronomico]]></category>
		<category><![CDATA[Queen's house]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://thelondonchronicles.drawy.net/?p=231</guid>
		<description><![CDATA[
Raggiungerlo non e&#8217; proprio facilissimo: arrivare a Greenwich significa fare appello a tutte le proprie conoscenze in fatto di treni, linee, fermate e zone.
La stazione omonima si trova a meno di un chilometro dal parco e dai famosi National Maritime Museum e Royal Observatory, lungo la DLR &#8211; praticamente, il tram londinese. Le indicazioni, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06818.jpg"><img src="http://thelondonchronicles.drawy.net/wp-uploads/2009/03/dsc06818-300x225.jpg" alt="dsc06818" title="dsc06818" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-232" /></a></p>
<p>Raggiungerlo non e&#8217; proprio facilissimo: arrivare a Greenwich significa fare appello a tutte le proprie conoscenze in fatto di treni, linee, fermate e zone.<br />
La stazione omonima si trova a meno di un chilometro dal parco e dai famosi <a href="http://www.nmm.ac.uk/">National Maritime Museum e Royal Observatory</a>, lungo la DLR &#8211; praticamente, il <i>tram</i> londinese. Le indicazioni, come sempre, non mancano, benche&#8217; in questo specifico caso non siano precise come al solito. Anziche&#8217; indirizzare i nuovi arrivati verso il museo, i cartelli annunciano un piu&#8217; generico &#8211; ma, per chi sa un po&#8217; di storia, ugualmente utile &#8211; <i>Maritime Greenwich</i>. E&#8217; li&#8217; che si concentra la bellezza di questo quartiere periferico, eppure importante, di Londra.<br />
Sin da quando si esce dalla stazione &#8211; segnatevi sul TomTom, sulla mappa o su un taccuino dov&#8217;e&#8217; nascosto l&#8217;ingresso: rischiate di non ritrovarlo piu&#8217; al momento di tornare indietro! &#8211; si viene accolti da costruzioni tipicamente marittime. Per un istante sembra quasi di essere finiti nella High Street di una Southampton o di una Shoreham-by-Sea: casette basse, dalle porticine in legno blu elettrico, finestre bianche e mattoncini nocciola. Solo il traffico, caotico, puzzolente e rumoroso, e&#8217; degno della capitale in cui questo delizioso quartiere e&#8217; collocato.<br />
La particolarita&#8217; di Greenwich ha fatto si&#8217; che l&#8217;Unesco decidesse di <a href="http://www.greenwichwhs.org.uk/world_heritage/index.asp">annoverarlo tra i siti degni della sua protezione</a>.</p>
<p>In una bella giornata di sole Greenwich Park puo&#8217; trasformarsi in un&#8217;oasi di pace nella quale riuscire a rilassarsi un po&#8217;. Caratterizzato da dolci pendii foderati di erba sgargiante accuratamente tagliata, il parco di Greenwich si differenzia da qualunque altro parco cittadino sia per la sua morfologia che, soprattutto, per la sua vista: basta scalare una qualunque altura per trovarsi di fronte all&#8217;affascinante spettacolo dei grattacieli del Canary Warf e della cupola del Millenium Dome.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://thelondonchronicles.drawy.net/index.php/2009/03/06/greenwich-ovvero-incontro-col-meridiano-zero/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
