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	<title>The London chronicles &#187; Piste di pattinaggio a Londra</title>
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	<description>Una voce italiana da Londra</description>
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		<title>Pattinare a Londra: svago o suicidio?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 15:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Juana</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Hyde Park pattinatori]]></category>
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		<description><![CDATA[Io non sono una pattinatrice professionista. Pero&#8217; sono sconsiderata. Appena vedo un rettilineo, mi lancio. Avvallamenti, ostacoli, sassi, pedoni, piccioni che potrei trovare sulla mia strada: cerco di non pensarci, cosi&#8217; da non perdere concentrazione ed equilibrio. Perche&#8217; sembra difficile crederlo, ma pattinare richiede un&#8217;altissima dose di concentrazione. Non conscia, quella concentrazione indotta rischia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non sono una pattinatrice professionista. Pero&#8217; sono sconsiderata. Appena vedo un rettilineo, mi lancio. Avvallamenti, ostacoli, sassi, pedoni, piccioni che potrei trovare sulla mia strada: cerco di non pensarci, cosi&#8217; da non perdere concentrazione ed equilibrio. Perche&#8217; sembra difficile crederlo, ma pattinare richiede un&#8217;altissima dose di concentrazione. Non conscia, quella concentrazione indotta rischia di farti cadere &#8211; il pensiero &#8220;oddio, sbando&#8230; sto sbandando, vero? E ora?&#8221; si conclude quasi sicuramente con un ruzzolone &#8211; no. È una concentrazione inconscia. Di quelle che lavorano anche quando sembra che tu sia assorbito dal paesaggio e dalla musica pompata a tutta forza nelle orecchie e non dalla strada che sfreccia sotto i tuoi piedi.<br />
Parte della mia sconsideratezza risiede anche nella totale assenza di protezioni: niente ginocchiere, che rendono le spinte impossibili e te un robot; niente casco: non sto andando in guerra; niente polsiere. Queste ultime sarebbero la prima protezione da indossare, soprattutto se hai un polso triturato come me. Soltanto, Londra, la citta&#8217; delle regole e della sicurezza personale, deve ancora offrirmi un negozio che mi venda le sole polsiere senza rifilarmi l&#8217;intero kit, compreso il giubbotto catarifrangente, a prezzi proibitivi.</p>
<p>Di solito, malgrado la mia sconsideratezza, va tutto bene e torno a casa impolverata, ma intera. Quando guardo al passato e alla mia collezione di botte e lussazioni &#8211; un polso, quello ancora buono, incrinato tre anni fa, un ginocchio tumefatto due anni fa e, per concludere, una costola quasi spezzata l&#8217;anno scorso &#8211; mi interrogo su cosa mettero&#8217; tra i trofei del 2009. Per ora mi basta sperare di rientrare in Italia senza ossa rotte come souvenir del mio soggiorno britannico.</p>
<p>I peggiori nemici di un pattinatore a Londra sono due, collegati: il <u>vento</u> e la <u>sporcizia</u> che esso porta sulle piste. Se, poi, ci aggiungiamo anche i soliti, maledetti piccioni in volo &#8211; gia&#8217; pericolosi per i camminatori &#8211; il quadro di insicurezza <i>while skating</i> e&#8217; completo.<br />
Altre volte l&#8217;ostacolo non e&#8217; propriamente un ostacolo quanto piu&#8217; un elemento che, per essere evitato, rischia di farti volare dritto nell&#8217;acqua gelata del Serpentine. Parlo del gradevole souvenir lasciato dai cavalli di passaggio. In mera teoria avrebbero la loro pista di terra battuta; in pratica, per qualche oscura ragione, i cavallerizzi preferiscono passare <u>sulla strada asfaltata subito adiacente</u>, fregandosene della terra battuta, del fatto che quella strada e&#8217; di pedoni e ciclisti e, soprattutto, di cio&#8217; che i loro adorati equini lasciano: un tappeto di fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso. Impossibile, a volte, trovare un buco, uno sprazzo di strada pulita nei quali infilarsi per evitare di inzaccherare le rotelle di quel profumoso fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso. Impossibile anche solo pensare di mettere tali pattini nella loro sacca, issarsela in spalla e portarli a casa, in camera, quando sono pieni di fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso. Se si e&#8217; fortunati si riesce a vedere tale gradevole tappeto in anticipo e a svoltare <i>prima</i> di arrivarvi sopra; se si e&#8217; sfortunati, la svolta per evitarlo sara&#8217; talmente brusca da terminare inevitabilmente con un <i>french kiss</i> all&#8217;asfalto.<br />
Fortunatamente, ci sono i paladini del pulito di Hyde Park. Al massimo mezz&#8217;ora dopo il passaggio della mandria di equini e cavalieri indisciplinati, intervengono coi loro modernissimi camioncini dotati di rulli, aspiratori e spruzzatori. In un lampo il tappeto di fieno masticato-ingoiato-pastorizzato-e-infine-espulso scompare.</p>
<p>La parte piu&#8217; sicura, rilassante e con l&#8217;asfalto migliore, in Hyde Park &#8211; il parco piu&#8217; amato dai pattinatori, forse perche&#8217; e&#8217; <i>l&#8217;unico</i> che offre piste lunghe e decenti! &#8211; e&#8217; il rettilineo che va da Hyde Park Corner fino al Serpentine Bridge. Forse e&#8217; per questo che i pattinatori, di solito, sono concentrati tutti li&#8217;. Alcuni lanciati in blande passeggiate andata/ritorno &#8211; e&#8217; il mio caso &#8211; altri impegnati in contorti esercizi con birilli, aste, ostacoli di ogni tipo che aggirano, saltano, svicolano in un equilibrio perfetto, facendoti provare quel misto tipico di ammirazione e invidia e inducendoti a chiederti se siano per caso nati con quei roller ai piedi, se siano sbucati fuori dalla pancia della mamma svicolando in quello stesso modo tra un&#8217;ostetrica, una ginecologa e un padre in preda al classico collasso post-assistenza-parto.</p>
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