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Author: Juana
• lunedì, febbraio 02nd, 2009

I miei coinquilini mi hanno dato della pazza e chiesto chi fosse il mio pusher: alle 7.15 di questa mattina ero in piedi, vestita e pronta a fiondarmi nel mezzo del biancore che ha letteralmente soffocato la citta’.
Iniziata con violenza ieri sera, la bufera di neve e’ andata avanti per tutta la notte, ricoprendo tetti, strade, auto, e rendendo il cielo un’unica, uniforme distesa rossa. Non occorreva essere geni per capire che una nevicata cosi’ non e’ cosa usuale, a Londra. Ecco perche’ alle 7.15 ero pronta a raggiungere il centro armata di macchina fotografica.
I miei coinquilini mi hanno dato della pazza, ma in realta’ ho semplicemente fatto cio’ che i 3/4 dei londinesi – non lavoratori e anche lavoratori, resi off per un giorno dall’impossibilita’ di raggiungere i propri uffici – ha fatto: vivere la citta’ innevata fin dalle prime ore del mattino. Come tutti mi sono limitata a dare ascolto al mio istinto, all’impulso che mi ha suggerito di uscire e andare a vedere di persona cio’ che per ore avevo contemplato solo dalla finestra.

Il mio arrivo alla stazione di Oxford Circus e’ stato salutato da una coda compatta di centinaia di persone in diligente attesa di poter accedere ai binari della Central Line, linea nella quale sarei dovuta salire anch’io. Dagli altoparlanti, voci ferme e sicure invitavano i passeggeri ad attendere il loro turno nei tunnel a causa di un eccessivo e imprevisto sovraffollamento delle banchine: pare che ad aspettare il primo treno della rossa fossero in migliaia. Nessun suggerimento su come uscire dall’ingorgo, nessun indizio sulla linea da prendere in sostituzione: i 3/4 della Tube era letteralmente ferma. La citta’ efficiente e sempre in orario era stata completamente paralizzata da venti centimetri di neve.
Ho fatto dietro-front, sono salita in superficie e ho coperto a piedi la distanza che mi separava da Hyde Park.
Nel momento stesso in cui sono emersa in Oxford Street ho ringraziato la temporanea paralisi della metro: ho potuto godermi una delle vie solitamente piu’ affollate di Londra nel silenzio e nell’immobilita’ complete. Un’immobilita’ che mi ha seguita fin dentro i cancelli di Hyde Park, e che e’ proseguita per tutta la durata della mia permanenza nel parco. Una staticita’ irreale, per una citta’ in perenne frenesia, che ha permesso a rumori altrimenti inudibili di coprire distanze impensabili – come i rintocchi delle 9 del Big Ben.

La neve rende esuberanti ed emozionati come bambini, su questo non si discute. Nei parchi ordinatamente affollati – li ho attraversati tutti: Hyde Park, Kensington Gardens, Green Park, St. James’s Park – le richieste di foto ai passanti piovevano copiose quanto i fiocchi di neve, cosi’ come le candidature spontanee a scattarne. Grazie a tale esuberante gentilezza ho potuto collezionare una serie di scatti di me stessa altrimenti irrealizzabile.
La neve rende esuberanti ed emozionati come bambini, riuscendo a far sorridere perfino uomini bardati di indumenti da migliaia di sterline mentre scivolano pericolosamente sui marciapiedi sommersi. Sorridono teneramente, non per imbarazzo, e cercano di proseguire per la loro strada, arrancando con la ventiquattrore in mano.
La neve rende esuberanti ed emozionati come bambini, ma crea frotte di volatili incazzati. Mentre gli umani giocano come ragazzini e si scattano foto a vicenda, la fauna dei parchi tenta, con scarsi risultati, di fare cio’ che ha sempre fatto: volare, nuotare, camminare. Becca furiosamente lo strato di ghiaccio che rende impenetrabile il suo adorato laghetto, cerca di risollevarsi dagli scivoloni sulle rive innevate aprendo le ali e guarda appena i visitatori sovreccitati che scattano foto alle loro zampe palmate sprofondate nel bianco.
La neve rende esuberanti ed emozionati come bambini, ma evidentemente annebbia il cervello. Instabili ciclisti a bordo delle loro mountain-bike si alternano a salutisti in pantaloncini e canotta intenti a correre nonostante la neve fino alle ginocchia, il vento ghiacciato e la temperatura sottozero. Mentre gli altri, coperti fino alla punta dei capelli, si chiedono come ci riescano, sul sentiero sfila indisturbato un uomo in tenuta da esploratore artico che trascina dietro di se’ una slitta colma di strumenti da montagna. Eredita’ ricevuta dal trisnonno pioniere o acquisto in periodo di saldi in attesa di questo momento? Impossibile capirlo, cosi’ come e’ impossibile capire in che modo quel gruppo di sciatori sia riuscito ad arrivare al parco con gli sci da fondo ai piedi. Mi sarebbe piaciuto vederli attraversare un semaforo o scendere dalla Tube con gli sci in spalla: non e’ una scena che si vede tutti i giorni. Per poche ore Londra si e’ trasformata nell’equivalente albionico di Cortina d’Ampezzo.

Trovarsi a Londra il giorno della nevicata piu’ copiosa degli ultimi 18 anni implica ritrovarsi impreparati di fronte all’evento. Camminare per quattro ore nella neve fresca con un paio di Converse ai piedi garantisce tre cose: scivoloni, calzini zuppi e piedi blu. Tuttavia, l’inadeguatezza del mio abbigliamento e’ stata piu’ che superata dall’assurdita’ dell’abbigliamento di altre: abituate alla pioggia ma spiazzate dalla neve, le donne londinesi sono uscite di casa con tacchi a spillo o, peggio, ciabattine aperte. Un modo senza dubbio azzeccato di affrontare cio’ che io non sono riuscita ad affrontare con le mie Converse!

Alla fine della giornata il bilancio complessivo di questa nevicata fuori dal comune e’ piu’ disastroso di un bollettino di guerra: centinaia di incidenti d’auto, migliaia di cadute piu’ o meno gravi, uffici vuoti, economia in stallo, autobus scomparsi dalle strade, quasi fossero stati dissolti. Tube completamente paralizzata: Jubilee, Metropolitan e Hammersmith&City Lines sospese, District Line parzialmente chiusa, Central Line in fortissimo ritardo. Piccadilly, Northern, Victoria e Circle Line in funzione, grazie ai loro percorsi sotterranei ma, prevedibilmente, paralizzate dai milioni di londinesi bisognosi di muoversi utilizzando i pochi treni ancora in funzione.

(Foto di Londra innevata: vai qui)